Tim Johnston.
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SCOMPARSA.
Parte 1.
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Titolo originale: Descent. 2015.
Traduzione di: Annamaria Biavasco e Valentina Guani.
2015. Neri Pozza Editore, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il sole sta ancora risalendo il versante opposto dei monti e il paese aspetta in un freddo lago d'ombra, quando Caitlin e Sean si avventurano lungo i sentieri che si inerpicano sulle Montagne Rocciose, in Colorado. Lei, diciottenne, ammessa al college per meriti sportivi, una ragazza atletica, disinvolta con la sua canottiera bianca, i pantaloncini bianchi con la scritta badgers in rosso e le Adidas bianche e rosa ai piedi, con cui corre velocissima.
Lui, quindicenne, impacciato sulla sua mountain bike presa a noleggio, l'aria di chi si sforza di non apparire un ciccione disperato e ansante. Un fratello e una sorella, che saltellano tra i pioppi dei boschi e su strade sterrate odoranti di resina e di aghi secchi e bruni.
Poco prima di un incrocio, i due ragazzi odono dapprima un rumore assordante di musica, poi scorgono uno strano veicolo, tutto riflessi di sole e pulsare di bassi. Dal finestrino il conducente fissa su di loro le sue lenti gialle per un lungo momento, poi il veicolo prosegue e, scollinando, scompare alla vista.
Caitlin affronta decisa la strada, e l'ultima immagine che Sean ha della sorella  quella di una creatura gelida ed evanescente attorno a cui l'aria si raffredda e le foglie dei pioppi ingialliscono e cadono.
Qualche tempo dopo una telefonata raggiunge Grant e Angela Courtland, i genitori dei ragazzi, nella stanza del motel in cui soggiornano.
Dalla voce dello sceriffo della contea i due apprendono che Sean  ricoverato nell'ospedale della cittadina - non  in pericolo di vita, ma ha una gamba ridotta male - e che non vi  alcuna traccia di Caitlin. La ragazza sembra scomparsa nel nulla.
I giorni dei Courtland diventano settimane e le settimane mesi nella vana ricerca di Caitlin. Angela ritorna nel Wisconsin portando con s il figlio convalescente e profondamente segnato dall'accaduto.
Grant si ritrova cos solo, ospite del vecchio padre dello sceriffo e del giovane, indisponente fratello di quest'ultimo, tra montagne ignote, sconfinate e senza piet, dove spera ancora di trovare, viva, la sua amata figlia.
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L'autore.
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Tim Johnston si  laureato alla Iowa University e, prima di diventare scrittore,  stato carpentiere. Ha pubblicato il romanzo per ragazzi, Never so green, e una raccolta di racconti, Irish Girl, che ha vinto il Katherine Anne Porter Prize in Short Fiction 2009. Attualmente insegna scrittura presso la University of Memphis. Scomparsa  il suo primo romanzo per adulti.
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SCOMPARSA.
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Ci scambiavamo innocenza con innocenza: ignoravamo la dottrina del male, senza nemmeno sognare che qualcuno lo facesse.
W. Shakespeare
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Che bellezza le sia concessa ma non bellezza da turbare l'occhio di uno sconosciuto.
W. B. Yeats
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La vita di prima.
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Si chiamava Caitlin, aveva diciotto anni e a volte a svegliarla
da un sogno era il suo stesso cuore che prendeva il volo
in una corsa in cui il traguardo, anzich avvicinarsi, si allontanava
sempre di pi e le ginocchia si trasformavano in
gelatine e i piedi in pietre. Si destava di soprassalto sotto le
lenzuola, con braccia fantasma che le premevano sul petto,
e rimaneva l ansante, gli occhi spalancati nel buio. Tirava
fuori le mani, premeva un pulsante e il quadrante dell'orologio
si accendeva di luce azzurrina mostrandole tutti i dati
della realt del suo corpo, nel sogno e nella veglia: frequenza
cardiaca 86, temperatura corporea 37,2 C, velocit (0), 2747 metri s.l.m. 2747 metri s.l.m.?
Si guard intorno nella stanza: pochi mobili scuri ai quali
dava forma una striscia sottile di luce fra le tende. A sinistra,
nell'altro letto, c'era sua madre, capelli biondi come
un'ala scura sul cuscino bianco. Oltre il muro, nella stanza
accanto, dormivano suo padre e suo fratello. Due stanze,
quattro letti, nessuna discussione: Caitlin non voleva dormire
con il fratello quindicenne, e viceversa.
Il quadrante dell'orologio si accese di nuovo di luce fredda
ed emise un bip bip che Caitlin zitt con una ditata.
Controll la frequenza cardiaca: era ancora alta, ma non pi
per via del sogno, bens per i 2747 metri di quota.
Le Montagne Rocciose.
Quando, arrivando in macchina, le aveva viste da lontano,
aveva sentito il cuore accelerare e i muscoli delle gambe
contrarsi, fremere. Mancavano poche settimane all'inizio
dei corsi al college cui era stata ammessa per meriti sportivi
e, sebbene non avesse perso nemmeno una gara nell'ultimo
anno del liceo (courtland imbattuta! aveva titolato il
giornale), sapeva che l avrebbe incontrato ragazze pi veloci
e pi forti, pi esperte e pi determinate di quelle contro
cui era abituata a gareggiare. Per quel motivo era voluta
andare in montagna.
Nel bagno si lav la faccia e i denti, si raccolse i capelli
con un elastico ben stretto dietro la testa e poi si guard allo
specchio. Non per vanit, ma per vedere che cosa c'era negli
occhi della ragazza che aveva di fronte. Come avrebbe fatto
con qualsiasi avversaria, in modo da capire come batterla.
Torn in camera e per un attimo le parve che la madre
fosse sveglia e la guardasse dal letto, ma erano solo le palpebre,
chiare e tonde nella penombra - davano l'impressione
inquietante che fosse cieca, come gli occhi delle statue - poi
apr la porta tra le due stanze comunicanti, entr in quella
accanto, esattamente uguale all'altra, e svegli il ragazzo con
uno scrollone.
Il sole stava ancora risalendo il versante opposto delle montagne
e il paese aspettava in un freddo lago d'ombra. Gli
orsi neri che di notte scendevano a valle per frugare nei bidoni
della spazzatura lungo i marciapiedi erano tornati sui
monti. Le strade erano deserte. Nessuno a vedere fratello e
sorella che passavano sotto il semaforo, nessuno tranne loro
due a sentire il lento ammiccare del suo occhio giallo.
Caitlin non correva ancora, ma saltellava come una majorette
che suona il tamburo al passaggio di una parata composta
da un solo atleta, il ragazzo che la seguiva impacciato
sulla mountain bike presa a noleggio. Sarebbe voluto tornare
indietro a prendere una felpa, ma era luglio, obiett lei, e
presto avrebbe fatto caldo.
Si chiamava Sean, ma lei lo chiamava Dudley, soprannome
nato per essere un insulto, ma che nel tempo aveva perso
significato. Erano arrivati il giorno prima percorrendo
l'interstatale che sale dalle pianure, attraversando Denver
e inoltrandosi fra le montagne su per tornanti e strapiombi
che davano la sensazione che il cuore volasse nel cielo aperto,
baratri vertiginosi di un verde senza fondo, fitte pinete
in lontananza. Erano saliti su fino al Great Divide, lo spartiacque
continentale, e poi erano scesi di nuovo a duemilasettecento
metri, dove il paese era comparso all'improvviso
come un miraggio. Architettura invernale di negozi di sci e
caffetterie in piena estate. Seggiovie che dondolavano vuote
sopra le piste erbose. Colori impossibili, a quell'altezza, e
aria come mai ne avevano respirata.
In quel momento, nel mattino azzurro, i due fratelli si
riempivano i polmoni di quell'aria e la buttavano fuori formando
nuvolette bianche. Profumo di pino come a Natale.
Ecco, ci siamo disse Caitlin. Svolt in una strada che si
chiamava Ermine e si mise a correre sul serio. Il ragazzo la
segu.
Non male, pens all'inizio: larga, asfalto liscio, con tanto
cielo sopra la testa. Poi per divent ripida, gli alberi pi
vicini, e la bici cominci a sobbalzare in preda a paralisi
meccanica a ogni cambio di marcia. Pedalava in piedi, imprecando,
respirando con la bocca. Dove la pancia gli debordava
dai pantaloni corti sentiva il sudore caldo, liquido.
La sagoma chiara di lei, pi avanti sulla strada nera, divent
piccola e sfuocata, come un folletto dispettoso dalle lunghe
gambe. Aspettami! grid, usando un sacco di fiato, poi
abbass gli occhi sulle proprie cosce tremule. Esattamente
come con le racchette da neve: Caitlin davanti che camminava
a grandi passi sul lago e lui che perdeva terreno,
le vecchie racchette di legno che si scontravano, lo facevano
inciampare e cadere come un sacco nella neve (sopra il
grande lago scuro, sopra il fragile strato di ghiaccio), Caitlin
che compariva all'improvviso con le guance rosse e si chinava.
Su, Dudley, smetti di fare il cretino...
Quando Sean alz di nuovo la testa, si era fermata. La
raggiunse e punt i piedi per terra. Cristo, Caitlin... cercando
di non sembrare un ciccione disperato, ansante. Con
il cuore che martellava.
Sst gli rispose. Anche lei aveva il fiatone, ma sorrideva.
I polmoni che bruciavano, il cuore che batteva, le davano
l'estasi. A casa, su una parete della sua stanza, aveva appeso
i nastri vinti in gara disponendoli a ventaglio, come l'ala di
un uccello colorato. Hai visto?
Cosa?
Lass.
Cosa?
Sul bordo della strada. Lass.
Allora lo vide anche lui: un cane rossiccio, piccolo, con
una folta coda. Ma non era un cane. Un animale selvatico,
con due occhietti neri e grandi orecchie ritte, in ascolto.
Che cos'? chiese.
Una volpe, credo.
Che cos'ha in bocca?
Non lo so.
Un cucciolo disse lui. Suo figlio.
No, vedo del sangue.
Lo avr ammazzato. A volte lo fanno.
Rimasero a guardare la volpe, che li fiss a sua volta e
poi fece dietrofront con la bestiola in bocca, si incammin
trotterellando lungo la strada e spar.
Il ragazzo spost lo zaino sul davanti e cerc le borracce.
Caitlin non si era fermata per la volpe, ma perch era
arrivata a un incrocio e non sapeva da che parte andare.
Ricordava che il commesso del negozio di biciclette, quello
con le dita sporche di grasso (e un ragno tatuato sul collo, e
gli occhi verdissimi) aveva detto che avrebbero trovato dei
cartelli con le indicazioni, ma non ce n'erano, perlomeno
non in quel punto.
Si versarono in bocca l'acqua fredda, Sean si tolse il casco
e aprirono insieme la carta dei sentieri.
Da quella parte disse Caitlin. Sean guard il sentiero di
ghiaia che lei gli indicava e scosse la testa. No, questa strada
 sbagliata. Le ricord che avevano promesso di rimanere
su strade asfaltate. Lei lo guard: la faccia rossa, seria, e
la cresta di capelli ritti, unti, che il caschetto gli aveva messo
in piega. A volte era difficile ricordare che suo fratello aveva
quindici anni e non dodici, o dieci, o sette.
Controll la frequenza cardiaca, che era alta anche da
ferma. Erano a 2882 metri di quota.
Dudley, hai preso una mountain bike per girellare su
strade asfaltate? gli disse ficcando la borraccia nello zaino.
Il sole si era riversato nella valle e una lama di luce dorata si
insinu tra le tende, cadde sul letto e sugli occhi dell'uomo
che dormiva. Dopo un po', l'uomo si volt dall'altra parte
e sbatt le palpebre per mettere a fuoco l'ora sulla sveglia:
le 7,15.
Stanza di motel. Colorado. A destra c'era un altro letto,
vuoto e sfatto.
Nel bagno, sul piano accanto al lavabo, lo spazzolino da
denti del ragazzo giaceva orizzontale in una piccola pozzanghera.
L'uomo, che si chiamava Grant Courtland, si lav la
faccia, se la asciug, torn in camera e apr le tende. Il cielo
a quell'ora era di un azzurro pallido, con poche nubi sottili
che sfioravano le cime. Una bellezza quasi incredibile. Una
cartolina. Un uccello in lontananza si librava sulle correnti
ascensionali; rest fermo a lungo e poi scese in picchiata,
come un proiettile, verso gli alberi. L'uomo aspett per vedere
se tornava su nel cielo, ma non ricomparve.
Non era sicuro di dove fossero andati i suoi figli, geograficamente
parlando. Forse su quella montagna l, fra quegli
alberi che sembravano cos vicini. La sera prima avevano
guardato le carte dei sentieri tutti insieme, ma Grant non
aveva prestato grande attenzione: era la loro avventura, toccava
a loro programmarla e compierla. Nel giro di poche
settimane, Caitlin sarebbe andata al college nel Wisconsin,
con una borsa di studio per meriti sportivi, e quella vacanza
in montagna era stata una sua idea, una sua scelta, un regalo
per la promozione.
Al college. Gi al college.
Scrut in lontananza finch non gli parve di vedere qualcosa,
uno scintillio cromato, un lampo di scarpe da corsa
bianche. Ma naturalmente non c'era nulla, soltanto il verde,
il verde dei pini.
Prese il cellulare e premette una serie di tasti, ma poi
rimase esitante con il pollice sospeso su invia. Gli torn
in mente un frammento del sogno che aveva fatto. Solo
un frammento: la mano sicura di una donna che palpava,
esplorava. Nient'altro, ma Dio mio che roba!
Pos il telefono e rimase a guardarlo. Dopo un minuto
indoss jeans e una maglietta e and a piedi scalzi nella
stanza accanto.
Il sentiero di ghiaia diventava sempre pi stretto, pi che
un sentiero un canalone che saliva serpeggiando su per la
montagna. A un certo punto fin e anzich sulla ghiaia si
trovarono ad avanzare su una specie di mandibola nuda,
fatta di sassi arrotondati. Sembrava il greto di un torrentello
scavato anno dopo anno dall'unico istinto dell'acqua,
che  scendere, scendere, scendere e mai salire.
Questa strada  sbagliata grid Sean verso l'alto.
Caitlin continu a correre saltando da un sasso all'altro
come un camoscio.
Ansimando, Sean diede ancora qualche pedalata, il corpo
che tremava per lo sforzo, l'articolazione della mandibola
che strideva, finch a un certo punto disse Vaffanculo,
smise di pedalare, lasci cadere la bici sui sassi e si
allontan barcollando.
Caitlin! grid.
Si sentiva enorme e nello stesso tempo senza peso. Le
gambe mossero un passo inaspettato. Gli cadde qualcosa
sul caschetto, producendo un suono stridulo nelle prese
d'aria, e schizz via. Stronza disse.
Raccolse la bici e combatt per portarla a mano su per
il canalone, ma poco dopo sub un nuovo attacco. Questa
volta da qualcosa che gli vibrava contro la schiena, sotto lo
zaino. Moll la bicicletta e cominci a divincolarsi prima
di capire che era un telefono. Quando si fu tolto lo zaino
ed ebbe il telefono in mano, aveva smesso di vibrare. Guard
il display aspettandosi di vedere l'icona di un nuovo
messaggio, ma non c'era niente. Controll anche il proprio,
poi rimise entrambi i cellulari nello zaino.
Tir di nuovo fuori quello della sorella, rosso rubino,
e rimase un minuto a soppesarlo nel palmo della mano.
Guard di nuovo in alto, si sedette su un sasso, apr gli SMS
e si mise a leggere. La cosa pi interessante erano i nomi.
Colby. Allison. Natalie. Amber. Ragazze snelle, atletiche,
che arrivavano in pantaloncini larghi e canottiera aderente,
bevevano Diet Coke e correvano scalze su e gi per le scale.
Ragazze che lasciavano impronte sui divani e tracce di profumo
sui cuscini e nelle pieghe. Ragazze che non facevano
altro che messaggiare, ridere e parlottare. Parlavano in continuazione.
Una volta, accucciato vicino alla finestra della
cantina, aveva sentito Allison Chow raccontare alle altre
che il suo ragazzo ce l'aveva cos grosso che ancora un po'
la soffocava. Un'altra volta era entrato nel bagno e aveva
trovato Colby Wilson seduta sul gabinetto, cosce nude e
pantaloncini da corsa alle ginocchia.
Bussare mai, eh, ciccione?
Il canalone era pi corto di quanto si aspettasse e, quando
arriv in cima, trov una strada, un'altra salita asfaltata
come quella che avevano fatto all'inizio. Forse addirittura
la stessa. Trov un cartello che diceva county RD. 153,
trov il sole sul collo accaldato, trov i pini silenziosi e
nient'altro. Verso l'alto la strada curvava a destra e spariva,
mentre verso il basso la discesa era ripidissima, a precipizio.
Sean e ogni cellula del suo corpo volevano andare da quella
parte, in gi: la velocit, il vento, la lunga discesa sulle ali
della forza di gravit. Ma Caitlin no, non voleva tornare
indietro. Il fratello le tir un accidente, gir la bici, mont
in sella e ricominci a pedalare in salita.
Aveva fatto pochi metri quando dagli alberi sbuc
all'improvviso qualcosa, talmente vicino e terrificante che
il ragazzo lanci un grido e salt gi dalla bici. Un attimo
dopo sent la risata asinina di lei e arross.
Ti venisse un accidente esclam.
Oh, Dudley, avresti dovuto vedere la faccia che hai
fatto!
Lui si chin per tirare su la bicicletta.
Non credevo che fossi cos veloce! disse lei.
Non credevo che fossi cos stronza ribatte lui.
Caitlin smise di ridere. E, in quel nuovo silenzio, una
voce di uomo. Arrivava dal nulla, o da ogni dove. Dopo
un momento, veniva decisamente da pi in basso, da due
figure con il casco, chine sul manubrio, un uomo e una
donna. L'uomo quando li vide smise di parlare e continu a
pedalare insieme alla donna in un silenzio ansante, facce in
su, accaldate. La donna era pi giovane, poteva avere l'et
di Caitlin, e sorrise a Sean. Una delle gambe dell'uomo non
era una vera gamba, ma una protesi nera, fissata a un pedale
speciale: era difficile dire dove finiva la bici e dove cominciava
il ciclista. Salve, disse, e salve rispose Sean. Quando
ebbero svoltato la curva successiva e furono spariti, Caitlin
chiese: Come mi hai chiamato un momento fa?
Era rossa in viso. Anche lui.
Cristo, Caitlin. Non ti vedevo pi. Avevamo detto che
non dovevamo perderci di vista.
Lei lo guard imbronciata. Poi distolse gli occhi e scosse
la testa. Si aggiust l'elastico della coda di cavallo e fece un
passo verso di lui, che trasal. Gli disse che non l'aveva perso
di vista neanche un attimo, che sapeva sempre dov'era.
Per chi l'aveva presa?
I due letti nella stanza accanto erano vuoti e sfatti, i vari
strati abbandonati come pensieri tormentosi. La stanza, che
quando le donne erano andate a letto era freddissima, adesso
era calda e odorava vagamente di profumo e sudore. Grant
controll che il riscaldamento fosse spento, poi and nel
disimpegno davanti al bagno dove c'erano le due valigie aperte,
il loro interno facilmente distinguibile dai colori e dal
taglio della biancheria, reggiseni e mutandine.
La porta del bagno era socchiusa e nello spiraglio aleggiavano
volute di vapore. Sfregare di spazzolino sui denti.
Spinse la porta e la vide, in mezzo al vapore, avvolta in un
asciugamano bianco, che si lavava i denti con pazienza. Sembrava
tornata ventenne, con quell'asciugamano addosso. Ai
tempi del college. Nell'appartamentino di Fairchild Street,
sopra il forno. Mattine d'inverno a letto, profumo di pane
e di lei. Angela aveva una sorella gemella che era annegata
quando avevano sedici anni, Faith, e questo chiss perch lo
affascinava. Era uno che leggeva, a quell'epoca, narrativa e
poesia. Poi erano arrivate la gravidanza, le bollette da pagare,
la bambina. Lui aveva trovato lavoro in un'impresa edile e lei
aveva continuato a studiare. A volte si portava la bambina a
lezione, quando la signora Turgeon non stava bene. Adesso
la bambina aveva diciott'anni, ormai era una donna. Stava
per andare al college. Veloce come il vento e come il battito
del cuore di suo padre ogni volta che la vedeva correre. Mio
Dio, guardala, mio Dio, fa' che non cada.
Il ventilatore non funziona disse Angela con lo spazzolino
in bocca. Lui le si avvicin da dietro e si affacci, pi
alto di tutta la testa, nell'arco che lei aveva ripulito nello
specchio. Aveva i capelli bagnati, pesanti, divisi dal pettine
in tanti solchi diritti e profumati.
Ti hanno chiamato? le chiese. Lei si chin per sputare,
dandogli una sederata. Si sciacqu la bocca e riprese a
spazzolare, china sul lavabo. Non ancora rispose. Ma 
presto. Si raddrizz e cerc gli occhi del marito nello specchio.
Ci vorr ancora un'ora, direi. Minimo.
Ti  rimasta un po' di schiuma qui. Si tocc un angolo
della bocca e lei fece lo stesso. Sciacquati meglio le disse.
Lei si chin di nuovo verso il rubinetto aperto, dandogli
un'altra sederata, e lui le raccolse i capelli umidi con la
mano e glieli tenne su mentre si sciacquava. Lei chiuse il
rubinetto e pos le mani ai lati del lavabo. Lui le sollev
l'asciugamano e guard le natiche bianche e lisce.
Grant disse lei.
Le sue mani sulla pelle erano oggetti appena usciti dalla
forgia, grandi e scuri, posati l a raffreddare, a guarire.
S rispose.
Andiamo a letto. Voglio vederti in faccia.
Mentre lo stava aspettando, Caitlin aveva trovato una cosa.
Torn verso i pini e Sean la segu sul sentiero e presto si
ritrovarono in mezzo ai tronchi bianchi dei pioppi. Una
foresta nella foresta. Serpeggiando fra i pioppi, il sentiero
li port in una piccola radura, una grotta silvestre dove
li aspettava la Vergine Maria. A grandezza naturale, liscia
come un osso, di un bianco purissimo. Le avevano costruito
intorno un carapace di pietre e malta, le stesse pietre
tonde contro cui Sean aveva imprecato nel canalone. Due
dita della mano destra, sollevata in un saluto benedicente,
erano mozzate alla seconda nocca e le conferivano un'aria
di incredulit, pi che di benevolenza, come se fosse stata
immortalata dallo scultore nell'attimo prima del sangue e
del panico.
Hai visto? disse Sean, indicando la mano.
Certo che ho visto. Come pap.
Che cosa ci fa una statua della Madonna quass? domand.
Penso che sia qui per quelle. Gli indic un gruppetto
di lapidi che spuntavano da terra come denti, sottili, polverose
e inclinate per tutti i versi.
Accanto alla Vergine c'era una panchina di pietra e si
sedettero all'ombra a bere acqua e mangiare barrette energetiche
appiccicose.
Secondo te chi erano? chiese Sean. Con un'alzata di
spalle lei rispose: Pionieri.
La spedizione Donner.
Non sono passati di qui. Guarda, c' una targa. Scost
l'erba ai piedi della statua e scopr una targa di bronzo con
un'iscrizione dalle sfumature verderame:
Il Molto Reverendo Tobias J. Fife,
Vescovo di Denver, Misericordiosamente Concede,
nel Nome del Signore, Quaranta Giorni di Indulgenza
a Chi Visiter questo Tempio Silvestre
e innanzi a esso Reciter una Preghiera.
1938.
Il molto reverendo disse Caitlin. Mi piace.
Cosa sono quaranta giorni di indulgenza?
Credo che voglia dire che per quaranta giorni puoi fare
a meno di pregare. Una specie di vacanza.
Forse vuol dire che per quaranta giorni sei salvo, non
pu succederti niente di brutto.
Pu darsi. Mi dai il mio cellulare?
Sean frug nello zaino e le porse il telefonino. Caitlin
controll gli SMS, poi lo sollev e scatt una foto alla statua.
Una folata di vento smosse le foglie dei pioppi. Il ragazzo
addent la barretta e fece finta di vomitare e Caitlin gli
disse che non doveva mangiarla per forza, che poteva fare
un po' come voleva.
Lo guard con un sopracciglio inarcato. A me non
cambia la vita.
Lui ebbe un attimo di esitazione, poi rimise la barretta
nello zaino, si frug nella tasca dei pantaloncini, tir fuori
uno Snickers e strapp l'involucro.
Ne vuoi un po'? disse. Lei lo prese e spalanc la bocca
come per mangiarselo tutto in un boccone, ma poi ne
stacc solo un pezzetto con i denti davanti. Lui si mangi
il resto in tre morsi, masticando con la bocca aperta, per
non soffocare. Bevve un lungo sorso d'acqua e prese fiato.
Tamburell con le dita sullo zaino, guardando le dita della
Madonna. La loro madre credeva in Dio, il loro padre diceva
che dovevano decidere da soli.
Caitlin.
Cosa c'?
Pensi che pap si scopi un'altra?
Caitlin si gir, rimanendo seduta dov'era, e si inclin
all'indietro. Guardandolo da quel nuovo punto di vista
disse: Cosa?
Non ti sembra un po' strano, ultimamente?
Dudley, pap  sempre strano. Da l a dire che si scopa
un'altra...
Sean guardava lontano, verso il bosco. Ho visto una
cosa. Un po' di tempo fa disse. Era successo nell'ufficio
del padre, nel prefabbricato di lamiera dietro casa da dove
gestiva la sua piccola impresa di costruzioni. Sean si guadagnava
la paghetta facendo pulizie, spazzando per terra,
riordinando. Uno dei contenitori degli attrezzi era chiuso
con il lucchetto e cos era tornato a prendere la chiave e la
porta dell'ufficio era aperta e...
E cosa? domand Caitlin.
E lui era seduto l. Con una.
Una ragazza?
Una donna. Seduta sulla scrivania. Con la gonna.
Caitlin aspett. E?
E basta.
Aveva indosso solo la gonna?
No. Non ho visto nient altro.
Cristo santo, Sean. Si pos una caviglia sul ginocchio,
si slacci la scarpa, se la tolse e la scosse come se fosse
piena di formiche, poi ci infil la mano e tast dentro,
nella cavit umida e calda. Si rimise la scarpa e riannod
le stringhe. E poi cos' successo?
Niente. Lei si  alzata in piedi, mi ha stretto la mano e
se n' andata. Pap ha detto che era una cliente.
E da dove ti  venuta l'idea che se la scopasse?
Non lo so. Merda. Richiuse la cerniera dello zaino
con uno strattone e rimase seduto con gli occhi bassi. Lascia
perdere, okay? Andiamo via.
Caitlin si alz e lo guard dall'alto in basso. Smetti
di mangiarti le unghie. Fa schifo. Si scosse la polvere dai
pantaloncini e and verso le tombe.
Sean guard la Madonna, poi si alz e la segu.
Caitlin era ferma sul limitare del piccolo camposanto
con le braccia conserte, le mani che tenevano i gomiti. Le
si stavano raffreddando i muscoli. Doveva ricominciare a
correre. Il ragazzo le si ferm accanto.
Niente disse. Fa' conto che non ti abbia detto niente.
Caitlin si sfreg le braccia. Le era tornato in mente il
verso di una poesia che aveva letto la sera prima: Immobile,
impallidisco.
E gli raccont di quando il padre se nera andato di
casa. Per tre mesi, forse quattro, anche se erano sembrati
di pi. Sean era molto piccolo e non poteva ricordarselo.
La madre diceva di non preoccuparsi, ma Caitlin aveva
sentito il tono con cui gli parlava al telefono e ricordava
la faccia che aveva, una faccia nuova che non le aveva mai
visto prima. Ricordava anche le parole che diceva al telefono,
ma non gliele rifer.
Tacque. Sean guardava le vecchie lapidi. Ai piedi di
una, nell'erba, c'era una ciotolina nera, un piattino. Dopo
un po' si rivel per quello che era veramente: il coperchio
di plastica di un bicchiere da caff, con il beccuccio. Spazzatura.
L'unico rifiuto che c'era, finito l, su quella tomba
in cima a un monte, proprio l e non altrove.
Quando  tornato a casa, aveva perso le dita riprese
Caitlin. Ho sempre pensato che fosse tornato per questo,
perch quello dove era stato era un posto in cui si perdevano
le dita. Rabbrivid al pensiero. Non le importava
che avesse due dita in meno, aveva voglia delle sue braccia,
le guance ruvide, il brivido che provava ogni volta che le
diceva Caitydid, la mia Caitydid.
A me diceva... Sean fece una specie di risata. A me
diceva che gli erano cadute a furia di fumare.
E tu ci credevi?
Il ragazzo non rispose. In un attimo era cambiato tutto,
erano cambiati entrambi.
Che cosa succeder stavolta, secondo te? chiese, e
Caitlin fece un sospiro che parve smuovere le foglie dei
pioppi scatenando un tintinnio sordo, un rumore come
di pioggia.
Niente disse. Andiamo.
Le tende erano chiuse e la luce del sole che vi filtrava si
spargeva sulle pareti e sul soffitto come una corona. Nudo
sotto le lenzuola, Grant la osservava. Si era assopito per
qualche minuto e si era svegliato di colpo con il cuore che
batteva. In che letto si trovava? Di chi era il braccio che
aveva sulla pancia?
Ci fu un ansimo, uno spasmo, e Angela disse No!. Va
tutto bene la rassicur lui e le accarezz una spalla. Molto
tempo prima gli aveva raccontato un sogno che aveva fatto
in un passato ancor pi lontano, in cui una voce le diceva
che doveva stare con sua sorella. Quale? chiedeva lei alla
voce, quale sorella? ma non otteneva risposta.
Cosa c'? Alz la testa, gli occhi castani.
Hai detto no.
Lei si scost i capelli dal viso, dalle labbra. Io?
S.
Cambi posizione, posandogli la testa sul petto. Prese
fiato. In lontananza si ud sbattere una porta, poi uno
scalpiccio allegro di passi nel corridoio, piedini nudi che
correvano verso la piscina. Vociare estivo.
Sar stranissimo, vero? disse. Guardava, al di l di
lui, l'altro letto con le coperte ammucchiate che davano
l'impressione illusoria che ci fosse sotto qualcuno. Apr la
mano sul petto del marito.
Cosa?
Lo sai anche tu.
Grant osserv il letto vuoto.  passato in fretta disse.
Lo dicono tutti:  incredibile come passa in fretta il
tempo. Fra qualche anno sar la volta di Sean. Sospir.
Gli batt sul petto con un dito, come per bussare. Poi di
nuovo.
Non pensarci nemmeno, Angela.
Non siamo troppo vecchi. Non sono troppo vecchia.
Io s replic lui e lei ribatt: Non  vero. E un figlio ti
aiuta a rimanere giovane.
Nella stanza accanto una donna cominci a tossire. Si
accese un televisore e la voce di un giornalista annunci in
tono urgente qualcosa che era successo nel mondo.
Li hanno costruiti al risparmio, questi muri comment
Grant.
Mi avranno sentito, prima?
Chissenefrega.
Grant pos i piedi per terra e rimase seduto con un lembo
di lenzuolo sulle ginocchia. La gamba destra cominci a
dondolare irrequieta.
Non c' niente da fare, Grant disse lei, rivolta alla sua
schiena. Sei lontano da tutto, in una terra magica dove
nessuno lavora.
Lui non rispose. Poi disse: Cosa?
Vedendola che allungava il braccio per prendere la bottiglia
d'acqua sul comodino, gliela porse. Fra poco torneranno,
per disse lei. E non vogliamo che ci sorprendano
a letto, vero? E gli restitu la bottiglia.
Grant bevve un sorso, con il cuore che batteva forte. Sul
comodino c'era un libro. Piccolo, con la copertina rigida,
appoggiato di taglio, come una tendina canadese. Lo prese,
tenendo il segno con il pollice, e lesse il titolo.
Stai leggendo questo?
 di Caitlin.
Dove l'ha preso?
Gliel'hanno regalato.
Chi?
Non lo so.
 D. H. Lawrence. Lo sapevi?
S. E allora?
E allora io non avevo idea che leggesse sta roba. Apr
il volume e lesse i versi a sinistra del pollice:
Quando via il vento soffia il suo velo
E di lei scopre il sorriso,
Immobile, impallidisco.
Con un sommovimento profondo nel petto ricord quando
era piccola, piccola e calda sotto il suo braccio, l'odore
pulito di bambina che gli riempiva il cuore mentre le leggeva:
Oh, vado in cerca del mio pezzo perduto, alla ricerca
del mio pezzo perduto, ullall, via che si va, alla ricerca del
pezzo perduto. L'attenzione assoluta con cui lo ascoltava,
anche se l'aveva gi sentito mille volte. La manina posata
sull'avambraccio del pap che si sollevava per ravviare una
ciocca o per grattarsi il naso, la sensazione di vuoto e di abbandono
finch non tornava.
Rimise il libro sul comodino con cura, a faccia in gi.
'Sta roba cosa? chiese Angela.
Poesia.
Si volt a guardare la moglie. Non ti sembra strano?
Angela alz le spalle e scosse la testa. Mentre erano sdraiate
con la luce accesa, Caitlin le aveva letto una poesia a
bassa voce, quasi bisbigliando, una poesia piena di baci e di
carezze. Angela avrebbe voluto accarezzarle i capelli, infilarsi
nel letto con lei come una sorella. Avrebbe quasi potuto
farlo. Quel che succedeva di solito tra madri e figlie - gli
urli e le porte sbattute dell'adolescenza, la terribile guerra
che da sempre imperversa in ogni casa - con Caitlin non
era successo. Caitlin aveva passato l'adolescenza a correre.
Sapevano quanto erano stati fortunati.
Pensi che dovremmo chiamarli? disse Angela.
Ancora un minuto.
Sar meglio chiamarli insistette.
Adesso vado ad aprire le tende.
Lo so. Sono pronta.
Rimase distesa ancora un po' ad abituarsi alla luce, a guardare
la sagoma del marito, scuro nudo statuario davanti al
sole e al mondo. C'era qualcosa, nel fatto di trovarsi in un
luogo sconosciuto, che rendeva strane e sconosciute anche
le cose pi note e familiari. Alla fine lo raggiunse, gli cinse i
fianchi e si strinse a lui. Alla sua pelle che non sapeva pi di
fumo o di alcol, ma soltanto di lui.
E se ci vede qualcuno? disse, ma non c'era nessuno a
guardarli, solo il cielo e le montagne una dietro l'altra, una
sopra l'altra, in sfumature di verde sempre meno intenso,
le cime cos alte che sembrava impossibile si ergessero dalla
terra.
Incredibile, eh? disse. Pensa come doveva essere duecento
anni fa, senza strade, senza aree di servizio... Tutto
questo spazio selvaggio, ignoto. Un altro pianeta. Non c' da
stupirsi che gli uomini avessero tanta voglia di conquistarlo.
Gli uomini ripet, assorto. E le donne no? Aveva il
telefono in mano e scorreva il menu.
Oh, s, la donna dell'Ottocento non vedeva l'ora di caricare
i suoi nove figli su un carro e attraversare le Montagne
Rocciose. Sciolse l'abbraccio e gli diede una pacca
sul sedere mentre andava nel bagno. Premi quindici. O
diciotto gli disse. Lui si volt a guardarla e le chiese: Usi
ancora questo sistema?
Smetter quando Caitlin compir vent'anni. Mi sentirei
troppo vecchia.
Grant esit prima di digitare il codice e si guard intorno,
per terra. Mettiti almeno un paio di mutande prima di
parlarle, si disse, ed ebbe un flash della figlia, gambe lunghe
e bianche sulla pista nera, quella sua falcata cos leggera,
che dava l'illusione dell'assenza di peso, come se non si posasse
veramente a terra, e che aveva per anche qualcosa di
spaventoso, quando incalzava da dietro un'avversaria. Un
attimo dopo un altro telefono cominci a vibrare su una
superficie dura da qualche parte e Angela disse dal bagno
Sono loro e corse nella stanza accanto. Grant la segu, ma
lei aveva gi il telefono in mano. Si ferm sulla soglia e la
guard. Le punte delle dita amputate cominciarono a pulsargli
al ritmo del cuore.
Angela guard il numero sul display e si accigli. Il telefono
vibr di nuovo.
Angela.
Lei sollev il telefono e disse: Pronto?, guardando il
marito con occhi vuoti. Pronto?... No, signora, non ha
sbagliato numero. Lei ...?
Riabbass lentamente il cellulare, fissandolo, e Grant
vide realizzarsi, secondo dopo secondo, l'irreparabile.
Ha buttato gi disse Angela. Lo guardava gi con occhi
diversi.
Grant allung la mano. Fammi vedere chi... Ma Angela
indietreggi, gli volt le spalle e cominci a digitare
sulla tastiera. Lui segu ogni suo gesto come un'ombra di
inaudita consistenza. L'aveva riconquistata poco a poco, ed
era stato come riportare una persona dal regno dei morti.
Anni di sincerit, anni di amore, vanificati da un errore
banalissimo, da uno sbadato scambio di telefoni. Non riusciva
nemmeno a visualizzare il volto di quella donna, o il
suo corpo. Gli sembrava una fantasia creata dal nulla l per
l da lui e Angela combinando tra loro materiali di risulta.
Guard la moglie in piedi, di spalle. In un modo o
nell'altro avrebbero dovuto arrivare in fondo a quell'ora, a
quel giorno, a quella vacanza. Al lungo viaggio di ritorno
fino a casa.
Angela...
Non dire niente. Basta che... Tremava. Basta che rispondi,
okay?
Il telefono che Grant aveva in mano stava suonando. Da
quanto tempo? Lesse il numero con illogico timore.
 Sean disse. La moglie taceva.
...
.
...
Erano usciti dal bosco di pioppi sotto un sole alto,
abbagliante, che proiettava le loro ombre sull'asfalto. Il
mattino era volato via, bruciato. L'aria era asciutta e odorava
di resina e di aghi secchi e bruni. Avevano aperto la carta dei
sentieri e cercavano di orientarsi. Dopo un momento, per
la prima volta da quando erano partiti, udirono un motore,
poi musica sempre pi forte e sopra di loro, nella curva,
comparve un pick-up, o una jeep, o una via di mezzo,
un veicolo sconosciuto da montagna che si avvicinava.
Caitlin disse Vieni qui e Sean arretr con la bici come un
granchio nel sottobosco, tra i fiori selvatici, mentre lo strano
veicolo, tutto riflessi di sole e pulsare di bassi, proseguiva
allontanandosi. Dal finestrino videro la faccia di un uomo,
lenti gialle fisse su di loro per un lungo momento, poi la
jeep prosegu e, arrivata in cresta, scollin scomparendo alla
vista, carrozzeria, motore, musica e tutto il resto.
I due fratelli si rimisero in marcia e, superata la curva,
videro un'altra strada, sterrata, che incrociava quella
asfaltata formando una x obliqua. Caitlin la imbocc
senza esitare, senza consultarlo. E malgrado non ci fossero
indicazioni, malgrado sembrasse portarli pi in alto anzich
verso valle, il ragazzo non disse nulla. In seguito ci avrebbe
ripensato. Avrebbe ricordato la statua della Madonna nel
bosco. Le tombe. Avrebbe rivisto il viso della Vergine e
la sua benedizione mutilata e avrebbe ricordato di aver
pensato che, nel dubbio, avrebbero dovuto recitare una
preghiera innanzi a quella statua, come raccomandava il
molto reverendo. Quaranta giorni erano quaranta giorni.
Ma Caitlin si era gi incamminata per tornare alla strada.
Aveva una canottiera bianca, pantaloncini bianchi con la
scritta badgers in rosso ciliegia sulle chiappe, un paio di
Adidas bianche e rosa e per un momento, fra gli alberi,
non era sembrata pi lei, ma un fantasma, una creatura
gelida ed evanescente intorno a cui l'aria si raffreddava, gli
uccelli rabbrividivano e le foglie dei pioppi ingiallivano e cadevano.
Grant sollev il telefono e disse: Ciao, Sean. E una voce
di uomo chiese: Parlo con il signor Courtland? Lui gir
la testa come se gli avessero dato uno schiaffo.
S. Chi parla?
A quelle parole, a quel cambiamento di postura, Angela
si avvicin e lo guard in faccia. Lui incroci il suo sguardo
e poi distolse gli occhi, li spost sulla finestra. L'uomo al telefono
si present in maniera dettagliata, ma l'unica parola
che Grant sent fu sceriffo.
Cos' successo? chiese. Dov' Sean? Avvert un dolore
all'avambraccio e abbassando gli occhi vide l'artiglio
bianco che lo serrava. Lo allent delicatamente.
 qui all'ospedale di Granby, signor Courtland rispose
lo sceriffo. E un po' ammaccato, ma il dottore dice che se
la caver. Nello zaino c'erano il portafoglio e il cellulare e...
In che senso un po'...? Grant guard Angela e lasci la
frase a met. Che cosa vuol dire?
Vuol dire che suo figlio deve aver avuto un incidente,
signor Courtland. Non sono ancora riuscito a parlargli perch
lo hanno sedato, visto che... Be', fra un momento le
passo il medico. Prima, per...
Ma sta bene? chiese Grant.
Be', la gamba  piuttosto malmessa. Ma aveva il casco.
Se la caver. E stato fortunato.
In che senso?
Nel senso che sarebbe potuto rimanere lass per terra
molto pi tempo. Invece per fortuna sono passati dei ciclisti.
Grant aveva il cuore che gli martellava dentro la scatola
cranica. Non riusciva a ragionare. Suo figlio caduto dalla
bicicletta su una strada di montagna, ferito...
Signor Courtland, dove alloggiate? chiese lo sceriffo.
C'era qualcosa nel tono dell'uomo. Grant scosse la testa.
In che senso?
Be', signor Courtland. Abbiamo trovato suo figlio su
in quota con una bici presa a noleggio. Mi domando dove
fate base.
Caitlin esclam Angela. Grant ebbe un tuffo al cuore e
disse: S. Mi faccia parlare con mia figlia. Mi faccia parlare
con Caitlin.
Sua figlia? disse lo sceriffo, poi tacque. Nel silenzio
Grant sent lo sceriffo che respirava. Si sistemava il cinturone.
Poi la voce di una donna che da un altoparlante pronunciava
un annuncio incomprensibile nel corridoio vuoto
dell'ospedale.
Quando lo sceriffo riprese a parlare, fu con una voce
completamente diversa.
Signor Courtland disse, e Grant and verso la finestra
come se potesse passare attraverso il vetro. Aveva considerato
le rappresentazioni delle montagne sulle carte turistiche,
con le linee colorate delle piste, dei sentieri e degli impianti
di risalita, come se fossero le montagne in s, come se pi
che montagne vere e proprie fossero un parco giochi creato
dall'uomo e dal denaro. Adesso le vedeva per quello che
erano, verdi ed enormi, accavallate come onde in un mare
burrascoso. Angela lo trattenne fisicamente premendogli i
pollici sui bicipiti e si alz sulla punta dei piedi per sentire
ogni parola. Signor Courtland disse lo sceriffo. Suo figlio
 arrivato in ospedale da solo.
Angela scosse la testa.
No disse. Si volt, and verso le valigie e cominci a
vestirsi.
Quando erano giovani, giovani e nudi nell'appartamentino
sopra il panificio, dove il profumo di lei e quello del
pane lo riempivano di giubilo, Grant seguiva il battito del
cuore di Angela osservando l'oscillazione del crocifisso che
portava al collo. Una volta lo aveva sfiorato con un dito e
aveva detto senza pensare: Ironia della sorte, eh?
Cosa?
Che Dio si sia preso la tua gemella, che si chiamava
Faith.
Angela si era voltata dall'altra parte, offesa. Muta e
immobile come una pietra. Scusa, le disse. Scusami,
Angela... ti prego. Non sapeva ancora dell'altro cuore, di
quel cuore minuscolo che batteva dentro di lei.
Adesso, nella stanzetta del motel, con il telefono della
moglie all'orecchio, implor: Ti prego, Dio, ti prego,
Dio. Lo sceriffo intanto gli chiedeva di nuovo dove era alloggiato
e gli raccomandava di restarci. Il ragazzo non era in
pericolo e dormiva. Sarebbe andato a prenderli lui, lo sceriffo.
Entro un quarto d'ora al massimo sarebbe stato l. Li
avrebbe portati su personalmente, li avrebbe accompagnati
dove dovevano andare. Tuttavia Grant sapeva che, all'arrivo
dello sceriffo, non sarebbero stati pi l, ma gi in viaggio.
Il ragazzo non era in pericolo. Dormiva. Grant avrebbe
guidato e Angela avrebbe consultato la cartina, come nella
vita di prima, come nella vita a venire.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Si alz alle prime luci dell'alba. Le primissime, tenui luci di
un nuovo giorno. Seduto sul bordo del letto con le mani
sulle ginocchia, nel silenzio cupo, a guardare dalla finestra la
vita che gli tornava in mente a spizzichi e bocconi. Alla fine,
invariabilmente, c'era un pezzo mancante, il pezzo perduto,
la sua bambina.
And in fondo allo stretto corridoio e si affacci nell'altra
stanza per vedere se il figlio era tornato, ma il letto era
fatto e vuoto come prima, il pavimento di legno sgombro
come prima. Nel bagno lo spazzolino da denti era abbandonato
nel bicchiere di latta smaltata con le setole verso l'alto.
Lo pass sotto l'acqua gelata per lavare via la polvere, poi
riun le mani a coppa e si chin per lavarsi la faccia.
Usc, si accese una sigaretta e rimase a fumarla sulla veranda.
Era solo settembre, nel grigio mattino si sentiva il
freddo dell'autunno, ma presto il sole salendo oltre i pini
l'avrebbe dissolto. La vecchia labrador nera usc da sotto la
veranda, si stir e si sedette ad aspettare. La casa un tempo
era l'unico edificio del ranch, ma adesso veniva affittata ai
turisti, o perlomeno era stata affittata a Grant. Lei ha bisogno
di staccare un po', aveva detto lo sceriffo, e mio padre
 vecchio e avrebbe bisogno di qualcuno che lo aiutasse. Il
vecchio era andato loro incontro con tre gambe: uno stivale
da cowboy, un bastone e un piede ingessato, le dita come
una famigliola giallastra che dormiva nello stesso letto.
Sono caduto dal tetto della baracca, ma non ho bisogno di
nessun cazzo di baby-sitter, erano state le sue prime parole.
Era passato un anno da quel primo incontro.
Grant accost il pick-up in retromarcia alla baracca degli
attrezzi e si attard a preparare la motosega. Ci mise pi
tempo del necessario, se la prese comoda in mezzo a quella
moltitudine unta di pezzi di ricambio, attrezzi e macchinari,
respirando quell'aria. Poi caric sul cassone la motosega,
un rotolo di filo spinato e il tenditore e quando apr la portiera
la labrador si avvicin e lo guard, ma lui le disse: No,
tu resti qui.
Sobbalzando e rumoreggiando port il pick-up in fondo
al pascolo, dove passava la strada, dove c'era quella grande
quercia. Qualche giorno prima, durante un temporale, si
era spezzato un ramo che aveva strappato il filo superiore
della recinzione ed era rimasto l appeso con le sue foglie avvizzite
che cicalavano come la colonna sonora dell'inverno.
Sul resto della quercia le foglie erano ancora tante, estive,
e l'aria del mattino aveva l'odore verde dei prati e dell'erba
medica. La foschia si era dissipata. Il cielo era intensamente
azzurro e vuoto. Non una nuvola, non un falco, non un elicottero.
Mentre si guardava intorno, le due cavalle vennero
ad annusargli le mani, inumidendogli i palmi con il muso
vellutato. Si mise i guanti, premette il primer del carburante,
tir la fune di avviamento e le giumente scapparono
dall'altra parte del pascolo al piccolo galoppo, occhi sbarrati
e orecchie all'indietro.
Grant tagli i ramoscelli pi piccoli all'altezza della recinzione,
leggermente al di l, poi fece rotolare per terra il
ramo, lo tagli in pezzi di circa mezzo metro e li accatast
formando una piramide. Quindi si apprest a riparare la
recinzione. Ogni tanto passava una macchina o un pick-
up e Grant salutava con la mano quelli che conosceva e si
limitava a guardare gli altri, volti sconosciuti che si giravano
a guardare l'uomo solitario al lavoro in un pascolo, unico
volto umano fra gli alberi, i prati, le montagne e il cielo.
C'era una tale casualit nel mondo, gli dicevano quei volti
di passaggio, una tale imprevedibilit e insensatezza di intrecci:
chiunque poteva essere quell'uomo. Grant cercava
un uomo normale, con un'auto o un pick-up che sapesse di
montagna, di strade non segnate, di fango, di sentieri sconnessi,
e lo seguiva. Era una follia, ma tutto era follia; se un
uomo aveva scelto a caso sua figlia, perch Grant non avrebbe
potuto, altrettanto a caso, imbattersi in lui? Non era cos
che funzionava il mondo? Non era cos che agiva il dio che
lo faceva funzionare? E dunque Grant seguiva l'uomo fuori
dell'abitato, su per i monti, con il cuore che batteva e si
scaldava, finch il pick-up, o la jeep, non svoltava per fermarsi
davanti a una normalissima casa di montagna con il
fumo che usciva dal comignolo... una bicicletta da bambino
abbandonata sotto i pini, un grosso cane che correva a fargli
le feste, e l'uomo si voltava, incrociava lo sguardo di Grant e
lo salutava con un cenno del capo o della mano, e poi si voltava
di nuovo verso la porta di casa che si apriva e la donna
in jeans e maglione bianco che si protendeva per un bacio.
Una volta aveva seguito un uomo fino in fondo a una
strada che alla fine era una strada privata, la strada di casa
sua, dove non c'era spazio per fare inversione, e l'uomo era
un ranger e lo conosceva. Angela e Sean erano gi tornati
nel Wisconsin e Grant era solo nel motel, solo nel paesino
di montagna a duemilasettecento metri di altezza. Stando al
calendario era passato un anno dalla scomparsa di Caitlin,
stando al suo cuore un'ora. Lei ha bisogno di staccare un
po', aveva detto lo sceriffo.
Grant scosse la testa come un uomo che riemerge da un
sogno e torn a guardarsi le mani, il tirante che stava fissando
a un palo d'acciaio a T, le pinze che torcevano e tendevano
il filo.
Altre volte si fermava a guardare le alture oltre il ranch
e, pi su, le montagne verdi. Le pieghe illuminate tra i pini
dove poteva passare un essere vivente, orso, alce, escursionista
o figlia. Una macchiolina diversa nell'uniformit del
verde in lontananza. Scrutava con tale intensit che gli si
annebbiava la vista e il cuore gli balzava in gola e doveva
farsi forza per distogliere lo sguardo - Pap, aveva detto
- e si prendeva il cranio fra le mani e stringeva i denti finch
non gli sembrava che le radici cedessero e il mondo si
inclinasse, e grugniva come un animale addolorato e temeva
di vomitare le budella, gli organi e i visceri e il cuore e tutto
quanto, tutto grigio e bagnato e fumante ai suoi piedi e
forza, vai avanti, diceva all'oscurit, tieni duro e vai avanti,
maledizione.
Poi, una sigaretta fra le labbra, la fiammella dell'accendino,
il fumo che gli entrava nei polmoni e ci restava per
un po' e poi un altro po' e alla fine usciva nel cielo, Grant
ritrovava la calma e ricominciava a lavorare.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
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...
Avevano i walkie-talkie e avevano ognuno il proprio telefono
e ricordavano una trasmissione che avevano visto una
volta su una ragazza che dal bunker sotterraneo in cui era
stata rinchiusa aveva mandato un SMS alla madre (ricordavano
la loro figlia seduta in mezzo a loro davanti al televisore,
dodicenne magrolina e in crescita con un pigiama
estivo, ginocchia nude al petto, profumo di bagnoschiuma,
attentissima) e ascoltavano e riascoltavano quell'unico messaggio
di Caitlin, l'ultimo, una sola parola in cui la voce si
spezzava. Il rumore di un motore in sottofondo e il rumore
del vento e poi un rumore che poteva essere il telefono che
cadeva e poi il silenzio.
Pap, aveva detto. Ma loro non avevano sentito. Non
avevano sentito suonare il telefono. Erano a letto. A scopare.
Nei primi giorni, quei primi giorni di incredulit sulle
montagne, non si erano abbracciati e non avevano pianto
la sera a letto. Parlavano di quel che era stato fatto durante
la giornata e di quel che bisognava fare l'indomani e chi l'avrebbe
fatto: chi sarebbe andato a trovare Sean all'ospedale
e chi a portare sandwich ai volontari e chi avrebbe fatto
stampare altri manifesti e chi avrebbe avvertito la scuola nel
Wisconsin e chi sarebbe andato a parlare di nuovo con lo
sceriffo, l'FBI e i giornalisti e chi alla lavanderia, una parodia
di vita domestica grottesca e febbrile, e quando a furia
di parlare raggiungevano lo sfinimento, quando finalmente
stavano per addormentarsi, Angela lo riscuoteva per pregare
insieme. Pregava ad alta voce e voleva che anche lui pregasse
ad alta voce, e Grant la accontentava, in quei primi giorni,
anche se gli veniva da vomitare nel sentire il suono della
propria voce, il suono di quelle parole nella modesta camera
del motel.
I giorni diventarono settimane. Sean usc dall'ospedale
sulla sedia a rotelle e, in tre, si sistemarono in due camere al
piano terra del motel, due camere che diventarono la loro
casa, la loro base operativa: documenti e provviste, elenchi
e carte geografiche dappertutto. Appena si staccava un manifesto,
in paese, Angela lo veniva a sapere e il manifesto
veniva riaffisso. Le settimane diventarono mesi. Ai primi di
novembre Sean comp sedici anni; se ne ricordarono con
due giorni di ritardo e andarono a mangiare una pizza. Angela
continuava a lasciare messaggi, ma veniva richiamata
con meno sollecitudine, e a volte non veniva richiamata
affatto, e quando telefonava allo sceriffo non glielo passavano
pi direttamente, ma la facevano parlare prima con
un suo sottoposto e spesso lo sceriffo non era in ufficio, ma
non era nemmeno sulle montagne a perlustrare un tratto
di foresta non ancora battuto. Gli elicotteri che si sentivano
sorvolare la zona con un frastuono che era sinonimo
di emergenza, di massimo sforzo umano e meccanico per
rispondere a un'emergenza, solcavano il cielo diretti verso
altre missioni.
Non era solo come cercare un ago in un pagliaio, disse
lo sceriffo a Grant. Non sapevano neppure in che pagliaio
cercare.
In che senso?
Nel senso che uno, se non  scemo, non va a rubare un
pony al suo vicino. Mi perdoni il paragone.
Vuol dire che potrebbe non essere uno di qui.
Voglio dire che un uomo pu fare molta strada in cerca
del pony giusto.
Erano andati sulle Montagne Rocciose pensando che
fosse un posto come tanti: dotato di una storia, di una cartografia,
di confini. Un pezzo di America noto, conosciuto.
Poi Grant aveva capito che, come il deserto, come gli
oceani, le montagne erano ignote, sconosciute, sconfinate e
senza piet. Chi avrebbe mai portato la propria famiglia, i
propri figli, in un luogo del genere?
Torn al motel, salut Sean davanti alla TV, poi entr
nell'altra stanza, chiuse la porta e and da lei, che era seduta
alla scrivania con gli occhi fissi sullo schermo del computer
portatile.
Angie. Sean deve tornare a casa.
In che senso?
Ha bisogno di cure migliori per la gamba. Ha bisogno di
tornare a scuola. Di stare con i suoi amici.
Lei si volt a guardarlo. Che cosa stai dicendo?
Sto dicendo che non gli fa bene continuare a stare qui.
Stai parlando di lui? Sei sicuro?
Grant non rispose.
Non possiamo andarcene adesso, Grant. Lo vedi, cosa
succede. Lo vedi, come vanno le cose.
Uno di noi torna a casa con lui. Per un po'.
Intendi me. Stai dicendo che io torno a casa con lui.
Io rimango qui a far andare avanti le cose. A far andare
avanti lo sceriffo Joe.
E chi far andare avanti te?
...
.
...
La guard, e lei si volt dall'altra parte e cominci a tremare.
Angie. Le mise le mani sulle spalle. La fece alzare in piedi
e la strinse a s. La sorresse, quando le cedettero le gambe,
e la port verso il letto, ve la adagi e la abbracci. Dopo
un po' lei smise di tremare. Le scost i capelli dagli occhi e
le copr di baci le guance bagnate di lacrime e la baci sulla
bocca e allora lei gli diede un vero bacio e a lui si spezz
qualcosa nel petto e, continuando a baciarla, le mise una
mano fra le gambe e lei l per l lo lasci fare ma poi di colpo
strinse le cosce e - No, smettila! - lo respinse e scapp nel
bagno sbattendo la porta e lui la sent singhiozzare con la
faccia nascosta in un asciugamano.
Pap...?
Grant si alz e apr la porta di comunicazione fra le due
stanze, che batt contro il poggiapiedi della carrozzina. Scusa.
Ti ho fatto male?
La mamma sta bene?
S.
Che cos' successo?
Niente, Sean. Abbiamo litigato.
Per cosa?
Grant chiuse la porta, gir intorno alla carrozzina e si
sedette sul letto. Niente. Abbiamo litigato e basta.
Quella notte Angela si svegli avvinghiata a lui. Va tutto
bene, le disse, va tutto bene.
No, ribatt lei, gli occhi accesi nel buio. Ero in macchina,
in una strada buia. Ero sola e lei sbucava dagli alberi, me
la trovavo davanti ai fari. Era nuda e tutta sporca di terra.
Come se fosse stata sepolta viva. Ma era riuscita a scappare.
Oddio. Era riuscita a scappare e stava cercando di tornare
a casa.
Grant tenne la moglie fra le braccia finch non si fu riaddormentata,
poi rimase a guardare il soffitto pensando
alla ragazza nel bunker, quella che aveva mandato l'SMS alla
madre. Il rapitore credeva che facesse un giochino sul telefono.
Aveva tenuto prigioniere l sotto varie ragazze, che
poi aveva sepolto nelle vicinanze. Una sosteneva di averla
tenuta due anni; erano come marito e moglie, diceva. La
gente voleva sapere perch. Madri distrutte lo imploravano
di spiegare perch. L'uomo scuoteva la testa. Guardava il
soffitto dell'aula del tribunale come uno guarderebbe Dio.
Saperlo non vi servirebbe a niente, rispondeva. Mi dispiace,
ma non servirebbe.
Sembrava un uomo come tutti gli altri: occhiali, occhi
azzurri, mezzo pelato. Adesso era in prigione, dove i padri
delle ragazze non potevano toccarlo.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Nelle ore che precedono l'alba, con le prime folate fredde
di un temporale, le tende sottili si gonfiano e si sollevano
nel buio. Spanciano sopra il letto, si increspano e sbatacchiano,
poi di colpo si svuotano nuovamente e per un
attimo tutto  tranquillo. Il mondo si ferma. Vampata di
luce spaventosa e la stanza appare per magia in un attimo
di biancore, e subito dopo un boato che fa rabbrividire.
Prima che si sia spento del tutto, la porta si apre e appare
una piccola sagoma in controluce, la lampada notturna
del corridoio accesa dietro le spalle. Un'aureola arruffata
di capelli scuri, pigiama a cuoricini rosa. Angela che solleva
le coperte e la bambina che si infila in quella specie di
manica e si sistema con la schiena contro di lei, come una
mano sull'altra.
Ho paura.
Non  niente. Solo un temporale..
Le spalle che tremano. Il cuore che batte veloce.
Dov' pap?
Non lo so, ma va tutto bene. Non c' pericolo. Okay?
Okay.
Un bacio sul cranio setoso e Angela la stringe a s finch
non si calma, guardando la porta in attesa che arrivi anche
il maschietto, che per rimane nel suo letto, ed ecco le prime
gocce di pioggia sul tetto, sulle spesse foglie verdi fuori
della finestra, e lei si sente sprofondare, l'odore di pioggia
nel naso e la bambina fra le braccia, il tamburellare del
cuore della bambina, e la sua unica preghiera in quell'ora
d'amore  Dio mio, fa' che non venga mai mattina.
Invece la mattina arriva, certo che arriva... e tutto quello che Angela si ritrov fra le braccia fu un cuscino, e la
porta era chiusa, e la stanza non era la sua stanza, e il letto
non era il suo letto.
Davanti a lei, sul comodino: una bottiglietta di plastica
piena d'acqua, un libriccino di poesie e come segnalibro
un nastro azzurro, ricordo di un primo premio in una gara
- Immobile, impallidisco - una sveglia digitale che sta
per suonare, un flacone ambrato di medicine. Guard le
pillole. La sveglia. Ascolt la casa che non era casa sua, il
suo silenzio assoluto. Alzati, pens. O ti alzi adesso, o resti
qui, immobile.
Okay, resto immobile.
Non puoi, Angela.
Perch no?
Il battito del cuore della bambina ancora nelle braccia,
nel petto. Ricordava l'ora, il minuto, in cui era nata: la testolina
preziosa, il suo peso noto, perfetto. Tutte le paure
della maternit - sar impreparata, sar inadeguata - che
svanivano alla vista di quel faccino violaceo che piangeva
indignato. Figlia mia, vita mia.
Scost le coperte e si tir su a sedere. Si alz in piedi.
And sul pavimento scricchiolante ad aprire le spesse tende
sull'alba grigia. Nessun movimento tra le foglie dell'olmo.
Strada e marciapiede asciutti. Una giornata normalissima.
Un mondo normalissimo.
Quando scese di sotto vestita e truccata, i bambini erano
a tavola. Fece una carezza sulla testa al maschietto e una alla
bambina mentre andava a prendere il caff. Una a te e una
a te. La guardarono come se fosse una sconosciuta appena
entrata in casa.
Davanti ai fornelli, in una nuvola di vapore che saliva,
l'uomo si volt e disse: Stai bene vestita cos.
Grazie.
Vuoi uova?
No, grazie.
Sicura?
S. Grazie.
Sono la mia specialit, con tanto formaggio e dadini di
prosciutto.
Mi basta l'odore, grazie. Risparmiami la descrizione.
No, grazie, davvero.
Va bene. E voi due scimmiette? Ne volete ancora un
po'?
Angela si sedette a tavola a bere il caff e mangiucchiare
un triangolo di pane tostato freddo.
L'uomo si serv, riport la padella sui fornelli e si sedette
alla sua sinistra.
Emozionata? le chiese.
Dopo un momento lei alz gli occhi. Come, scusa?
Ti ho chiesto se sei emozionata. Per oggi. Ricominciare
a insegnare.
Angela pens a cosa rispondere, ci pens tanto a lungo
che lui fin di masticare, deglut, prese la tazza e bevve un
po' di caff.
Sulla parete in fondo alle scale un orologio vintage ticchettava
in maniera portentosa, come se ticchettare fosse
l'unico modo che aveva per segnare il tempo.
I bambini gli dissero qualcosa. Lui ascolt e rispose e a
lei torn in mente la bambina - la sua bambina - che si infilava
a dormire con lei. La vicinanza del suo corpo piccolo
e sodo. Il suo calore, quell'odore senza eguali.
Sar meglio che vada disse. La strada  lunga.
L'uomo allung un braccio e la tocc sul polso con la
punta di due dita, delicatamente, poi prese il cellulare e
glielo mostr. Una figura colorata che sembrava una spirale
luminosa, violacea come un livido.
Che roba disse lei.
 pioggia. Lascia che ti accompagni in macchina, Angela.
Lo guard. Il viso gentile. Gli occhi azzurri limpidi rannuvolati
di preoccupazione. Si rendeva conto dell'effetto
che doveva fargli vederla cos. A lui e a tutti gli altri. Ce la
faremo, avrebbe voluto dirgli, sopravvivremo, ma in quel
momento alle sue spalle scricchiol un gradino, poi un altro,
e ci fu uno strusciare leggero di pantofole sul linoleum
e una mano le sfior la nuca e Angela vide la sorella minore
fare il giro del tavolo con la sua vestaglia turchese, chinarsi a
dare un bacio sulla testa al figlio, uno sulla guancia alla figlia
e per ultimo uno sulle labbra al marito.
Buongiorno disse Grace al marito, ai figli e ad Angela.
Buongiorno a tutti. Vi voglio bene.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Nell'attimo in cui entr in classe cap di aver commesso un
errore, ma alcune l'avevano gi vista ed era troppo tardi.
Rebecca Woods, la cui madre Anne non disdegnava un bel
Martini nel pomeriggio; Ariel Suskind, con i suoi favolosi
occhi castani e un padre docente universitario che aveva lasciato
la moglie per una delle sue studentesse. Angela rivolse
un breve sorriso a quelle figlie di amiche ed ex amiche, e un
breve sorriso rivolsero a lei le ragazze prima di mettersi a
scrivere o a consultare cellulari con estrema urgenza. Vide
rossore di giovani guance, ciuffi di capelli sottili risistemati
nervosamente dietro le orecchie. Ragazze nel pieno della
giovinezza, abbastanza mature per riconoscere la tragedia
che avevano di fronte ma non per reggerla. All'ultimo momento
Angela abbandon tutti i piani che aveva fatto e disse
loro di aprire il libro e leggere, per piacere, e le ragazze lo
fecero senza fiatare, senza passarsi bigliettini o toccarsi con
la penna. Ci fu soltanto un muto fervore di dispositivi che
venivano nascosti, SMS che viaggiavano sotto i banchi come
segnali elettrici di cellule lungo una fibra nervosa, e Angela
pass l'ora seduta, con gli occhi fissi sul libro, lasciandosi
studiare, lasciando che la notizia si diffondesse: Ha perso
la figlia sulle Montagne Rocciose e poi ha perso la testa; 
stata in ospedale tre mesi e adesso ci fa da supplente? Non
dovrebbe essere proibito, tipo? No, non  proibito, ragazze,
e questa  la lezione, questo  tutto quello che posso insegnarvi,
finch finalmente la campanella suon e lei si alz e
finse di frugare nella borsa mentre loro si mettevano lo zaino
in spalla e uscivano in silenzio e...
Arrivederci, signora Courtland.
Oh, arrivederci, Ariel. Salutami la mamma, per piacere.
Certo. La ragazza che rallentava, senza fermarsi del tutto,
i libri stretti al petto, i grandi occhi castani. Aveva una
sorella pi grande con gli stessi occhi, che faceva atletica con
Caitlin, ma che si era fratturata le vertebre del collo facendo
un tuffo in piscina e adesso era sulla sedia a rotelle. Angela
continuava a frugare nella borsa borbottando, una rapida
occhiata e un sorriso - Arrivederci, allora - e la ragazza
annu, si volt e si allontan. Il cuore le batteva in alto nel
petto, quando Ariel chiuse la porta. Si rovesci nel palmo
una manciata di pillole, poi le rimise tutte nella boccetta
tranne due, che si ficc in bocca e mand gi senz'acqua.
Quando riapr la porta, qualche minuto dopo, il corridoio
era vuoto sia a destra che a sinistra. Usc e lo percorse con
il ticchettio dei tacchi che rimbalzava fra gli armadietti di
metallo come i passi di un'anima che la inseguiva, la sorella
gemella che ancora le parlava e che lei vedeva nello specchio.
Due sorelle sole in quel corridoio silenzioso come una
chiesa, ecco che cosa sarebbero potute essere, senza figli in
un luogo dove correvano mille ragazzi vivi.
Come si fa ad andare avanti?
Si va avanti e basta, sorellina.
Ciac-ciac di tacchi. Rettangoli di luce grigia in fondo al
corridoio. .
Perch?
Perch Lui ce lo chiede. E per la famiglia.
Apr la porta a spinta. C'era odore di pioggia. Si sedette
sulla panchina di legno, si tolse una scarpa con il tacco e
si infil un calzino bianco e poi una scarpa da ginnastica
bianca, ripet l'operazione con l'altro piede e annod le
stringhe. Alz la faccia verso il cielo e chiuse gli occhi alle
prime gocce fredde. La famiglia. Prov a pensare. Prov a
ricordare che cosa voleva dire, l'effetto che faceva. Sopra la
sua testa, la bandiera sventolava setosa sussurrando come un
ruscello o un torrente che scorreva verso il cielo. Le gocce
cadevano pi fitte. Pi fredde. Tir fuori dalla borsa l'ombrello
nero, premette il pulsante con il pollice e la molla
scatt tendendo il tessuto sulle stecche ad ala di pipistrello.
Sentiva le pillole sotto il cuore, che lo sorreggevano come
tante piccole mani.
A casa - casa di Grace - la sua sorella minore che il luned
non lavorava, stava riordinando la cucina. Si vestiva,
preparava il caff e leggeva il giornale, ascoltava quell'orologio.
Aspettava che Angela tornasse e le raccontasse com'era
andata. La aspettava per parlare. Grace non ricordava l'altra
sorella, Faith. Per lei c'era Angela, e c'era una bambina che
assomigliava come una goccia d'acqua ad Angela nei vecchi
album di fotografie: due gemelline identiche, che sorridevano
davanti all'obiettivo, impossibile indovinare quale delle
due sarebbe vissuta e quale no.
Angie.
S.
Non possiamo restare sedute qui.
Lo so.
Rimase ancora un momento l seduta sulla panchina,
sotto la campana scura dell'ombrello, ad ascoltare le gocce
che tamburellavano. Poi si alz e si allontan dalla scuola, e
dalla casa di Grace.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Due giorni di intense nevicate prima che il passo venisse
riaperto e potessero partire. Un sabato mattina incredibilmente
luminoso e cristallino, il villaggio indorato di zucchero
come un paese delle favole. Sciatori che caricavano
gli sci sulla navetta davanti al motel e salivano a bordo con
splendidi scarponi di plastica. Un gruppetto di quattro ragazzi
che sgomitavano sul sentiero con lo snowboard in
mano - Aspettateci! - diciotto, diciannove anni, spensierati come principi.
Era il giorno prima del Ringraziamento. Avevano vissuto
al motel per quattro mesi. Erano entrati in quattro, e andavano via in tre.
Ci siamo tutti? disse Grant senza pensare.
Erano l'unica auto che viaggiava in salita, contro un
lungo serpente di macchine che scendevano, quasi fossero
gli unici a sfidare le leggi dello spartiacque, della fisica. Le
pinete imbiancate scorrevano fuori dei finestrini come l'inverno
nei sogni di un bambino (se si fosse mosso qualcosa,
se si fosse spostato qualcosa in tutto quel bianco l'occhio
l'avrebbe visto subito, l'avrebbe colto senza fallo, ma non
si muoveva nulla), e arrivarono in cima al passo e scesero
sull'altro versante senza scambiare una parola, e poi si immisero
in una vena di autostrada che li port, oltre la citt,
verso le pianure a est, dove le grandi cime alle loro spalle
anzich rimpicciolire in lontananza diventavano ancora pi
imponenti e l'auto faceva i centodieci, ma a fatica, arrancando.
La sensazione era di viaggiare lungo una salita sempre
pi ripida che, raggiunta la verticale, avrebbe vacillato
per poi precipitare all'indietro. Come era inevitabile. Come era giusto.
Macinavano i chilometri, allontanandosi sempre di pi da lei.
Il ragazzo, dietro, aveva in grembo i compiti, gli esercizi
che gli avevano mandato da scuola, e la gamba nuda distesa
sul sedile fra i cuscini. Era l'unico modo in cui poteva stare
seduto in macchina: dove si sarebbe seduta lei?
A est della citt, soltanto la strada davanti a loro e le pianure
invernali e il cielo azzurro. Passarono sopra una macchia
rossastra dove era stato investito un animale e Angela
si aggiust sul naso gli occhiali da sole. Inoltrandosi nella
pianura, brandelli scuri di carne e pelo sull'asfalto. Zoccoli
neri nella cunetta come fiori strampalati. Videro un animale
intero, intatto, nell'aiuola spartitraffico, un cervo dalle
corna ramificate con le gambe flesse, e non c'era sangue, ma
nemmeno c'era vita nell'occhio che li guard passare. Dio
mio, mormor Angela, e Grant le disse: Non guardare.
Come faccio a non guardare?
Guarda l'orizzonte. Chiudi gli occhi.
Non serve.
Che cosa vuoi che faccia?
Tramestio di pillole nel flacone, testa rovesciata all'indietro
una volta e poi un'altra per bere dalla bottiglietta d'acqua.
Se si fosse voltata a guardare, del figlio avrebbe visto
solo la gamba. Le cicatrici impressionanti. Il fissatore d'acciaio
lucido intorno al ginocchio, che teneva insieme i pezzi.
Un oggetto del futuro che di tanto in tanto, a caso, tormentava
con le sue zampette puntute profondi fasci di nervi. Da
quando erano saliti in macchina, Angela non aveva guardato
indietro nemmeno una volta. Come se non potesse pi ruotare
la testa da quella parte.
Grant pass in rassegna i vari canali e spense la radio.
Come va l dietro? In una delle tasche aveva le pillole di
Sean.
Bene.
La gamba?
Il ragazzo si guard la gamba. L'aracnide d'acciaio.
Non ci sono aree di servizio in questo Stato?
Quando si fermarono, la testa di Angela, appoggiata al
finestrino, non si mosse. Grant tir fuori dal bagagliaio della
station wagon la sedia a rotelle pieghevole e dopo qualche
minuto il ragazzo era seduto e avanzavano controvento, la
gamba nuda bianca e rossa per il freddo.
Nel bagno degli uomini si gelava come fuori, ma almeno
non c'era il vento, che fischiava fra i mattoni di vetrocemento
dove la malta era venuta via. Un omone con un
gilet imbottito a scacchi si volt a guardarli e riprese a pisciare
rumorosamente. Sean manovr la carrozzina verso il
gabinetto per disabili e Grant chiese: Hai bisogno di aiuto?
Sean non rispose, il cuore che batteva furiosamente. A
scuola c'era un bagno con una sedia a rotelle blu disegnata
sulla porta, che si apriva quando uno si avvicinava con una
certa scheda, e le uniche persone che avevano quella scheda
erano i bidelli, un suo compagno di classe con la sclerosi
multipla e una ragazza pi grande, un'amica di Caitlin che
si era lesionata il midollo facendo un tuffo in piscina. Adesso
avrebbero dato una di quelle schede anche a lui. Avrebbe
dovuto usare il bagno degli handicappati e fare pip da seduto
come una femmina.
Qualche minuto dopo usc dal bagno degli uomini, si
avvi con la carrozzina verso la porta di vetro e si ferm.
Fuori, in macchina, la testa di sua madre era ancora nella
stessa posizione di prima. Occhiali da sole che sembravano
enormi occhi neri, ciechi e fissi. A ovest non c'era nulla,
le montagne erano completamente sparite, come fossero
sprofondate in mare. E loro erano i sopravvissuti, gli unici
superstiti, senza nessuno al mondo. Come in un romanzo,
o in un film.
Vuoi prendere qualcosa dai distributori automatici?
Sean gir la carrozzina.
Ci sono gli Snickers. O una Coca, disse suo padre.
Sean guard i distributori. Non devo mangiare schifezze.
Puoi mangiare quello che vuoi.
Perch?
Perch puoi, e basta.
Lo dici perch sono seduto qua sopra.
Lo dico perch hai sedici anni, Sean.
Tacquero. Il vento spingeva contro la porta di vetro, la
scuoteva come un uomo rimasto chiuso fuori.
Cosa c'? chiese il padre.
Niente.
Cosa, Sean?
Ce la far?
Il padre lo guard con gli occhi lucidi e Sean disse: Intendevo
la mamma, e il padre guard verso la macchina.
Ci vorr del tempo. E bisogner aiutarla. Avr bisogno
del tuo aiuto.
E anche del tuo.
S.
Ma tu tornerai l. Per continuare a cercare.
S.
Vengo anch'io.
Devi tornare a scuola, Sean. E devi curarti quella gamba.
Si erano rimessi in viaggio da poco quando il ginocchio
cominci a pulsare forte: fitte di dolore a ritmo regolare che
gli pareva di dover riuscire a vedere come luci lampeggianti
negli occhielli di carne dove affondavano le zampe del ragno,
un quasar di ossa e nervi che palpitava sotto la pelle
ricucita. Sean si guard il ginocchio e gli torn in mente
il terreno in cima alla montagna. Il letto di aghi di pino
secchi, le erbacce e la polvere. E lui sdraiato a guardare gli
alberi con i pantaloni bagnati di piscio. Piscio caldo in mezzo
alle gambe, il ginocchio distrutto, il cuore che batteva
impazzito e la faccia dell'uomo al volante di quella specie di
jeep impressa nella mente, n sorpresa n paura n niente,
solo le lenti gialle. Aveva chiuso gli occhi, quando l'uomo
si era avvicinato - Non lo tocchi, aveva detto lei - e li aveva
tenuti chiusi come se dormisse quando gli avevano steso addosso
il plaid che odorava di lana e benzina e li aveva tenuti
chiusi quando lei si era inginocchiata e gli aveva parlato per
l'ultima volta, e aveva continuato a tenerli chiusi mentre il
piscio si raffreddava nei pantaloni.
Come va la gamba? chiese il padre. Quasi il dolore fosse
davvero visibile, luminoso come fari di macchina nello
specchietto retrovisore.
Bene, rispose.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Angela camminava.
Camminava e aveva la gola secca e sull'altro lato della
strada c'era l'insegna del supermercato come una macchia
di sangue sotto la pioggia grigia che cadeva di sbieco. Gli
alberi si sferzavano l'un l'altro. L'ombrello si gonfiava e si
alzava, brutale e risoluto. Quando l'omino verde si accese,
Angela cominci ad attraversare e sent esclamare Merda
e si ferm un attimo prima di farsi investire: bici e ciclista
slittarono di un quarto di cerchio, ruote bloccate, grande
schizzo di acqua, smorfia bagnata sulla faccia sotto il casco,
poi le ruote si sbloccarono, la bici si raddrizz e l'uomo si
volt a guardare indietro non per vedere se lei stava bene
ma per manifestare la propria incredulit, la propria indignazione,
prima di voltarsi di nuovo e ripartire pedalando
sotto la pioggia.
Angela attravers la strada e attravers il parcheggio. Le
porte di vetro si spalancarono ed entr nella vasta fluorescenza
del supermercato pensando al giorno d'inverno in
cui aveva visto Grant per la prima volta sulla sua bici a tre
marce di un'altra epoca, improbabile figura in impermeabile
militare e sacca di tela sulla spalla, come un corriere della
tundra. Grant Courtland, le aveva detto qualcuno. Un
altro giorno aveva fermato la bici accanto a lei a un attraversamento
e l'aveva guardata fissa aspettando che si voltasse.
Aveva aspettato un bel po'. Alla fine lei si era voltata e la
prima cosa che aveva visto era stato il rosso della sua faccia,
le guance accese dal freddo, il rossore dell'emozione, e poi
gli occhi, lucidi e brucianti e azzurrissimi, e infine la bocca
quando con un sorriso aveva detto: Come sei bella oggi.
Ed era ripartito.
Nell'appartamento sopra il panificio polacco le leggeva
versi di cui lei ricordava ancora frammenti: Senza casa vicino
a migliaia di case mi trovai e Oh, parla ancora, angela
splendente! e Tutto  furto. Vi far degli esempi. Anni
dopo, Grant si meravigliava che lei ricordasse quei versi che
lui aveva dimenticato.
Che giorni, che notti. Quanto calore nel cuore dell'inverno!
Com'era possibile che fosse finito?
Il sole  un ladro... Il mare  un ladro.
Ti ricordi anche quello che ha detto il prete quel giorno?
domand Faith.
S: Dio non chiede ai Suoi figli di sopportare ci che
non sono in grado di sopportare.
Giusto.
Ma neanche permette loro di non sopportarlo. Quindi
in realt Dio chiede ai Suoi figli di sopportare l'insopportabile.
Sa che hai pi forza di quanta tu pensi di avere.
Mi scusi. Una donna si sporse per prendere una bottiglia
d'acqua dallo scaffale davanti a lei. Angela disse Pardon
e si fece da parte.
Guard le bottiglie. Quanta scelta! Ne prese una e lesse
gli ingredienti: acqua. Vicino a lei c'era un bambino di
quattro o cinque anni. Chin la testa per guardarlo e lui la
alz per guardare lei. Occhi azzurri lucidi e guance bagnate
di lacrime.
Dov' la tua mamma?
Il bambino scosse la testa.
Angela si guard intorno.
Okay. Non aver paura. Vieni con me. Si volt e si incammin
e il bambino la segu. Dopo un po' le afferr un
lembo della gonna con la manina. Mentre passavano davanti
al lungo banco della frutta e verdura l'altoparlante del
supermercato tuon e da ugelli invisibili cominci a cadere
una pioggerellina sui pomodori scarlatti, sui cespi perfetti
di insalata. Il tuono serve per avvisarti, cos non ti bagni,
aveva detto Sean a dieci anni. E Caitlin: Ah, s? e aveva
proteso le braccia estive verso gli spruzzi.
Bradley! grid una voce. Rapido e affannoso trambusto
in avvicinamento alle loro spalle. Dove crede di andare?
Occhi gonfi, stravolti, braccia cariche di roba in precario
equilibrio, mano che cerca la mano del bambino. Dove
credeva di andare con mio figlio?
Da nessuna parte rispose Angela. Lo stavo portando
alle casse per...
Pensava di uscire dal supermercato con un bambino
non suo?
Angela guard la donna e poi guard il bambino, che
nascondeva la faccia contro le gambe della madre.
Sembrava un bravo bambino disse Angela e la donna
fece una smorfia senza emettere suono. Le cadde un sacchetto
di nachos, ma non lo raccolse per poter tenere la
mano sulla testa del figlio e portarlo via.
Angela pag l'acqua e usc. Pioveva ancora, bench il
vento fosse calato. Gli alberelli del parcheggio sembravano
intenti a ricomporsi, a controllare i danni. Sotto una tettoia
di cemento c'erano parecchi tavoli di ferro con parecchie
persone intorno: dipendenti del supermercato usciti a fumare
una sigaretta, donne manager che mangiavano insalata.
Era gi l'ora di pranzo? Un signore anziano scriveva in
un quaderno. Angela gli chiese se poteva sedersi di fronte
a lui, e lui alz lo sguardo. Portava occhiali con una grossa
montatura di plastica e aveva un occhio semichiuso e l'altro
come una biglia azzurra opaca. Ma certo disse. Angela si
sedette e svit il tappo e bevve dalla bottiglia osservando la
pioggia.
Guard di nuovo il vecchio signore, chino sul quaderno
con un oggetto che non sembrava una matita tra le dita
gonfie e deformate. Pesante cappotto marrone e berretto
di tweed con il bordo scurito da una vita di metti e leva.
Bastone di legno appeso al bordo del tavolo, impugnatura
pi sottile nella parte superiore, come se fosse stata energicamente
scartavetrata. Angela gli guard di nuovo le mani e
vide la minuscola penna.
Che penna ?
L'uomo gliela mostr. Sembrava una lunga supposta
nera.
 una penna spaziale le disse.
Una penna spaziale.
La usano gli astronauti nello spazio.
La penna le indic dove.
 antigravitazionale, ecco perch disse l'uomo.
Che cosa vuol dire? Che  non  soggetta alla forza di
gravit?
L'inchiostro, non la penna. Con questa si pu scrivere
anche a testa in gi, anche sulla luna.
Diede un'ultima lunga occhiata alla penna e ricominci
a scrivere.
Angela bevve dalla bottiglia. La pioggia batteva insistente
sulle auto parcheggiate. Donne con le scarpe da ginnastica
correvano, sollevando schizzi con le ruote dei carrelli.
Le posso chiedere che cosa scrive, con questa penna spaziale?
Il vecchio esit. Non alz lo sguardo.
Appunti. Per mio nipote.
Dove vive?
Non vive.  morto.
Oh. Mi dispiace...
 morto per servire questo paese.
Mi dispiace.
Eh, gi disse il vecchio.
Angela rest in silenzio. Poi ripet che le dispiaceva e il
vecchio si gratt la punta del naso. Con un dito si tocc i
peli bianchi sull'orecchio. Penso che continuer a scrivergli
come prima. Ha lasciato una moglie e un figlio piccolo e
penso che se io non sono ancora morto  perch devo riferire
a mio nipote come stanno i suoi. Le sembrer matto.
Angela scosse la testa. No.
Il vecchio scrisse per un po' e poi pos la penna e si
massaggi le nocche della mano che usava per scrivere. Si
volt a guardare la pioggia come se lo stesse inseguendo da
quando era nato. Una mia vecchia zia una volta mi disse:
Simon, se sapessi che cosa vuol dire invecchiare, non avresti
nessuna fretta di arrivarci. All'epoca non capii.
Angela aspett. E adesso?
Cosa?
E adesso cosa pensa?
Adesso? La guard con una certa intensit nonostante
tutti i disturbi della vista. Adesso mi chiedo perch un
uomo debba vivere cos tanto da non riconoscere pi il mondo che gli sta intorno.
Nonno?
Alle spalle del vecchio arriv una donna con un bambino al seguito. La stessa donna, lo stesso bambino. Guard
Angela sbigottita.
Angela sorrise al vecchio. Grazie di avermi lasciato sedere qui.
Il vecchio si tocc il berretto di tweed e si alz lentamente.
Il bambino gli porse il bastone.  stato un piacere, signorina.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
A met mattina Grant aiut la vecchia labrador a salire sul
furgone, poi fece i cinque chilometri fra i monti per andare
al caff a fare colazione e a comprare il giornale di Denver.
Gli altri sabati, quando tornava al pick-up dopo un'ora, a
volte due, il cane dormiva sul sedile, e aveva dormito tutto
il tempo, ma quella mattina torn dopo solo mezz'ora e la
labrador alz la testa e lo guard con occhi vitrei come se
il suo cervello canino non si capacitasse di rivederlo cos
presto. Grant sal in macchina e non disse niente, non le
gratt le orecchie, non accese la radio, e durante il viaggio
di ritorno il cane gli lanci occhiate minacciose finch lui
senza guardare disse: Lei non c'era. E allora?
Quando imbocc il lungo viale coperto di ghiaia era stato
via meno di un'ora, ma in quell'ora la macchina nera era tornata.
Billy.
Grant ferm il pick-up e rimase a guardare la El Camino
dall'altra parte del pascolo. Nera, lucida, parcheggiata
incurantemente storta rispetto alla Ford blu del vecchio di
fianco alla casa. Le due cavalle baie pascolavano vicino alla
recinzione, dove passava la strada, il pi lontano possibile
dalla casa e dalla macchina nera. Il cane lo guardava, ansimando
silenziosamente.
Non c' niente da fare disse Grant dopo un po', e and
a parcheggiare vicino alla El Camino. Scese dal pick-up e il
cane salt gi dietro di lui, gir zoppicando l'angolo della
casa e scomparve.
Grant si accese una sigaretta.
Il cofano nero era ancora caldo. Dentro, contenitori
di caff da asporto, sacchetti di hamburger e pacchetti di
Marlboro accartocciati. Dietro, soltanto una gomma sgonfia
e una chiave per dadi che, a vederle, parevano buttate l
in un momento di rabbia.
Grant imbocc lo sterrato sul fianco della casa, che portava
all'aiuola con l'abete azzurro al centro e, superato l'abete,
vide la scala di alluminio appoggiata al cornicione e il
vecchio sul tetto spiovente di lamiera, controsole, in ginocchio,
che si teneva con una mano soltanto al comignolo di
mattoni.
Merda disse. Spense la sigaretta sotto la suola e and
ai piedi della scala. Vedo che non ce l'hai fatta ad aspettarmi.
Emmet si spost per guardare gi, le lenti degli occhiali
che riflettevano il sole. ...Come hai detto?
Ho detto che non ce l'hai fatta ad aspettarmi.
Il vecchio torn al suo lavoro. Ho aspettato, perdio. Ho
aspettato tutta la mattina mentre il tetto si scaldava.
Vengo su.
Portati dell'olio per friggere.
Cosa?
Dell'olio per friggere. Non puoi friggerti le chiappe
senza olio. Aggrott la fronte sotto la tesa del cappello da
cowboy. Si riusciva a farlo sorridere con una battuta, ma
quando ne faceva una lui restava serissimo. Sotto la tuta
aveva soltanto la canottiera, che gli lasciava esposte al sole le
spalle bianche e nodose. La giacca a vento rossa era per terra
ai piedi della scala, come un aiutante caduto.
Grant sal sul tetto e rimase a guardare il vecchio che
raspava la base del comignolo con una spazzola di metallo.
Avresti potuto almeno chiedere a tuo figlio di tenerti la
scala disse, e il vecchio guard il cielo in direzione dell'altra
casa, poi riprese a lavorare.
 arrivato poco dopo che sei andato via tu e si  chiuso
subito in camera sua. Mi  passato davanti come un fantasma.
Il collo di Emmet, dietro, sembrava di pelle scamosciata
scura con le cuciture rosse. Sotto la mandibola, un
grosso sorriso di cicatrice dove l'avevano dovuto operare. La
cicatrice era di un rosso cremisi al sole. Grant stava per dire
ancora qualcosa sul figlio di Emmet, poi pens al proprio,
che se n'era andato una mattina senza salutare, senza nemmeno
lasciare un biglietto. Ormai erano sei mesi. Anche
di pi. E gli aveva pure portato via lo Chevy blu. Avrebbe
potuto denunciarlo. Poteva ancora farlo, volendo.
Ti sembra abbastanza pulito? Emmet si spost all'indietro
e Grant si chiese per dove abbrancarlo se fosse scivolato.
Direi che va bene. Alla scala era appeso un secchio da
venti litri con dentro una spazzola, una cazzuola e due tubi
di cemento per tetti. Quando Emmet ebbe finito con la
spazzola, prese la pistola che Grant gli porgeva e cominci
ad applicare il cemento nero nella crepa profonda che si era
formata dove la scossalina si era rotta e si era staccata dai
mattoni.
Questa ha una sete terribile comment.
Ah, s?
Come una zecca nel deserto. Emmet svuot i due tubi,
prese la cazzuola e cominci a lavorare il cemento come
glassa nera. Dopo un po' si asciug la fronte con l'avambraccio
e disse: Che te ne pare, muratore?
Come se l'avessi fatto io. Anzi, meglio.
Col cavolo. Tu avresti tirato gi met del tetto e cambiato
la scossalina.
Per un po' terr.
Un po' a me basta e avanza. E poi ci penser chi ci verr
a stare dopo.
Scesero dal tetto. Grant mise via la scala. Andarono a
sedersi in veranda, all'ombra, a guardare il cielo come in attesa
di un temporale che venisse a collaudare il loro lavoro.
Ma il cielo era sereno e le giunture dicevano al vecchio che
non sarebbe venuto a piovere n quel giorno n per un pezzo.
Il cane era sdraiato sotto la veranda al buio, con il muso
sulle zampe, e ascoltava.
Vieni a mangiare da me propose Emmet. Ho degli
affettati e possiamo friggere un po' di pancetta. Di quella
vera, non quella schifezza che vendono al supermercato.
La casa di Emmet era bella e austera sotto il sole. Vista da
fuori sembrava grande, a due piani, fatta di tronchi dei pini
che dai monti scendevano fino ai prati e i pascoli del ranch,
ma in realt era arrivata a pezzi su un autotreno dieci anni
prima e gli uomini che l'avevano portata l'avevano montata
nel giro di due giorni e dentro le pareti erano bianche e lisce
come quelle di una galleria d'arte. Emmet l'aveva comprata
per Alice, sua moglie, che per se l'era goduta meno di un
anno, morta improvvisamente di notte, per un trombo al
cervello. Sai su cosa puoi fare affidamento? disse il vecchio.
Su niente.
Grant si appoggi con tutto il suo peso su un'asse storta
del pavimento della veranda e disse che aveva mezza bistecca
avanzata da finire. Possiamo dividercela, se vuoi.
Non ho voglia di bistecca oggi. Non ho voglia nemmeno
di affettati, ma devo mangiare qualcosa per prendere
quella maledetta pastiglia. A proposito. Si guard un polso
e cominci a sfregare una macchia nera. Ho messo un po'
delle mie medicine nell'armadietto della tua cucina. Dietro
i Cheerios. Sono quelle che prendo una volta ogni tanto
ma costano un occhio della testa. Se vuoi metterle da qualche
altra parte per me  lo stesso. Quando mi servono te le
chiedo.
D'accordo.
Il vecchio scese un gradino e si ferm a guardare lontano.
Si accarezz il collo e con aria furbetta chiese: Hai visto
quella cameriera stamattina al caff?
Quale cameriera? ribatt Grant.
Quale cameriera, domanda. Scese gli altri due scalini
e si chin a raccogliere da terra la giacca rossa e le diede
una scrollata per spolverarla prima di infilarsela. Mise una
mano in tasca e disse: Cosa diavolo? Ah, gi. Torn verso
i gradini e allung un braccio per porgere qualcosa a Grant
nel pugno chiuso. Tanto vale che ti dia anche queste. Per
ora. Grant apr la mano e il vecchio gli rovesci nel palmo
le cartucce da caccia, come fossero caramelle. Poi si chiuse
la cerniera della giacca fino al mento, abbass la tesa del
cappello e attravers lo spiazzo con le spalle curve, rimpicciolito,
come se alla fine il temporale fosse arrivato davvero.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
L'autobus si ferm con un sibilo, la porta si apr e Angela
sal dentro un odore che le piaceva. Era indefinibile, ma
era l'odore che avevano tutti gli autobus, odore d'infanzia.
Lo scuolabus, certo, ma suo padre faceva l'autista per
l'azienda municipale dei trasporti e si scappellava quando
salivano, Buon pomeriggio, signorine. Loro posavano i
venticinque centesimi spigliatamente - Buon pomeriggio
- e si incamminavano nel corridoio ondeggiante con i
loro vestitini estivi, gli occhiali da sole, il cordino del bikini
che dondolava dietro il collo, e sceglievano posti da dove
lo vedevano manovrare l'autobus come un comandante al
timone di una nave, il cuore che volava via nelle curve, cordiale
con tutti quelli che salivano a bordo. Poi, alla loro
fermata, si scappellava di nuovo e le due ragazze, identiche,
abbronzate, gli davano un bacio sulla guancia, uno, due, e
saltavano gi al sole senza voltarsi ma sentendo gli sguardi
che le seguivano, soprattutto quelli degli uomini, mentre
l'autobus ripartiva.
Estati di segreti e di amori e di qualcos'altro. Di cuori in
pena per qualcosa che percepivano in agguato poco lontano,
dietro la curva successiva o quella dopo ancora.
C'era un'anziana signora seduta proprio dietro l'autista
con una specie di sacca di rete sulle ginocchia e dopo un
po' dalla sacca spunt una testolina con enormi orecchie
da pipistrello e occhi tondi, lucidi, che si leccava il muso
con una linguetta minuscola. In fondo all'autobus c'erano
tre teenager scomposti, due ragazzi e una ragazza, jeans neri
aderenti, indifferenti a tutto tranne che ai cellulari.
Angela guard passare la citt. Il centro commerciale.
L'universit. La chiesa dove si era sposata. Il campo di calcio
che un tempo era un cinema drive-in, quando avevano
sedici anni e uscivano con i ragazzi, ti ricordi?
I gemelli Meyer. Tutti pensavano che dovessimo per
forza metterci con loro.
Identicamente ridicoli.
Identicamente noiosi.
Identicamente arrapati.
Oh mio Dio!
L'autobus si ferm e l'anziana signora con il cagnolino
si alz e scese lentamente. Angela la guard aprire un ombrello
giallo sul marciapiede, attenta a riparare il cane dalla
pioggia. Non sal nessun altro. La porta si richiuse e l'autista
mise la freccia e di colpo Angela si alz. Un momento!
Un momento, per piacere! grid. Dobbiamo scendere!
I teenager, l'autista, tutti quanti la guardarono andare,
sola, verso la porta.
L'anziana signora prese il sentiero che portava alla parte
vecchia del cimitero, l'ombrello che avanzava su per la salita
come il sole in un cartone animato fra gli alberi gocciolanti
e gli antichi sepolcri bagnati, e Angela prese il sentiero
che portava nella parte pi nuova, con alberi pi bassi e
moderne panchine di pietra. Era parecchio tempo che non
ci andava, ma non era agitata; le lapidi e le tombe coperte
d'erba e ci che vi si trovava sotto non la spaventavano.
Forse era la pioggia, l'assenza di sole e di uccelli canterini.
Forse erano le pillole.
Suo padre era l, in attesa di sua madre, che continuava
a vivere, smemorata, in una casa di riposo. Anche Faith era
l. E accanto alla tomba di Faith c'era un isolotto di erba
vuoto, indisturbato, senza lapide. Ai tempi ce n'erano un
sacco, ma Angela aveva capito. Lo aveva capito subito. I
suoi genitori non riuscivano a immaginare le due figlie separate;
non riuscivano a immaginare Angela adulta, con un
marito e dei figli. Nessuno riesce a immaginare di sotterrare
i propri figli - di dare sepoltura al loro corpo e di continuare
a vivere, a invecchiare - finch non gli succede. Ecco che
cosa le aveva insegnato la seconda tomba.
Ti ricordi che paura avevi? Come se dovessi andartene
anche tu?
"No, non avevo paura. Ero convinta di dovermene andare
anch'io. Non era giusto che te ne andassi solo tu.
Non era giusto nei confronti di chi?
Angela asciug alla meglio la panchina e si sedette e
subito sent nella gonna l'umidit, il freddo penetrante
della pietra. Inspir l'aria satura di pioggia ed espir una
nebbiolina sottile. Gocciolio sordo sull'ombrello. Il sangue
le circolava denso nelle vene, dividendosi, cercando strade
separate.
La panchina era fredda e dura e l'aria era gelida e profumata
di foglie e terra e pioggia e l'ombrello la riparava
come uno scuro baldacchino. Rimase l seduta, immobile,
finch la panchina si trasform nella panchina di pietra su
cui si era seduta Caitlin a guardare le lapidi, la Madonna
pallida e fredda con le dita amputate come Grant e la targa
di ottone che diceva: Il Molto Reverendo... Misericordiosamente
Concede, nel Nome del Signore, Quaranta Giorni di
Indulgenza.
Sua figlia aveva pregato davanti alla statua della Madonna?
Si ripromise di chiederlo a Sean: Caitlin ha pregato?
E tu?
Se non avevano pregato, che cosa voleva dire? E se avevano
pregato, invece?
Ci fu un rumore, un leggero fruscio, e vide ai suoi piedi
un insetto nero che avanzava a fatica sulle foglie gialle
dei pioppi. Aveva in bocca un secondo insetto, pi piccolo,
senza peso, inerte perch morto o forse paralizzato dal
morso del primo.
Prega con me adesso, Angela.
Era sola nel bosco. Grant, lo sceriffo, i ranger, le unit
cinofile, i volontari, si erano allargati a ventaglio per perlustrare
senza accorgersi che lei non c'era. Aveva preso il
walkie-talkie e lo aveva guardato: c'era qualcosa che non
andava, la batteria era scarica.
Pregare adesso? disse. Davanti a questa statua?
S.
Siamo a Lourdes? Guarigioni e miracoli? Nostra Signora
dalle Dita Perdute.
Ti prego, Angela.
Il viso bianco e inespressivo come una bambola di porcellana.
Le dita mozze, esangui. Monca Signora dei Nostri Carl
Perduti, che veglia sulle vecchie lapidi. Vecchie lapidi storte
di americani, uomini di frontiera con le loro famiglie, attratti
all'Ovest da panorami e sogni concepiti dalle loro menti.
C'era quel documentario che avevano guardato insieme sul
Donner Party: donne, bambini, intere famiglie stremate dal
freddo e dalla fame sulle montagne, che avevano finito per
mangiarsi l'uno con l'altro. Non  stato molto divertente,
come party, aveva commentato Sean dodicenne. Caitlin
aveva detto che avrebbe fatto come loro: avrebbe mangiato
i suoi compagni per sopravvivere. Grant... Grant non c'era.
Il sole era basso. Nell'aria un freddo autunnale, ottobrino.
Il fiato formava nuvolette bianche che si dissolvevano
come fantasmi.
Ricordi quella volta, quell'estate, che torn con la mano
fasciata?
Certo che me lo ricordo.
E si inginocchi ai miei piedi e mi implor di perdonarlo?
Le promesse che mi fece?
S.
Basta bere, basta donne. Non chiedeva quaranta giorni,
chiedeva una vita. Una nuova vita. E io gliela concessi. Lo
perdonai e me lo ripresi e credevo che Dio sarebbe stato
pi clemente con noi perch non ci eravamo arresi, perch
avevamo tenuto duro. E invece eccoci qui. E adesso tu mi
chiedi di pregare davanti a questa pietra?
Quella volta pregasti. Dopo quel giorno al lago. Non
smettesti di pregare, allora.
Tu non mi avevi lasciato! Tu non mi hai mai
abbandonato!
"Nemmeno lei, Angie. Nemmeno Caitlin. Vedrai. Ma
non ti devi arrendere. Per lei e per Dio, ma soprattutto per
te stessa.
E se non ce la faccio? Se sono distrutta, come queste
dita?
Oh, sorellina, disse Faith, e non disse altro, perch c'erano
delle luci nel bosco, luci che si muovevano, che ondeggiavano
come fari divelti dalla carrozzeria. Voci che la
chiamavano.
Angie! Angela!
Il cuore le sussult nel petto: Caitlin! Che cosa c',
grid, che cosa c'?
La raggiunsero, arrivarono correndo sulle foglie secche
nel buio, la toccarono con le mani. La faccia di Grant, imperscrutabile
dietro il fascio di luce...
Angie, Cristo... pensavamo di averti perso.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
In certe giornate calde, finito di lavorare, Emmet usciva sulla
veranda con una birra e si sedeva su uno dei dondoli di
legno a guardare il panorama. Dopo un po' Grant lo raggiungeva
e stavano l a parlare del tempo e di che cosa bisognava
potare o verniciare o piantare o riparare l'indomani,
guardando la sera che calava. Emmet diceva a Grant di accendersi
pure una sigaretta e Grant rispondeva s, ora me la
accendo, ma poi non lo faceva per via della gola del vecchio
e in silenzio guardavano le stelle nuotare sopra i monti, i
pipistrelli e le rondini nelle loro danze bizzarre e silenziose.
Alla fine di quella giornata di inizio settembre Grant si
riemp la tazza, usc e scese i gradini, mentre il cane si alzava
indolenzito da sotto la veranda e lo seguiva. La El Camino
nera era al solito posto, dove era stata tutto il giorno.
Vedo che hai avuto la mia stessa idea disse Emmet sollevando
la tazza di caff.
Mi sembrava la serata adatta per qualcosa di caldo.
L'autunno si avvicina. Vieni a sederti qui, Grant.
Grant si sedette sull'altro dondolo, che sarebbe dovuto
essere per Alice Kinney e per il resto della vita dell'anziana
coppia. Il cane annus un punto un po' pi indietro, fece
due giri su se stesso e si accomod sbuffando sulle assi della veranda.
Emmet aveva fatto un riposino e si era rasato e aveva il
mento arrossato, sopra la giacca a vento. Si era passato olio
profumato nei capelli con un pettine.
La pezza non  male vista da qui osserv Grant.
Come?
Dicevo che vista da qui quella pezza sul comignolo sembra
ben fatta.
A ovest un grande uccello era appollaiato in cima a un
pino secco sul crinale, puntato verso il cielo come una lancetta.
Quell'uccello si appollaiava l alla stessa ora tutti i
giorni, come per massimizzare il proprio effetto prima del
tramonto, stagliandosi immobile controluce finch una
preda o l'istinto lo inducevano a rimettersi in movimento.
Con la sua presenza regolare era tacitamente diventato
un elemento imprescindibile nel ranch, come le montagne.
Una volta, nei primi tempi che stava l, Grant aveva fatto
un commento in proposito e il vecchio era rimasto zitto e
immobile. Dopo un po' gli aveva raccontato che sua moglie
soleva dire che se, anzich andare in cielo, fosse dovuta
tornare su questa terra, sperava che Dio le concedesse di
tornarvi sotto forma di uccello, falco o aquila o sparviero.
E, se si fosse reincarnata in uccello, sperava di non aver pi
memoria di aver vissuto l come donna. Voleva guardare il
mondo dall'alto e sapere le cose che un uccello deve sapere;
ma nulla di ci che gli uomini pensavano o facevano, voleva
soltanto guardarli come li guardano gli uccelli, dall'alto,
senza n pi n meno curiosit o circospezione di qualsiasi
altra creatura.
Erano rimasti a guardare l'uccello.
Ci credi? aveva chiesto Grant.
A cosa?
Alla reincarnazione.
Emmet aveva posato a terra il piede che aveva su un ginocchio.
Aveva bevuto un sorso di birra. Aveva sollevato
l'altro piede e lo aveva posato sull'altro ginocchio. Alla fine
aveva risposto che non sapeva se ci credeva in senso religioso
- se era questo che Grant voleva sapere - ma che sua
moglie era stata l'unica cosa vera della sua vita e che quando
guardava il panorama e vedeva quell'uccello posarsi in cima
all'albero a quel modo, be'... Aveva soffiato fuori l'aria dai
polmoni. Credo che un uomo si possa stupire di credere in
quello che crede. Non trovi?
In quel momento l'uccello si sollev dall'albero, batt le
ali due volte e si lasci portare verso sud lungo la pineta e
i due uomini tacquero e il cane continu a dormire e nel
cuore di quella pace si ud tutto a un tratto un suono penetrante,
un fischio forte, stridulo, che pass attraverso le zanzariere
e spinse in avanti Emmet sulla sedia a dondolo come
se gli avessero dato una botta in testa. Si voltarono entrambi
e l'origine del fischio era in piedi sulla soglia, dietro la zanzariera,
che guardava ora l'uno ora l'altro. Dopo un po' gir
la maniglia e port quelle note acutissime sulla veranda.
Smettila, perdio disse Emmet.
Il fischio si interruppe a met di una nota. Billy lo guard.
Non ti piace questo motivetto?
Non mi sembrava nessun motivetto.
Era Hank Williams, babbo. Senti. And a mettersi tra
le sedie a dondolo e si volt verso i due uomini. Era giovane,
alto e magro, giaccone di pelle nera e camicia bianca
inamidata. Capelli scuri ravviati dietro le orecchie e un
ciuffetto di barba sotto il labbro inferiore. Il giaccone era di
taglio sportivo e scricchiolava a ogni suo movimento.
No, ora basta disse Emmet. Mi perfori i timpani.
Billy smise di fischiare, la mano sospesa con una bottiglia
di birra che dondolava nel cappio formato da pollice
e indice. Disse rivolto a Grant: Di colpo ha l'udito di un
pipistrello.
Si sedette sulla ringhiera e si appoggi una caviglia sul
ginocchio, immagine speculare del padre, e cominci a far
dondolare lo stivaletto nero da cowboy come se fosse uno
spettacolo di grande interesse per tutti. Gli occhi sembravano
azzurrissimi alla luce del tramonto. Pos la birra sulla
ringhiera, tir fuori le sigarette e se ne mise una in bocca e
stava per rimettere via il pacchetto ma poi fece il gesto di
porgerlo a Grant.
No, grazie.
Hai smesso?
No, cerco di fumare meno.
Ah fece Billy. Pos il piede per terra e tese la gamba per
riuscire a insinuare due dita nei jeans e disse, con la sigaretta
in bocca: Allora, come vanno le cose, Grant? Mi stavo giusto
chiedendo se eri ancora da queste parti.
S, Billy, sono ancora da queste parti. Tu come stai?
Sempre nella casa vecchia?
Finch il padrone non mi caccia.
Ehm fece Billy. Apr uno Zippo d'argento e gir la
rotella e accese la sigaretta e richiuse il coperchio con uno
scatto. Soffi il fumo nella direzione della casa vecchia e disse:
Non sei freddoloso, spero. D'inverno, la mattina, pisci
ghiaccioli, l dentro. E sai cosa succede, appena te ne vai? Ti
costruiscono un Ramada Inn riscaldato proprio di fronte.
Accavall le gambe e fece di nuovo dondolare lo stivaletto.
L'accendino gli si muoveva irrequieto fra le dita, argentato,
poi viola-blu, poi di nuovo argentato.
Non dargli retta, Grant. Ha avuto la casa tutta per s
ogni volta che voleva. Lui e i suoi amici.
Un tempo puntualizz Billy.
Grant bevve un sorso di caff.
Che cosa ti prende, figlio mio? disse Emmet.
Se vuoi tornare, Billy, posso organizzarmi altrimenti
disse Grant.
Cosa? Io l non ci voglio tornare. Non voglio averci
niente a che fare.
Emmet scosse la testa e guard altrove. Billy fece un tiro
alla sigaretta e soffi fuori il fumo piano piano.
Begli stivali, Billy osserv Grant.
Billy ferm il piede e ruot la punta dello stivale verso il
soffitto della veranda.
Erano di uno che credeva di saper giocare a biliardo, a
Denver. Per un punto Martin perse... Ehi! esclam guardando
oltre le spalle di Grant. Vieni qui, da brava.
La labrador sdraiata nell'ombra lo fissava. Poi guard
Grant.
Non guardare lui. Vieni qui da me. Billy strinse la sigaretta
fra le labbra e si batt i palmi sulle cosce e il cane
lentamente si alz e and da lui a testa bassa. Quando ti
chiamo devi venire. Te lo sei scordata? Le prese la testa tra
le mani e la scroll.
Lasciala in pace disse Emmet.
Oh, le piace.  vero che ti piace? Facevamo la lotta
come due alligatori, per la miseria.
Ormai  troppo vecchia.
Billy si raddrizz e prese in mano la sigaretta. E che
caspita! Credi che non conosca il mio cane?
Emmet lo fiss, poi distolse lo sguardo.
Billy sollev la birra, rovesci la testa all'indietro e il
pomo d'Adamo and su e gi finch non ebbe svuotato la
bottiglia.
Va be' disse. Mi presti due soldi, babbo?
Per cosa?
Per cosa. Per non morire di fame. Ho otto dollari in
tutto e un assegno che non posso incassare fino a luned.
Perch non l'hai incassato prima di venire qui?
Perch non l'ho incassato, ecco perch. Allora, mi presti
qualcosa, s o no?
Emmet tir fuori il portafoglio dalla tasca e si aggiust
gli occhiali sul naso per guardarci dentro. Ho solo un biglietto
da venti.
Pu bastare. Billy si mise la banconota nel taschino
della camicia e guard di nuovo il cane, che si era risistemato
per terra vicino a Grant. Il cane lo guard a orecchie
basse.
Billy cominci a tormentarsi la mosca.
Be', Grant disse. Mi ha fatto piacere vederti. Se non ti
scoccia che dico cos.
Perch dovrei?
Perch dovresti?
Gi.
Perch...? Spost lo sguardo da Grant a Emmet e poi
di nuovo su Grant. Perch se sei qui vuol dire che mio fratello
non ha ancora trovato tua figlia, ecco perch.
Grant lo guard negli occhi azzurri. La prima volta che
aveva sentito nominare Billy Kinney era stato su in quota,
i primi giorni, quando stavano ancora al motel. Lo sceriffo
era passato a dire che quel giorno si sarebbe assentato, che
doveva andare ad Albuquerque. Angela lo aveva guardato
con occhi in cui si leggeva un solo pensiero, una sola domanda,
sempre: Che cosa sai? Non  niente, aveva detto
lo sceriffo. Devo andare a tirare fuori di galera mio fratello
minore, torno prima possibile. Erano rimasti stupiti: era la
prima volta da quando lo conoscevano che lo sceriffo non
era sembrato a loro completa disposizione, dedito unicamente
ai loro bisogni. Non potevano obiettare, non potevano
criticare, ma non potevano neppure sopportare quella
defezione, perch in essa era implicito il messaggio che con
il tempo le indagini, le forze dell'ordine, i volontari, i giornalisti,
il mondo, sarebbero passati ad altro.
Perdio, Billy disse Emmet, inclinando il dondolo in
avanti e stringendo la mano sul bracciolo. Cosa ti prende?
Cosa? A me, niente. A te, piuttosto. Cercavo solo di
essere gentile.
Perch non vai a fare il gentile da qualche altra parte?
Cristo santo, non volevo offendere nessuno. E lui lo sa.
Vero, Grant?
Grant bevve un altro sorso. Ci vediamo, Billy.
Billy guard prima uno e poi l'altro e scosse la testa. Butt
la sigaretta per terra e scese i gradini di corsa. Un momento
dopo si ud il rombo della El Camino e la luce dei
fanalini posteriori si allarg per terra all'angolo della casa.
Per un attimo si vide il paraurti posteriore, poi l'auto spar
sollevando schizzi rossi di terra. Sentirono che si allontanava,
il motore in folle all'incrocio con la strada della contea,
un'accelerata roca, ma nessuna sgommata, e dopo qualche
secondo il rumore svan del tutto.
La lampadina sopra la porta della baracca dei macchinari
si accese automaticamente e illumin un sipario di terra che
aleggiava sospesa, di cui sentirono in bocca il sapore.
Ti devo delle scuse, Grant.
No, Emmet. Ho un figlio anch'io. Sono ragazzi.
Billy non  pi un ragazzo. E io sono vecchio. Ero troppo
vecchio, quando l'abbiamo avuto. Chiss se  per questo.
Emmet guardava il caff nella tazza. Grant guardava
il buio. Un pipistrello scese nero in picchiata nel cono di
luce per acchiappare una falena e vol subito via, silenzioso come un pensiero.
Ti dico una cosa riprese il vecchio. Anche se so che
non si dovrebbero dire certe cose ad alta voce. Ma se potesse
tornarne a casa uno solo, tra tuo figlio e mio figlio, voterei per il tuo.
...
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...
CAPITOLO 10.
...
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...
Il pick-up viaggiava sull'interstatale sotto una luna bassa e
la volta di stelle sempre pi fievoli. Uno Chevy blu biposto,
cassone lungo, di tre anni, in buone condizioni. Nessun
adesivo sui paraurti, nessuna decalcomania. Niente porta-
fucili. Aveva il cruise control impostato su 125 chilometri
all'ora, cinque pi del limite, tutte le luci accese e niente di
particolare, tranne la targa di un altro Stato. Viaggiava in
direzione nord e, se nella cabina oltre all'uomo al volante
c'erano passeggeri o bagagli o altro, dovevano essere in basso,
dove non si vedevano. A quindici chilometri dall'uscita,
in un tratto in salita, lo Chevy cambi corsia per superare
un autocarro che trasportava sul pianale aperto un enorme
masso nero, una specie di monumento, poi rientr sulla destra
e il SUV grigio metallizzato che lo seguiva fece lo stesso e
accese i lampeggianti rossi e blu, rossi e blu, gettando lampi
silenziosi nel buio che precede l'alba.
L'agente rimase a bordo a controllare la targa. Il ragazzo
sul pick-up strizz gli occhi, abbagliato dai fari nello specchietto
retrovisore, e lo inclin in modo da non averli pi
in faccia.
La luna in lontananza aveva urtato contro un margine
nero di cielo, contro la cima piatta di una mesa, e sembrava
avere la base schiacciata sul deserto in un campo stellare.
Stelle mischiate, sconosciute; un cielo strano. Con la testa
mezza fuori del finestrino, il ragazzo scrut, incredulo e frastornato,
finch finalmente non trov Pegaso e, partendo
da l, le altre: Cefeo, Cassiopea e Andromeda, la figlia del
re, incatenata nuda alla rupe a guardare il mare, derelitta.
Non era bravo a scuola, ma gli piaceva l'astronomia. L'idea
che gli astri fossero l, al loro posto, prima ancora di avere
un nome, prima ancora che occhi umani li vedessero, lo
affascinava.
L'agente si avvicin e gli punt la torcia in faccia, quindi
la spost sul sedile del passeggero illuminando un sacco a
pelo rosso arrotolato e un borsone verde, la cerniera semiaperta
che lasciava intravedere un nido grigio di calzini. Sotto
il borsone, sul pavimento, c'era una valigetta portautensili
di tessuto con i manici di pelle e una fibbia di ottone.
Sembrava piena e pesante.
L'agente abbass il fascio di luce e rimase inquadrato
dal finestrino, met testa e met cappello illuminati dai fari
dell'auto. Sotto la tesa del cappello aveva occhi neri e una
faccia liscia con una lama nera di baffi. Sulla giacca c'erano
le mostrine del dipartimento dello sceriffo, ma era troppo
giovane per essere sceriffo. Chiese al ragazzo patente e libretto.
Punt la torcia prima su un documento e poi sull'altro
e quindi di nuovo in faccia al ragazzo, abbagliandolo.
Questa  la tua patente? Nella voce aveva la cantilena
di una terra diversa, di gente diversa, antichissima.
S.
Avresti diciassette anni.
Il ragazzo aspett.
 vero?
S.
Quando hai cominciato a distruggerti i polmoni con
quelle schifezze?
Il ragazzo guard la sigaretta tra le nocche. Come,
scusi?
Sei il diciassettenne pi vecchio che abbia mai visto.
Il ragazzo aspett. Perch mi ha fermato?
Hai sorpassato senza mettere la freccia. Chi  Grant
Courtland?
Mio padre.
Il veicolo  suo?
S.
Sa che lo hai preso tu, che sei qui?
In che senso?
Come sarebbe a dire in che senso? Tuo padre nel
Wisconsin sa che sei venuto nel New Mexico con il suo
mezzo?
Sa che l'ho preso.
Ma non sa dove sei?
No.
L'agente lo guard. Cos'hai combinato?
Dove?
Nel Wisconsin.
Niente rispose il ragazzo.
Qualcosa avrai fatto.
No, niente.
S, invece. Se te ne sei andato...
Il ragazzo continuava a guardare l'agente. L'unico rumore
che si sentiva era quello del motore della sua auto in folle.
Dopo un minuto l'agente si sporse verso di lui e inclin la
faccia in un modo strano, come per annusarlo.
Da dove vieni?
In che senso?
 la seconda volta che mi chiedi in che senso. Voglio
sapere dove sei stato prima di arrivare qui.
Per un po' sono stato in California.
In California.
S.
A far cosa?
Come, scusi?
Che cosa sei andato a fare in California?
A vedere il mare.
L'agente lo fiss. Mi stai dando delle risposte poco convincenti,
sai?
Il ragazzo aspett.
Hai rubato il pick-up a tuo padre?
C' una denuncia di furto?
Ti ho fatto una domanda.
No. Me l'ha prestato.
Te l'ha prestato.
S.
L'uomo raddrizz la testa e guard la strada nella direzione
dove l'ombra dell'autocarro avanzava lunga e sottile
nel buio. Fece oscillare lentamente il fascio di luce da una
parte e dall'altra come soppesando la torcia. Ordin al ragazzo
di scendere e andare dietro al pick-up che si era fatto
prestare dal padre, alla luce dei fari dell'autopattuglia.
Era quasi l'alba, sfumatura viola a est. Il ragazzo fum e
butt a terra la cicca e la schiacci con la punta della scarpa.
Nell'aria c'era un odore asciutto di salvia e ginepro e sassi e
polvere, un odore freddo, e quando si fu spenta, la sigaretta
continu a emettere fumo bianco. Settembre, pens. I primi
di settembre. Le stagioni cambiavano, ma non erano le
sue stagioni e lui non riconosceva i segni. Rabbrivid e cerc
di scuotere via il dolore sotto la rotula. Aveva dormito un
po' in un'area di servizio, con il sacco a pelo sotto la testa
a mo' di cuscino, poi per il freddo e il dolore avevano cominciato
a dargli fastidio ed era ripartito.
Gli occhi neri dell'agente apparvero nel lunotto posteriore,
sopra il sedile del passeggero, poi scomparirono. Fra
la strada e una mesa c'era una distesa di erba chiara da cui
spuntavano cespugli scuri di creosoto come gobbe di mostri
marini. A una trentina di metri di distanza c'era un'antilocapra.
Corna a spirale, aguzze, un occhio di ossidiana
fisso sul ragazzo. Il ragazzo la fiss a sua volta, con gli occhi
che gli facevano male, e pens al cinese che si chinava e gli
apriva le palpebre con il pollice e l'indice e gli trafiggeva
la retina impotente con il suo ago di luce, le dita odorose
di gomma. Ciao, Sean, sono il dottor Lee. Luci bianche
dietro l'ago di luce, poi l'esplosione improvvisa di dolore
alla gamba aveva trasformato le luci nel suo campo visivo in
comete e in mezzo a quelle scie luminose c'era la macchina,
il fuoristrada che era sbucato dagli alberi e aveva bloccato
di colpo le ruote nella polvere, le lenti gialle dell'uomo al
volante e l'espressione della sua faccia che non era un'espressione
ma solo occhi gialli mentre la jeep slittava. E poi
il ragazzo doveva essersi addormentato di nuovo perch si
era svegliato parlando. Rispondendo a domande, quando
si era reso conto di rispondere a domande. Non si sentiva
pi la gamba, come se gliel'avessero tagliata. Sua madre e
suo padre da una parte e un altro uomo che lo guardava
dall'alto, un uomo imponente con la divisa da sceriffo, con
il cappello da sceriffo in mano, la faccia seria che voleva
essere da amico.
Bene, Sean. Bravo. Ora ti spiego che cosa devi fare. 
molto importante. Ho bisogno che tu non dica a nessuno,
assolutamente a nessuno che non sia della polizia, le cose
che mi hai appena raccontato.  chiaro? Chiunque ti chieda
qualcosa, tu rispondi che non ti ricordi. Non ti ricordi
niente, n occhiali da sole, n plaid, niente di niente. Hai
capito?
Lo fissavano tutti. La madre il padre il cinese lo sceriffo.
Pensi di riuscirci, Sean?
Vieni qui ordin l'agente.
Il ragazzo si avvicin e guard dentro la cabina. Calzini
e magliette sparse sul sacco a pelo srotolato e, per terra, la
valigetta di tessuto rovesciata con gli attrezzi sparpagliati. Il
cassetto portaoggetti aperto, tutta la roba ficcata dentro a
caso come per tappargli la bocca. Non dire niente, Dudley.
Non dire una parola.
L'agente chiese: Che cos'hai fatto alla gamba?
 tutto a posto, quindi?
Tuo padre t'ha prestato anche gli attrezzi in quella
borsa?
Qualcuno. Qualcuno  mio.
Sicuro?
S.
Un giorno mio padre  entrato un momento in casa per
andare al cesso e quando  tornato nel garage la sua sega da
banco non c'era pi. Gliel'aveva presa qualcuno. In prestito,
forse.
Non sono stato io.
L'agente si volt di lato e sput.
Sai cosa ti dico? Che mi sembri uno stupido bianco in
cerca di guai. Non vogliamo tipi come te in questa citt e
neanche in questa strada. Ricevuto?
Il ragazzo guard al di l del pick-up verso est, dove stava
spuntando l'alba. Le stelle, i loro re e le loro creature spazzate
via dalla marea di luce.
Fratello, l'aveva chiamato l'uomo con gli occhi gialli.
Ricevuto rispose. Ma devo fare il pieno. Pensavo di
fermarmi a fare il pieno.
L'uomo alz il fascio di luce come una grande spada.
C' un distributore Shell tra venticinque chilometri, uscita
151 disse. Hanno tutti i tipi di carburante.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Febbraio. Giornate uggiose e plumbee e fredde. Lui seduto
in sala da pranzo con la testa china sui compiti e lei che scendeva
le scale e passava senza fare rumore diretta in cucina,
in pantofole e vestaglia, spostando l'aria con il suo odore
di sonno. La guardava versare l'acqua dalla caraffa-filtro e
restare davanti al lavello con il bicchiere stretto al petto e gli
occhi fissi sulla finestra.
Un'ora dopo la scuola, un'ora prima del buio.
Vuoi andare da qualche parte? le chiese. Penna immobile
stretta fra le dita.
Si volt come sorpresa. I capelli un drappo senza vita. Gli
occhi nascosti nell'ombra.
Potremmo andare a fare la spesa, le disse.
No, tesoro. Le comparvero sulla faccia frammenti di un
sorriso, poi torn a voltarsi verso la finestra. Hai bisogno di
soldi? gli chiese, sollevando il bicchiere e bevendo.
Lui scosse la testa. Lei si strinse il bicchiere al petto.
Non l'hanno ancora tolto da l, disse pi a se stessa che
a lui.
Il ventisette febbraio, era. Due giorni prima avrebbe compiuto
diciannove anni. Loro due erano tornati a casa da tre
mesi. Il padre era nel Colorado, nella stessa stanza al motel
dove avevano vissuto insieme.
Il ragazzo prese la giacca e le stampelle e usc dalla porta
sul retro e and sul lastricato ghiacciato fino al casotto di
lamiera e apr la porta e si ferm un minuto sulla soglia a
guardare la scrivania del padre, con il fiato che si condensava
in nuvolette a forma di fungo nell'aria fredda. La tipa con
la gonna. Le gambe nude. Che si era alzata sorridendo e gli
aveva stretto la mano. Una cliente, aveva detto il padre.
Usc dall'ufficio muovendosi su strani attrezzi, complicato
sferragliare di stampelle, pala e rastrello. In questo modo
arriv davanti alla casa e sul marciapiede e svolt nella strada
sotto le braccia nere del platano su cui si arrampicava sempre
con Caitlin e si gir a guardare indietro. Alla finestra non
c'era nessuno.
Era uno scoiattolo, le quattro zampe divaricate come per
abbracciare la strada, il mondo, e il cranio spappolato, conservato
dal freddo. La nettezza urbana aveva detto che sarebbero
venuti a toglierlo, ma non si erano ancora visti.
Si appoggi alle stampelle e lo guard. Perch non sei
rimasto nel tuo nido, stupido?
Avvicin i denti del rastrello alla carcassa e la pala squadrata
alla coda folta e increspata, ma qualcosa di appiccicato
all'asfalto impediva al rastrello di spingere il corpo sulla pala.
Dovette infilare la pala a mo' di spatola sotto la coda e le
zampe posteriori, la pancia e infine la testa, sollevando l'animale
con un rumore come di strappo. Reggendo rastrello e
stampelle con una mano, si chin sulla gamba sana e sollev
la pala con il suo carico e la tenne orizzontale mentre apriva
il sacco nero, ve la infil con cura e la inclin per far cadere
nel buio la carcassa irrigidita. Attorcigli i due lembi del
sacco e li annod e inforc di nuovo le stampelle e guard
indietro e alla finestra non c'era nessuno.
Che cosa era in grado di dirle per consolarla?
Che cosa sapeva?
Ricordava tutto fino al momento in cui era stato investito,
era volato in aria, si era visto volare come se la cosa non
lo riguardasse, aveva sentito un altro impatto. Di l in poi
nient'altro, a parte il nuovo luminoso dolore della frattura.
Quanto al resto.
Il resto continuava per la sua strada senza di lui, malgrado
lui. Cose che non avrebbe dovuto sapere, che non poteva
sapere, ma non per questo meno vere. Come se al momento
dell'impatto fosse andato in pezzi qualcos'altro, oltre al suo
ginocchio. Come nei fumetti che una volta gli piacevano
tanto: la normalit resa fantastica da cataclismi casuali, dalle
leggi imperscrutabili del caso.
La sensazione era di vergogna. Come accucciarsi vicino
alla finestra della cantina a origliare. Non potevi dire di sapere
senza dire come avevi saputo: mi sono accucciato a
origliare.
E chi gli avrebbe creduto, comunque? Nemmeno lui ci
credeva. Lui meno di tutti.
Che cos' successo lass, Sean?
Quello che vi ho detto. Quello che vi ho detto e basta.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
La ragazza super la curva e il fratello non le grid di fermarsi
e lei continu a correre gi per la discesa sterrata, per
quaranta, sessanta metri, prima di girarsi e tornare indietro
di qualche passo e poi correre sul posto, con le mani sui
fianchi. Fece due passi verso la strada, lui usc arrancando
dall'ombra, piegato sul manubrio, senza dirle niente, e lei si
volt e continu a correre senza guardarsi indietro.
La luce era pi fievole in quel punto. La foresta pi fitta
e pi selvaggia a mano a mano che salivano, come se si fossero
addentrati in uno strano ecosistema che prosperava ad
alta quota e in assenza di ossigeno. Doveva essersi chiesta
fugacemente a cosa servisse quella strada e dove portasse.
Un attimo prima che lei la calpestasse, una lucertola grossa
come il dito di un uomo guizz sulla sabbia rossastra e spar
fra l'erba.
In seguito si sarebbe convinta di aver presentito cosa stava
per succedere. Si sarebbe convinta di aver visto e non
visto qualcosa fra gli alberi, di averne percepito il respiro o
l'odore, o semplicemente di averne intuito l'occulta presenza
poco lontano. Ma forse era soltanto il fatto che, a posteriori,
sembrava il tipo di cosa che succede su strade come
quella, in boschi come quello. In ogni caso era sopraggiunto
come un mostro fra gli alberi, a una velocit incredibile,
stritolando rami caduti, sferzate e scricchioli di ramoscelli
sulla carrozzeria, e poi il rombo tutto a un tratto libero da
ogni ostacolo, che l'aveva spinta a proteggersi la testa con
le braccia, lo stridore delle gomme che inchiodavano e slittavano
e l'urto contro quello che, a giudicare dal rumore,
sembrava il povero palo di ferro di uno stop, seguito da un
tonfo carnoso e da uno spostamento d'aria che in realt era
il ragazzo, che andava a terminare il suo volo contro un
tronco d'albero.
Si alz una nebbia che pareva sangue nebulizzato e dietro
quella nebbia c'era l'auto, il SUV, il fuoristrada, che si era
fermato perpendicolare alla strada come una barricata, immobile
e silenzioso.
Sean non era nella nebbia di terra rossastra. Non era sulla
strada. Caitlin vide la bici, incongrua chiazza arancione in
mezzo al verde, e cap che doveva essere l anche il fratello
perch era naturale che fosse dov'era la bici. Poi per vide
muoversi qualcosa pi vicino, un braccio che si levava in
una sorta di pigro saluto dai cespugli ai piedi dell'albero, e
si avvicin con una punta di irritazione nel cuore - mi stai
rovinando la corsa - e poi disse merda, e gli si inginocchi
accanto, la nebbia rossastra tutto intorno come aria colorata
in un sogno. Il pallone viola del ginocchio e la gamba piegata
in una posizione inconsueta.
Merda, ripet, merda.
Ma non vedeva sangue, non c'era sangue da poter fermare
con le mani o con un laccio improvvisato. Lui prov ad alzare
di nuovo il braccio, ma lei gli disse: No. Non muoverti.
Stai fermo dove sei. Hai sentito cosa ti ho detto? C'era puzza
nell'erba, come se un animale avesse marcato il territorio.
Guard il fratello e la macchia sui pantaloni che l per l aveva
preso per sudore si era allargata e continuava ad allargarsi.
Gli mise una mano sulla spalla e disse: Oh, Dudley.
No, disse lui, e lei sollev la mano.
Sean? Mi senti?
Il ragazzo aveva gli occhi chiusi, strizzati. Da un'unghiata
sulla faccia cominciavano a stillare gocce scarlatte. Il cinghino
del casco era affondato nella piega del collo. Il casco, sulla
testa, sembr annuire.
Non fare cos, gli disse. Non muovere la testa. Non muovere
niente, okay? Gli pos di nuovo la mano sulla spalla e
con l'altra apr lo zaino e frug finch non riconobbe al tatto
il proprio telefono. La sensazione di quel piccolo oggetto
familiare, intatto, le riemp il cuore di sollievo. Rilassati, gli
disse. Non  niente di grave, e trascin il pollice sul display
e guard il segnale.
Quass non prende, disse una voce alle sue spalle e lei
fece un salto, l sulle ginocchia, e lanci un gridolino come
un corvo.
L'uomo era proprio dietro di lei. Era arrivato senza fare
il minimo rumore. Di una stazza disumana, a prima vista.
Si sfregava il collo come se avesse lavorato per ore e si fosse
interrotto per andare a vedere come stavano quei due ragazzi
sul ciglio della strada. Il movimento della mano sul collo
faceva un rumore carnoso, intimo, e una parte della mente
di Caitlin vi si sofferm. Si sofferm sul fatto che lo sentiva
cos chiaro.
Non c' segnale, ribad l'uomo. Non c' mai. Alz l'altra
mano e le mostr un piccolo telefono nero, come se fosse
una prova.
Caitlin guard il proprio. Riprov a chiamare osservando
il display e contemporaneamente l'uomo.
Sono arrivato sulla strada e me lo sono trovato davanti,
disse l'uomo. Come un cerbiatto. Non ci credevo. Un ragazzino
in bicicletta quass? Per la miseria, quante probabilit
ci sono?
Fece un passo avanti e si accucci con un unico movimento
e quella nuova posizione - o forse la rapidit e la facilit
con cui vi si era accomodato - lo trasform da gigante
eretto in un essere con il baricentro molto pi basso, per il
quale stare accucciato era pi naturale, un primate. Scrutava
il ragazzo da dietro le lenti gialle.
Come stai, fratello? chiese e lei fu tentata di dire: Non
parlargli. Odorava di resina e benzina e sudore e stando l le
portava via qualcosa. Dopo un momento cap che cosa: la
sensazione di essere la pi grande. La pi forte. La responsabile
della situazione.
Per... poteva darsi che l'uomo fosse un esperto in materia
e conoscesse la procedura da seguire in montagna in caso
di incidenti. Era il modo in cui era vestito: camicia beige
stirata, cintura nera lucida, jeans nuovi e un bel paio di scarponi
e un berretto da baseball pulito, marrone chiaro. Gli
guard meglio la cintura per vedere se c'era appeso qualcosa,
gli guard la camicia e il berretto in cerca di stemmi o mostrine.
Guard oltre le sue spalle l'auto, la jeep, che bloccava
la strada. E non vide nulla che le dicesse di non diffidare, di
non stare attenta.
Hai preso una brutta botta, eh, fratello?
Il ragazzo non si mosse. Aveva gli occhi chiusi. Il rosso
infiammato del graffio sulla guancia si era allargato a tutta
la faccia e al collo. Era il colore di cui diventava quando si
arrabbiava o si vergognava.
Penso che sia svenuto, disse l'uomo.
Sean, disse Caitlin. Sean, apri gli occhi.
L'uomo disse: Lascialo dormire. Ne ha bisogno per riprendersi.
Caitlin diede una scrollatina alla spalla del ragazzo. Sean,
apri gli occhi.
Meglio di no, disse l'uomo.
 mio fratello, replic lei in tono piatto, senza guardarlo.
Non conviene comunque, insistette l'uomo. Sempre accucciato,
fece un passo avanti e premette due dita sul collo
del ragazzo.
Ha un battito furioso, disse. Dopo che ebbe tolto la
mano, a Caitlin sembr di avergli visto una vera.  il trauma,
disse l'uomo sposato. Aiutami a caricarlo in macchina.
No, esclam lei, non lo tocchi.
Okay, okay, disse l'uomo.
Potrebbe avere una lesione spinale. Si volt. Ha un plaid
o qualcosa del genere?
Un plaid?
Qualcosa per coprirlo. In caso di shock.
Shock? Come se fosse una parola a lui sconosciuta. Non
si mosse. Poi disse: Vado a vedere.
Quando l'uomo si fu allontanato, Caitlin strinse pi forte
la spalla del fratello e premette di nuovo il pollice libero sulla
tastiera del cellulare. Eddai! Lo scroll. Allung il braccio
e lo punt in tutte le direzioni. Lo sollev in alto sopra la
propria testa.
Vai, disse il ragazzo.
Cosa? Cos'hai detto, Sean?
Si sent sbattere una portiera, poi scarponi che scricchiolavano
sul terreno a indicare che l'uomo stava tornando.
Come aveva fatto a non sentire scricchiolare gli scarponi,
prima? L'uomo teneva in mano un quadrato di stoffa ripiegato,
color militare, e quando lo allarg e lo scosse si avvert
un odore intenso, animale. Lo lasci cadere dall'alto sul ragazzo
e si accovacci di nuovo nella sua posizione scimmiesca
per aiutarla a rimboccarglielo intorno.
A un certo punto. Caitlin sollev un lembo del plaid e
frug nello zaino e trov il telefono del ragazzo e lo tir fuori
e glielo mise nel palmo della mano. Le dita vi si strinsero
attorno come un ragno moribondo. Sean? chiam. Nulla.
Le palpebre erano chiuse ma non a riposo, la pelle delicata
fremeva di lievissime contrazioni. Come se fosse tornato
bambino e lei lo stesse guardando in attesa che parlasse nel
sonno (per poterlo raccontare la mattina dopo a colazione,
con i genitori che cercavano di non ridere e lui che diventava
tutto rosso).
L'uomo si era alzato ed era dietro di lei, leggermente a
sinistra, e dopo un po' anche Caitlin si alz e cominci a
pulirsi le ginocchia. Continu anche quando sulla pelle non
c'era pi terra, ma solo segni rossi.
Okay, disse l'uomo. Sar meglio andare.
Si volt a guardarlo. Era alta, uno e settantadue, quasi
tutta gambe, e lui con gli scarponi non era pi alto di lei.
Ti porto gi in macchina, fin dove il cellulare comincia a
prendere. O dai tuoi. O dallo sceriffo. Dove vuoi.
E lui? esclam. Lo lasciamo qui?
Qui sta benissimo. Non gli succeder niente. L'uomo agganci
i pollici alla cintura e le fece una specie di sorriso.
Non aver paura, disse, e fino a quel momento Caitlin non
ne aveva avuta.
Non ho paura, rispose. E che non ha senso. Scenda lei in
macchina fino a dove il cellulare prende e chiami il 911, gli
dica dove siamo.
L'uomo la guardava da dietro le lenti gialle. Forse non hai
capito, disse. Ti sto offrendo un passaggio. Dove puoi telefonare
o fin dallo sceriffo, se preferisci. Ma se non vieni anche
tu, be'... Non so se da solo scendo fin gi.
Caitlin fece in modo che non le si leggesse in faccia alcuna
emozione. Si trattenne dal guardare di nuovo il telefono che
aveva in mano. Quando replic, le sue parole furono come
pietre che cadono sulla sabbia.
Che cosa sta dicendo?
Sto dicendo che ho investito questo ragazzo e non ho
granch voglia di beccarmi una denuncia da suo padre.
Caitlin incroci e scroci le braccia.
La sua posizione peggiorerebbe, se se ne andasse, gli fece
notare.
No, ribatt l'uomo. Anzi, migliorerebbe.
Io l'ho vista. Ho visto la sua macchina.
Signorina, hai idea di dove siamo?
Lei guard le lenti gialle. C'era una donna che lo aspettava?
Che dormiva con lui?
Se vuoi scappare, scappa. Vai al diavolo, brutto stronzo,
non abbiamo bisogno di te.
Per piacere, disse ad alta voce. Per piacere.
L'uomo sospir. Senti, disse. La situazione  questa. Resta
qui con tuo fratello, rischiatela. Magari io telefono, magari
no. Magari lui va in shock e ti muore sotto gli occhi. Oppure,
dopo che me ne sono andato, prova a scendere di corsa fino a
dove il cellulare prende e telefona tu. Oppure scendi in bici,
anche se dubito che funzioni, a occhio. Se vieni con me, nel
giro di dieci minuti troviamo il campo e chiami chi vuoi.
Appena c' il segnale ti lascio scendere, se  questo che vuoi, e
quando arrivano ti riportano su lo sceriffo o tuo padre. Le
alternative sono queste, signorina, prendere o lasciare. Sbrigati
a decidere, per. Cominci a tastarsi le tasche - jeans, camicia
beige - in cerca delle sigarette o delle chiavi o di qualcos'altro
che non trovava. Pensaci, mentre io faccio manovra.
Si allontan e lei guard la strada, da una parte e dall'altra,
salita e discesa. Le cime degli alberi che sembravano svenire
sotto il vento, i raggi del sole che cadevano di ramo in
ramo fino a toccare un punto a caso sul terreno. O forse non
a caso, pens. Forse erano sempre gli stessi rami, sempre lo
stesso punto nel terreno, giorno dopo giorno, il sole fisso nella
sua traiettoria e i rami fissi al loro posto e nulla era casuale,
tranne gli occhi che li vedevano da quel punto di vista preciso
a quell'ora precisa del giorno. Vide il volto della Madonna
e il ricordo di quella grotta silvestre - i pioppi bianchi, il
freddo della panchina, l'odore del cioccolato e il rumore di
lui che masticava disperatamente - la assal come un ricordo
d'infanzia e la lasci affranta.
Si inginocchi e gli tocc di nuovo la spalla.
Sean, io adesso vado. Devo scendere fino a dove c' segnale.
Torno subito con mamma e pap. Con un'ambulanza.
Poi scendiamo tutti insieme. Okay? Tu devi solo stare qui
sdraiato. Torno subito, te lo prometto.
Stava per alzarsi, ma si blocc. Sean aveva mormorato
qualcosa.
Cosa? gli chiese. Sean?
No, le disse.
No cosa?
Non andare.
Vuoi che resti qui?
No.
Che cosa vuoi che faccia?
Il viso rosso, inerte. Solo un tremito di sogno nelle palpebre.
Mormor ancora qualcosa, con voce roca, flebile, e lei si
chin per sentire. Cosa? chiese, con voce quasi altrettanto
flebile, e trattenne il fiato, guardandogli le labbra.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Il vecchio Chevy che il figlio gli aveva lasciato aveva ancora
una buona ripresa in salita, ma Grant non provava nemmeno
a sorpassare i camion carichi di legname e gli autotreni
che arrancavano su per i tornanti. Si accese una sigaretta
e guard le montagne tutto intorno, le fitte pinete e, ogni
tanto, una macchia di pioppi ingialliti, quasi un difetto nel
verde. In cima al passo c'era uno spiazzo asfaltato, un punto
panoramico, una tregua dopo tutte quelle curve tremende:
irresistibile per una famiglia che veniva dalle grandi pianure
e non aveva mai visto un paesaggio del genere.
Perch lo chiamano Continental Divide se non divide
esattamente in due il continente? aveva chiesto suo figlio
mentre erano in posa, con il panorama sullo sfondo, davanti
a uno sconosciuto che li inquadrava e cercava il pulsante
della macchina fotografica. Perch  qui che le acque si dividono,
aveva risposto la figlia. I fiumi a est di questa linea
sfociano nell'Atlantico e quelli a ovest nel Pacifico.
Guardavano lontano, tutti e due, come se si potessero vedere
i torrenti e i fiumi che scorrevano diligentemente verso
i due oceani.
Grant attravers l'abitato e, arrivato al Black Bear, parcheggi
e and al banco. Ho una fame da morire, aveva
detto Sean. Sai che novit, aveva detto Caitlin. Alcune teste
si alzarono a guardare, poi osservarono meglio e tornarono ai
loro sandwich, alle loro zuppe. Waylon Reese si affacci dalla
cucina e lo salut con un gesto, meccanicamente, poi per
gli and incontro e gli strinse la mano. Gli domand come
stava, e Grant rispose che non poteva lamentarsi, e chiese a
sua volta notizie della famiglia di Waylon, e Waylon distolse
lo sguardo e rispose che stavano bene, tutti bene, grazie.
Era stato uno dei pi generosi, Waylon Reese. Sandwich
e caff gratis per gli uomini dello sceriffo e dell'FBI e per
i volontari. Era salito sui monti con tutta la famiglia, con
Julie e i due figli, ad aiutare nelle ricerche. Aveva tenuto
esposta la foto al Black Bear molto pi a lungo degli altri.
Era un brav'uomo, Waylon Reese. Volt pagina sul
blocco delle comande e, con gli occhi fissi sul foglio, chiese:
Che cosa ti porto, Grant?
Un colpo di clacson. Alz la testa. Il semaforo era verde.
Premette l'acceleratore, svolt l'angolo e percorse la
vecchia strada passando davanti al campo giochi della
scuola e al municipio, e arriv all'ufficio dello sceriffo.
Dentro c'era l'odore leggermente acido di legno e di
polvere che hanno certe chiese. Pavimento di legno che
scricchiolava, rastrelliera con i fucili in piedi, allineati
come canne d'organo. Guard la bacheca sopra la testa del
giovane vicesceriffo e si sent mancare il cuore: tra le altre
segnalazioni, la foto di sua figlia. I denti bianchi, il sole
negli occhi, i capelli neri al vento, come quando correva.
Era la foto scattata in cima al passo dallo sconosciuto.
Grant e Angela e Sean, cielo e montagne, erano stati tagliati
via. L'aveva vista migliaia di volte e immancabilmente si
sentiva morire.
Il vicesceriffo gli disse di andare pure e quando Grant
buss allo stipite della porta Joe Kinney ruot sulla
poltroncina girevole, che protest con un cigolio secco.
Guarda chi si vede disse. Si alz e Grant entr e gli strinse
la mano. Lo sceriffo aveva i capelli pi bianchi e pi radi,
sempre pi simili alla testa canuta e scarmigliata di suo
padre. Al contrario di Emmet, per, Joe era ancora tonico
e robusto, con una pancia piatta e dura che portava come
se fosse tenuto a farlo per contratto.
Grant gli spieg che gli era venuta voglia di fare un salto
al Black Bear e Kinney, infilando i pollici nella cintura,
sentenzi che era un locale che valeva il viaggio.
Nell'altro ufficio il vicesceriffo apr un cassetto, lo
richiuse e borbott qualcosa.
Le dispiace se chiudo un attimo la porta, Joe? domand
Grant e lo sceriffo rispose: No, figuriamoci. Chiuda e
si accomodi. Vuole che dica a Donny di portarle un caff?
No, grazie. E questione di un minuto.
Ho tutto il tempo che vuole.
Sulla scrivania un walkie-talkie emise un sibilo. Grant
sapeva quanto pesava nella mano e che odore aveva, di pelle
e di elettronica. Sulla destra, accuratamente posizionata
con orgoglio paterno, c'era la foto della figlia di Kinney a
cavallo, durante un rodeo, con il cappello da cowboy che le
sventolava dietro la testa.
Kinney gli offr una sigaretta. Grant la prese e si sporse in
avanti per farsela accendere. Lo sceriffo ne accese una anche
per s e disse: Tutto a posto, gi al ranch?
Insomma disse Grant e l'altro esclam: Merda, non
mi dica che  di nuovo caduto dal tetto...
No, no, non  questo.
Salire sul tetto alla sua et...
Non  questo ripet Grant. Guard con aria critica la
punta della sigaretta.  che non so se sa che Billy  tornato
a casa.
Lo sceriffo si appoggi allo schienale e fece un tiro. L'ultima
volta che ho avuto sue notizie, era nel Nevada.
Grant si spost pi avanti sulla sedia per scrollare la sigaretta
nel portacenere di vetro. No.  tornato. Ho pensato
che preferisse saperlo, sempre che gi non lo sapesse.
Grazie del pensiero, Grant. Ma immagino che se ci fosse
qualche problema mio padre me l'avrebbe detto.
Grant annu. Non spetta a me, Joe. Ma suo padre e
Billy... Voglio dire, suo padre sta invecchiando.
Lo sceriffo fece un mezzo sorriso. Lo so. Ma se sta cercando
di dirmi che mio padre non  in grado di gestire quel
disgraziato di mio fratello... be', Grant, a quest'ora dovrebbe
conoscerlo.
Non sto cercando di dirle niente, Joe. Probabilmente
avrei fatto meglio a starmene zitto. Ho solo pensato che
preferisse sapere che  tornato a casa, tutto qui.
Il walkie-talkie emise un crepitio che fece venire a Grant
un immediato, automatico batticuore. Kinney lo sollev, lo
guard corrucciato e lo pos di nuovo.
Grant disse: Bene. Spense la sigaretta e cominci ad
alzarsi. Ma lo sceriffo lo ferm con un gesto e disse: Aspetti
un momento. Anch'io ho una cosa da dirle, Grant.
Okay.
Si tratta di Angela.
Cosa?
Ha ricominciato a telefonare. Giorno e notte, a tutte
le ore. Come state procedendo, sceriffo? Qual  il piano?
Che cosa pensate di fare per ritrovare mia figlia? Chiama
in continuazione e... non so come altro dirglielo, Grant, ma
ho l'impressione che sia un po' fuori fase. Mi dispiace per
quello che le  successo, per quello che vi  successo, a tutti
e due. Per... Alz una mano e la lasci ricadere.
Grant si guard le mani. Le due dita mozzate. Aveva gi
sentito lo sceriffo usare quel tono: la prima volta, la prima
mattina, quando aveva chiesto che cosa ci faceva un quindicenne
tutto solo in cima a quella montagna.
Kinney scosse la cenere dalla sigaretta e rimase a fissare il
portacenere. Aveva qualcosa da aggiungere, ma non subito,
non quel giorno. Alle sue spalle c'era la grande mappa verde
del Front Range; in pochi metri quadrati di carta e inchiostro,
milioni di posti impervi e dimenticati da Dio in cui
poteva trovarsi una persona. Dopo quanto tempo smetti di
cercarla, se non  tua figlia?
E se lo ?
Mi dispiace, Joe disse Grant. Le parler.
Kinney scosse la testa e spense la sigaretta. Ho solo pensato
che preferisse saperlo, tutto qui. Fece il giro della scrivania
per aprire la porta e accompagn Grant. Sulla porta
Grant si volt e gli strinse di nuovo la mano.
Grazie per non averla tolta disse.
Lo sceriffo non si gir a guardare la bacheca. Abbass
gli occhi e sfreg il pavimento di legno con la suola di una
scarpa e osserv lungamente il segno che vi rimase.
Non credo sia ancora uscito sui giornali, non li ho letti,
ma ho sentito da un collega ieri di una ragazza del Texas
rapita quando aveva dodici anni. Trascinata a forza su una
macchina davanti a casa quindici anni fa. L'hanno ritrovata.
Era nel garage del rapitore, a meno di venti chilometri
da casa sua. I vicini non si sono mai accorti di niente. Dicono
che non l'hanno mai vista. N lei n la bambina che ha
partorito nel frattempo.
Lo sceriffo alz lo sguardo. Ha ventisette anni, adesso.
E una figlia che ha l'et che aveva lei quando  stata rapita
e che non conosce altro del mondo se non quel garage. Inspir
dalle narici e scosse la testa.
Grant lo guard negli occhi.
Non sapevo se dirglielo o no mormor Kinney. Alla
fine ho deciso di s.
Grant annu. Grazie, Joe.
Che diamine. Lo sceriffo si ricompose. L'avrebbe saputo
comunque dai giornali.
...
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...
CAPITOLO 14.
...
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...
Dopo l'acquazzone Angela cammin su marciapiedi bagnati
e sotto alberi che gocciolavano, mentre le nuvole in cielo
si sfaldavano come stoffa marcia. La vecchia biblioteca di
mattoni non c'era pi, sostituita da quella nuova, che aveva
un'alta facciata tutta di vetro, come una chiesa. C'era una
storia dietro. Durante i lavori di costruzione, la gente aveva
preso a chiamarla Lindsay Suskind Library perch era stata
Lindsay Suskind a rotolare all'indietro in carrozzina sulla
rampa di accesso per disabili della vecchia biblioteca, ed era
stata la madre di Lindsay Suskind, Jeanne, appena entrata
nell'ordine degli avvocati, a minacciare di far causa.
Marciapiedi ampi e lisci, adesso, porte in vetro ad apertura
automatica a livello strada e corridoi larghi come viali
fra gli scaffali. Entrare nella nuova biblioteca era come
entrare in un orto botanico, piante e gorgoglio di acqua
corrente, fasci di luce naturale dall'alto. Ma l'odore della
nuova biblioteca era lo stesso di quella vecchia: carta, rilegature,
vago sentore di muffa. Come l'odore degli autobus,
era odore d'infanzia. Di ragazze che vanno in giro da sole in
una giornata estiva, lunghe giornate vuote, abbronzature e
gelati e sguardi insistenti di ragazzi. Di uomini.
Angela si ferm a guardare i libri appena usciti. A prenderne
uno. Posarlo. Sceglierne un altro.
Su uno sgabello dietro il bancone c'era una bibliotecaria
anziana e cicciottella che lavorava anche nella biblioteca
vecchia e che sorrideva come se ti riconoscesse anche se
erano passati anni. Angela le porse il libro e guard oltre
le sue spalle: un uomo giovane con un anellino d'argento
all'orecchio, seduto davanti allo schermo di un computer e
nient'altro.
Lindsay Suskind lavora ancora qui? domand alla
bibliotecaria.
La donna consult un registro e sorrise. Oh, s.  in
pausa pranzo.
Angela si guard intorno.
Rientra fra un quarto d'ora, se vuole aspettarla.
Angela prese il libro e la tessera. Grazie, non importa.
And al bar della biblioteca e ordin un espresso. Si
sedette a uno dei tavoli pi piccoli e apr il libro.
La ragazza era parcheggiata a uno dei tavoli pi grandi e
leggeva, pescando di tanto in tanto con la forchetta in un
Tupperware. In un estremo tentativo di farsi perdonare, o di
risarcirla per i danni subiti, la nuova biblioteca aveva messo
Lindsay al prestito, lavoro in cui eccelleva. Angela aveva
sentito dire che dopo un anno che lavorava l si era laureata
in biblioteconomia seguendo i corsi serali all'universit
dove insegnava suo padre, quello che si portava a letto le
studentesse, e la biblioteca le aveva dato la promozione
che le spettava. Mike e Jeanne, separatamente, tendevano
entrambi a vantarsi della figlia pi di quanto non facessero
ai tempi in cui correva.
Angela ricordava il giorno in cui Caitlin era rientrata
dalla piscina Owensby, i capelli ancora bagnati, magra e
abbronzatissima in bikini, cos bella che lei stessa se n'era
stupita. Un po' come se una donna nuda le fosse entrata
in casa all'improvviso. Sei tornata a casa cos? stava per
dirle, quando Caitlin si era buttata umida e piangente fra
le sue braccia.
Cosa c', tesoro? Cos' successo? Aveva pensato subito
al peggio: uno stupro, una gravidanza, l'HIV. Si era sentita
precipitare in un buco nero. La fine di tutto. Una figlia 
la tua vita; non c'era altro da dire. Il suo corpo  l'unico
corpo, il suo cuore l'unico cuore. L'amore pi assoluto, pi
terribile.
Il sole di luglio bruciava attraverso i vetri della cucina.
Ronzio di aria condizionata. La ragazza non riusciva a
parlare, o forse non voleva; era scossa dai singhiozzi (la
sensazione di quel corpo stretto al suo, la pelle umida e
calda di sole, la carne morbida e soda, l'odore di piscina,
di cocco, di sole che aveva sulla pelle, sui capelli bagnati!)
Calmati, dimmi cos' successo, raccontami, tesoro...
Aveva sentito le sirene, ricord in seguito.
Lindsay, aveva balbettato Caitlin dopo un po'. Oh,
mamma, che paura... e Angela l'aveva abbracciata pi
forte mentre il suo cuore gridava: Grazie a Dio grazie a
Dio grazie a Dio, e solo dopo aveva pensato a sua sorella
Faith che si tuffava dal pontile.
Angela ricordava anche il giorno, un giorno limpido
di dicembre circa una settimana dopo essere tornata dal
Colorado, in cui aveva sentito suonare alla porta e si era
trovata davanti una ragazza mora sulla sedia a rotelle e per
un attimo, per una frazione di secondo, aveva pensato:
Caitlin.
Chiuse il libro, si avvicin e la ragazza alz la testa.
Sorrise nel riconoscerla e poi, quando la riconobbe per
davvero, smise di sorridere.
Signora Courtland disse. Oddio. Buongiorno.
Scusa se ti disturbo, Lindsay. So che sei in pausa
pranzo. Volevo solo salutarti.
La ragazza chiuse il libro e pos la forchetta. Si figuri.
Oddio. Pos una mano sul polso di Angela. Vuole
sedersi?
No, stavi mangiando...
La prego, si sieda.
Angela scost la sedia dal tavolo e si sedette. La ragazza
la osservava, la scrutava con i grandi occhi castani. Per un
attimo ad Angela parve di sprofondarvi. Perch era venuta?
Che cosa pensava di poter dire a quella ragazza che un
tempo accompagnava in macchina di qua e di l, nutriva e
seguiva come una figlia?
Signora Courtland, ha delle...? Voglio dire, ci sono
delle...?
Oh replic Angela. No, no. Scusa, avrei dovuto dirtelo
subito.
 solo che non viene mai in biblioteca. Voglio dire, 
la prima volta che la vedo. E cos ho pensato che magari...
Angela scosse la testa.
Mi dispiace tanto disse la ragazza.
Un uomo and al bancone e ordin qualcosa a bassa
voce, come se non volesse farsi sentire da nessuno, e la barista
si accinse a prepararglielo.
Ho visto Ariel stamattina disse Angela.
Ah, s?
S. Ho fatto una supplenza.
Ah, s?
Angela cap che la ragazza non voleva farle vedere che era
stupita, ma non ci riusciva, non era capace di nascondere
quello che provava: il suo cuore aveva sofferto troppo.
Mi scusi disse Lindsay. Pensavo che non fosse pi...
S, ma adesso sono passati mesi.
Lindsay annu. Si  comportata bene? Ariel, intendo.
S.
Angela si guard le mani posate sul libro. Sembravano
appartenere a qualcun altro. Aveva male al cuore.
A casa  diventata insopportabile disse la ragazza.
Mi dispiace, Lindsay.
Lindsay si strinse nelle spalle.  un'et difficile, l'adolescenza.
Non mi riferivo a quello. La guard negli occhi. Mi
dispiace per come ho reagito quel giorno, quando sei venuta
a trovarmi a casa.
Lindsay scosse la testa. Non si preoccupi, signora Courtland...
Non sarei dovuta venire cos, senza preavviso. Dev'essere
stato uno shock.
S. Ma era tutto uno shock. Tutto quanto. Non sapevo
che cosa dirti.
Non importa.
S, invece. Non sono nemmeno mai venuta a trovarti
all'ospedale. Dopo l'incidente. Ti chiedo scusa anche per
quello.  stato bruttissimo da parte mia.
 difficile per le persone...
Eri amica di mia figlia. Io ero amica di tua madre. Sarei
dovuta venire.
Lindsay abbass lo sguardo e per un attimo Angela la
vide in elevazione, una gamba tesa in avanti e l'altra ripiegata
come un'ala, che saltava l'ostacolo. Senza sforzo. Magnifica.
Veniva Caitlin disse Lindsay. Tutti i giorni dopo la
scuola. O dopo l'allenamento. Non me lo dimenticher
mai, signora Courtland.
Angela sorrise. Lindsay sorrise. Senza pensare, Angela allung
una mano per asciugarle le lacrime, prima una guancia
e poi l'altra.
Mi dispiace esserti venuta a cercare cos. Mi dispiace
averti intristito. Volevo solo parlarti.
Non mi ha intristito. Mi ha fatto piacere vederla.
Angela si alz per andare.
Signora Courtland? disse Lindsay.
S?
So che cosa  successo.
Angela si ferm.
Tra mia mamma e suo... e il signor Courtland. Tanti
anni fa. Lo so. So che  per questo che lei e mia mamma non
siete pi amiche. So che  per questo che lei non  venuta a
trovarmi all'ospedale.
Angela la guard stupita. Poi le venne in mente, ma era
come un ricordo perduto, o sepolto. Aveva dimenticato cosa
aveva provato un tempo nello scoprire che suo marito era
stato - stava - con Jeanne Suskind. Pens a sua madre nella
casa di riposo, che a volte la chiamava Faith e le chiedeva:
Dov' Angela? La mente smetteva di funzionare o correggeva
semplicemente la rotta, allontanandosi dal dolore? Non
avevano detto di Caitlin alla nonna, n intendevano dirglielo.
L'anziana donna sarebbe morta senza aver mai perduto
la nipote.
 stato tanto tempo fa, tesoro disse Angela dopo un
po'. Non ha pi nessuna importanza.
Lo so. Ma con Caitlin a volte ne parlavamo. Penso che
ci avesse reso pi amiche. Quasi sorelle. Anche se a dirlo
sembra strano.
Angela annu e sorrise. Sono contenta di averti visto,
Lindsay. Per piacere, salutami tua madre.
Certo. E per piacere... Gli occhi le si riempirono di
nuovo di lacrime. Per piacere, torni a trovarmi.
La ragazza la guard andare via. Da dove era seduta la
vide varcare le porte di vetro automatiche della biblioteca e
fermarsi ad aprire lo sportello di nickel satinato della buca
per la restituzione dei volumi, sollevare il libro e infilarcelo
dentro. Rimase ferma un momento, come per aspettare di
sentire il tonfo sordo in fondo allo scivolo, poi lasci richiudere
lo sportello e se ne and.
...
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...
CAPITOLO 15.
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...
Si ud un fischio e tre ragazze dalle gambe nude partirono
velocissime sulla pista nera, code di cavallo al vento, ma poi
rallentarono ridendo e deviarono verso il prato dove altre
ragazze erano sdraiate a fare stretching. Non erano velociste,
si allenavano per la campestre, e per la maggior parte
frequentavano il primo anno del liceo mentre Caitlin era
all'ultimo, ma conoscevano tutte sia lei che lui, e appena una
di esse alz gli occhi e lo vide, e diede un colpetto sul fianco
alla sua vicina, lui si volt e se ne and zoppicando.
Cielo di un azzurro intenso e dolente, prime chiazze
d'autunno sugli olmi e le querce.
Gli scuolabus se n'erano andati da un pezzo e davanti
all'edificio non si vedeva n sentiva niente, a parte i
moschettoni che sbattevano contro l'asta vuota della bandiera
producendo quel suono vuoto e argentino, e quando arriv
alla strada svolt verso sud, verso la ferrovia, VFW stava per
Veterans of Foreign Wars e i reduci di guerra lo avrebbero
accolto con grandi saluti e gli avrebbero messo in mano una
stecca da biliardo e gli avrebbero raccontato storie di scontri
terrificanti nella giungla durante i quali ragazzi non molto
pi grandi di lui, amici, fratelli che erano al loro fianco, un
attimo dopo non cerano pi. Decapitati. Tagliati in due.
Non lo lasciavano fumare n bere. Lo chiamavano il Giovane
Americano. Giuravano che avrebbero trovato lo stronzo che
gli aveva ridotto la gamba in quello stato e gliene avrebbero
date tante, a quel figlio di puttana, che li avrebbe implorati
di sparargli in un occhio. I vecchi reduci non sapevano
niente di Caitlin, che era al suo fianco e un attimo dopo non
c'era pi.
Prima che arrivasse alla ferrovia, un pick-up rallent e
accost al marciapiede, il finestrino dalla parte del passeggero
si apr e al volante cera suo padre. Il ragazzo si ferm e lo
Chevy blu anche.
Ero venuto a prenderti a scuola, disse suo padre. Su e gi
per i corridoi. Dov'eri?
A fare un giro. Il ragazzo aveva le vertigini. Il sole nel
cielo sembrava uno yo-yo. Che cosa fai qui?
Volevo parlarti.
Il ragazzo aspett.
Non di Caitlin, disse. Sali, disse, e il ragazzo prese fiato.
Si tolse lo zaino dalla spalla e si iss sul sedile.
Dove andavi?
Da nessuna parte. A fare un giro.
A fare un giro, ripet il padre. Allora il ginocchio va
meglio.
Il ragazzo fece spallucce. Anche con i finestrini aperti,
sul pick-up cera un odore particolare, umano, umido, come
di letto da cui ci si  appena alzati. Odore di lungo viaggio
in solitudine. Innumerevoli sigarette e caff. Sudore acre
e altri umori, altre emanazioni, pensieri compresi, raccolti
nell'abitacolo lungo miglia e miglia come rugiada sui vetri.
Lo Chevy attravers i binari sobbalzando e Grant gir
a sinistra e pass davanti al circolo VFW con il cannone
antiaereo puntato verso il cielo. La bandiera sbiadita si
allontanava appena dal pennone per poi riavvicinarsi.
La zia Grace  piuttosto preoccupata per tutti questi giri
che fai.
 per questo che sei venuto?
No, sarei venuto comunque.
Perch?
Volevo parlarti, te l'ho detto.
Potevi telefonarmi.
Al telefono si pu parlare solo se l'altro ti risponde. Hai
perso di nuovo il cellulare?
Mi  morta la batteria. E quindi ti sei fatto tutta sta
strada per parlarmi?
Non ti sembra un motivo sufficiente?
Proseguirono in direzione sud, oltre il centro, lungo Old
Airport Road. Grant era appena stato a trovare Angela, nella
cucina di Grace, seduti a tavola uno di fronte all'altra, lei
che teneva la tazza fra le mani delicate, una luce strana negli
occhi scuri. Come se stesse guardando una scena che non
aveva niente a che fare con quella cucina, con lui. C'era una
mattina che non riusciva a dimenticare, gli aveva detto.
Un bimotore Piper correva parallelo allo Chevy sulla
pista. Si alz in volo e subito vir e punt verso di loro, come
se volesse attaccarli. Pass rombando sopra la loro testa,
oscurando il sole, poi prosegu ondeggiando in direzione
ovest. Quando Sean era piccolo venivano l a guardare gli
aerei decollare e atterrare e Grant gli aveva raccontato la
storia del bisnonno, che aveva fatto il navigatore durante i
raid aerei contro la Germania ed era stato abbattuto. Uno
degli uomini dell'equipaggio, tornato in patria due anni
dopo, aveva raccontato di averlo visto che si lanciava con
il paracadute e di averlo perso nel cielo buio, e quando
l'avevano fatto prigioniero si aspettava di trovarlo nel campo
di concentramento e, finita la guerra, di trovarlo all'ospedale
militare e poi negli Stati Uniti. Invece non aveva mai pi
rivisto il bisnonno di Sean. Non lo aveva pi rivisto lui, n
nessun altro.
Quella storia a Sean aveva fatto venire in mente un'altra
storia, di un uomo caduto dal cielo in una foresta lontana
dalla guerra e dalle citt, una foresta nera e dimenticata dove
uno poteva camminare per anni senza mai trovare l'uscita e
senza mai incontrare nessuno. A casa, sua moglie e suo figlio
piangevano sulla sua tomba, ma lui era vivo nella foresta e
dopo un po' si dimentic di cose come le guerre, le citt e le
famiglie e divent come i cervi, i gufi, le volpi. Una creatura
silvestre. E come le creature silvestri un giorno mor, non
per la guerra, o per mano di un altro uomo, ma perch era
diventato vecchio e non ce la faceva pi ad andare a caccia e
a proteggersi dalle altre creature silvestri.
Penso che dovresti tornare con me nel Colorado, disse
Grant.
Perch?
Non sembri molto felice qui.
Dovrei essere felice?
Grant lo guard.
Il ragazzo afferr il tutore sui jeans, le barre d'acciaio ai
lati del ginocchio, e se lo aggiust con uno strattone. E la
mamma?
La mamma cosa?
Non dicevi che aveva bisogno di me?
Grant annu con aria assente. Penso che in questo momento
per lei sarebbe pi importante che tu tornassi su con
me. E mi aiutassi a cercare.
Per un po' il ragazzo non disse nulla. Poi: Mi ha fatto un
regalo. Cos. Senza motivo. Indovina cosa mi ha regalato.
Cosa?
Un aeroplanino.
Grant osserv la faccia del figlio, pi magra rispetto
all'anno prima, come tutto il resto. I baffetti biondi che
avrebbe dovuto cominciare a radersi. Erano anni che i modellini
non gli interessavano pi, bench avesse ancora polverosi
caccia di pattuglia nei cieli della sua stanza.
Sean, disse. La mamma ti ha mai parlato di sua sorella
Faith, la sua gemella?
Quella che  annegata?
S.
No. Me l'ha detto Caitlin.
Che cosa ti ha detto?
Che la mamma aveva una sorella gemella che si chiamava
Faith che  morta annegata da giovane.
Grant annu. Avevano sedici anni, disse. La tua et. I
loro genitori, i tuoi nonni, destate prendevano in affitto
una casa sul lago. Facevano il bagno, si stendevano al sole
sul pontile. Un giorno lasciarono sole le figlie per andare in
paese. Lasciarono Grace, che era piccolina, con le sorelle.
Grace and fino in fondo al pontile e cadde nel lago. Ti d
noia se fumo?
No.
Si accese una sigaretta e continu, descrivendo quella
giornata come gliel'aveva descritta Angela una notte, poco
prima che nascesse Caitlin (una lunga notte di insonnia, di
paure che le eruttavano improvvise dal petto): loro erano sulla
veranda che si davano lo smalto alle unghie dei piedi, in
casa al telefono a parlare con un ragazzo, non erano abituate
a badare alla sorellina, di solito se ne occupava la madre.
Nell'attimo in cui avevano sentito qualcosa cadere nell'acqua
si erano guardate e avevano visto riflessa nell'altra la propria
espressione di immediata consapevolezza. Immediato terrore.
Erano corse come una sola fino in fondo al pontile, si erano
tuffate. Angela aveva visto la piccola Grace sul fondale, fra le
pietre, come una bambola affondata. L'acqua non era profonda
ed era riuscita subito a prenderla e a tornare su battendo i
piedi, aggrappandosi al pontile gridando: L'ho trovata, l'ho
trovata. Ma Faith non era tornata in superficie. Era ancora
sott'acqua a cercare, aveva pensato. Angela aveva issato Grace
sul pontile e l'aveva messa a pancia in gi per farle sputare
l'acqua e poi l'aveva girata sulla schiena e mentre le soffiava
dentro la bocca per riempirle d'aria i piccoli polmoni pensava
a tutte e due le sorelle: quella che stava cercando di salvare
con la respirazione bocca a bocca e quella che non c'era, che
non stava tornando a galla. Aveva la sensazione che, essendo
gemelle, la parte gemella di s dovesse essere in grado di tuffarsi
per andare a salvare Faith, la sua gemella. Le sembrava
che sarebbe dovuta riuscire a essere sul pontile ma anche di
nuovo nell'acqua, in due posti contemporaneamente.
La punta della sigaretta brill e Grant lasci uscire il fumo
lentamente.
Riprese: Alla fine Grace toss e ricominci a respirare. E
mentre la sorellina tornava alla vita, tua mamma sentiva l'altra
vita spegnersi, sparire da dentro di lei. Cos mi ha raccontato.
Si rituff nel lago a cercare, torn su a controllare che
Grace fosse ancora sul pontile, ancora in lacrime, e si tuff di
nuovo. Era gi passato troppo tempo. Sentiva l'altra parte di
s scivolare via. Svanire.
Grant guardava lontano, come se stesse guardando l'acqua
del lago. Faith aveva calcolato male la profondit, aveva
battuto la testa contro una pietra e i polmoni le si erano riempiti
di acqua. Era finita sotto il pontile, nell'ombra.
Grant fece un ultimo tiro alla sigaretta e la spense.
Il ragazzo aveva trovato degli album di fotografie nel garage
della zia Grace, con le pagine di plastica che si staccavano
con il sonoro bacio del tempo e mostravano le gemelle appena
nate, poi bionde il giorno del compleanno, poi adolescenti
che, con i loro lineamenti puri e rudimentali, sembravano
figlie di sua madre pi di quanto lo sembrasse sua sorella.
Dopo i sedici anni, ne restava una sola. Osservando quelle
foto Sean si era chiesto se in un altro mondo, un mondo
parallelo, la gemella una volta cos bella e felice fosse rimasta
bella e felice o se si fosse trasformata pure lei nella donna
esaurita e confusa che continuava a vivere in questo mondo.
Non sapeva che cosa dire. Capiva che sua madre era in
lutto non solo per una figlia, ma anche per la met perduta
di se stessa.
Questo per non cambiava nulla.
La scuola era appena cominciata, disse, e Grant rispose
che poteva andare a scuola anche lass, oppure a Denver;
bisognava informarsi.
Hai la patente adesso, vero?
S.
E riesci a guidare? Lanci un'occhiata al ginocchio.
S.
Gli porse le chiavi, sfil dal portafoglio tre biglietti da
venti dollari e gli porse anche quelli. Gli disse di andare a
casa dopo cena, prendere il vecchio Chevy verde, fare il pieno
e poi tornare dalla zia Grace a fare i bagagli. Per essere pronto
a partire alle sette in punto l'indomani.
Tua madre lo sa, disse.
...
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...
CAPITOLO 16.
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...
Era una casa modesta ma bella, con il tetto spiovente e grandi
finestre al piano terra che prendevano sole sia al mattino che
alla sera. C'era stato un periodo in cui, arrivandoci in macchina,
le si allargava il cuore come quando vedeva il mare,
come quando vedeva le montagne. Era una casa che aveva la
forma della sua vita, di tutto ci che amava. Una casa solida.
Ben tenuta. La casa di un carpentiere. Grant aveva costruito
con le sue mani la camera da letto sopra il garage, quando
Angela aspettava Sean, e quando era stata pronta Robert e
Caroline che, dall'altro lato della strada, avevano seguito i
lavori, avevano detto che sembrava fosse l da sempre.
Era tardi e il sole stava calando fra gli alberi lavati e gocciolanti.
Sopra la sua testa c'era il grande ramo del platano
dove un tempo era appesa l'altalena. Si rese conto che c'era
un cane che abbaiava, ma solo quando si zitt. Nelle case si
stavano accendendo le luci. Luci di un giallo caldo in abitazioni
dove un tempo andavano a cena, a bere un bicchiere,
a conoscere bambini appena nati. Feste di compleanno in
giardino. Quasi si sorprese di non vedere le sue finestre illuminate,
nessuno a fare i compiti sul tavolo in sala, nessuno
davanti al lavello in cucina.
Un minivan gir l'angolo con i fari accesi e Angela and
verso il portone cercando le chiavi nella borsa. Le trov e infil
quella giusta nella toppa; apr mentre il veicolo avanzava
lentamente ed entr in casa chiudendosi la porta alle spalle
come se fosse tutto normale.
In quel primo momento, in quel silenzio, ud il ticchettio
degli unghioli di Pep che arrivava di corsa. Ma erano
passati anni dai tempi di Pep, il suo cadavere rattrappito
era sepolto sotto l'olmo in una piccola bara di legno di pino
che Grant e Sean avevano costruito insieme. Un'assenza cos
profonda per una creatura cos piccola. Giorni di dolore,
Sean che insisteva per prendere un altro cane.
Vedremo.
Quando? Vedremo quando?
Dopo il Colorado.
Si ferm a guardare il buio al primo piano. L'immobilit
assoluta della casa, il silenzio come sordit pulsante. Odore
di qualche candela consumata, forse, ma per il resto nulla,
nemmeno l'odore della polvere.
Tocc il termostato e aspett di sentire la caldaia che
partiva, poi and in cucina e accese la luce e fece scorrere
l'acqua nel lavello: bisognava, perch i sifoni non dovevano
svuotarsi. Nel lavandino del seminterrato riemp una vecchia
caraffa di plastica e vers un po' d'acqua nello scarico
della lavatrice e in quello al centro del pavimento. Alla fine
non le rest che salire al primo piano. Su c'erano tre lavabi.
Due docce. Due vasche da bagno. Due gabinetti.
Dobbiamo parlare della casa, Angela.
E va bene, parliamone.
 pi di un anno che non lavoriamo, n io n te.
Credevo che il secondo mutuo servisse proprio a questo.
S, ma abbiamo quasi finito anche quei soldi l. Tutti
questi voli avanti e indietro. Le bollette. Le spese mediche.
Grant.
 solo una casa, Angie. Non vuol dire niente.
Solo una casa?
Hai capito cosa voglio dire.
 questo che le diremo? Tesoro, era solo una casa? Non
voleva dire niente?
Si ferm davanti alla camera di Sean in fondo al corridoio.
Ebbe l'impulso di bussare, ma scosse la testa e apr la
porta su una scena fantastica: aerei militari che riempivano
lo spazio interstellare, gli ultimi raggi del sole riflessi su ali e
fusoliere, su uno sfondo di stelle.
Sean andava davanti alla mappa che occupava tutta la
parete come un piccolo esploratore: Questa  la stella polare,
mamma. Segna il Nord. Questa invece  Andromeda.
Sopra di lei, un caccia con un malevolo sorriso da squalo
vir e vibr al tocco delle sue dita.
Richiuse la porta e dopo qualche passo si ferm davanti
a quella di sua figlia. La mano sulla maniglia.
Non devi per forza entrare, disse Faith.
Lo so.
Gir la maniglia ed entr.
Poster. Foto ritagliate da riviste come fanno le ragazzine
da che esistono le riviste. Cantanti al microfono con eccentriche
capigliature, un chitarrista a torso nudo, ma soprattutto
atleti dal fisico straordinario, colti in un momento
magico.
La toeletta bianca era ancora come l'aveva lasciata Caitlin.
Trucchi sparsi. Libri, CD. Regalini delle amiche: un cuore di
gomma con gambe e braccia in piedi su scarpe da pagliaccio
che faceva ciao con la mano. Un portagioie aperto che
conteneva soprattutto elastici per capelli. Foto di famiglia,
foto di amici. Lindsay Suskind e altre tre ragazze immortalate
in un salto, in posizioni casuali, come se levitassero.
Angela passando intravide la propria immagine riflessa allo
specchio, ma non si guard e pos invece lo sguardo sulla
spazzola d'argento, un oggetto che le era sempre piaciuto.
Solido, pesante, il cameo in rilievo raffigurante una giovane
donna con la testa leggermente chinata come per ricevere
una benedizione. L'avevano tenuta in mano generazioni di
bambine, che l'avevano ereditata. Ditata, ditata, diceva
Caitlin da piccola. Era posata con le setole all'ins. Dopo
un lungo momento Angela allung il braccio e la tocc.
Finissimi capelli impigliati fra le setole. Capelli ancora diciottenni,
setosi. Capelli che non sarebbero pi invecchiati.
I suoi trofei, coperti da un sottile strato di polvere. I nastri,
per la maggior parte azzurri, primi premi. Il piccolo
Cristo in croce, molto bello. Il letto rifatto. I cuscini. Una
scimmia di peluche con gli occhi luccicanti, un vecchio orsacchiotto
sbiadito, consumato da infiniti lavaggi, abbracciati
come li aveva lasciati lei.
Nella stanza era arrivato il crepuscolo. Che stanchezza.
Si tolse la borsa dalla spalla e la pos sul letto e tir fuori
il telefono, la bottiglietta d'acqua comprata al supermercato,
il flacone ambrato, posandoli con cura uno accanto
all'altro sul comodino bianco accanto al letto. Poi spost
la scimmia e l'orso e si sdrai con le mani sulla pancia, sul
ventre. La stanza scivol nel buio. Dalle ventole entrava aria
calda. In giardino il cane si mise ad abbaiare rabbioso, il
piccolo Pep tormentato dal gatto grasso e grigio del vicino.
Nel prefabbricato di lamiera una sega prese vita e cominci
a tagliare un pezzo di legno - rovere, o forse acero - mentre
Grant gridava a Sean di spingerlo avanti piano, piano, e da
un momento all'altro la porta di casa si sarebbe spalancata e
la sacca da palestra sarebbe caduta dall'altezza dei fianchi di
Caitlin a terra con un tonfo allegro e lei avrebbe avuto una
fame spaventosa, Mamma... a che ora si mangia?
...
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...
CAPITOLO 17.
...
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...
Nella foschia dell'alba, il ragazzo pass davanti a una stazione
di servizio subito dopo lo svincolo ed entr nel paese
da cui l'agente gli aveva ordinato di stare alla larga. Imbocc
Main Street alla velocit indicata dai cartelli, trov un
parcheggio libero e mise nel parchimetro due monete da
venti centesimi, e poi una terza.
La porta del bar si apr con un sommovimento di campanellini.
Il ragazzo si ferm un momento ad assaporare
quell'odore caldo, antico: secoli di caff, secoli di bacon.
Tintinnio sommesso di coltelli nei piatti. Una ragazza gli
disse: Dove vuoi. And a sedersi su uno degli sgabelli
al bancone. La ragazza fece il giro per versargli il caff e
porgergli il menu. Aveva i capelli neri e il viso tondo dei
nativi, ma nativi di dove? Sean non lo sapeva. Ordin un
panino dolce.
Nient'altro?
Con burro e marmellata, per piacere.
La ragazza lo guard meglio. Sembrava tutto muscoli
sotto il giubbotto di jeans e, dato che zoppicava, l per l
aveva pensato rodeo, ma gli scarponi non erano quelli
giusti e non aveva cappello. Sembrava che avesse dormito
per terra. Immagin di toccargli i capelli biondi, anche se
erano sporchi.
Si strinse la coda di cavallo nel pugno e lo guard negli
occhi. Douglas in cucina fa dei pancakes da paura, e costano
solo un dollaro pi dei panini dolci.
Il ragazzo guard alcuni uomini dietro di lui, intenti a
masticare.
No, grazie rispose e con un sospiro, con l'aria di aver
fatto tutto il possibile, la cameriera se ne and. Un minuto
dopo scatt un tostapane. Gli mise davanti il piatto e and
alla cassa.
Ti  piaciuta la colazione, Gabe?
Spero di sopravvivere. L'uomo strizz un occhio nella
direzione del ragazzo e tir fuori dal portafoglio un biglietto
da venti dollari. Il cassetto si apr con un ricco tintinnio
di monete.
Arrivarono altri clienti e la cameriera serv vari piatti stracolmi,
tenendoli in equilibrio sulle braccia. A un certo
punto ne pos uno davanti al ragazzo, un grande pancake
fumante. Quando torn al bancone, era ancora l, intonso.
Gli avvicin una ciotolina e disse: Vero sciroppo d'acero.
Il ragazzo fin il panino con la marmellata. Grazie, ma
non lo mangio.
La cameriera mosse la testa come un uccello. Perch?
Dietro di lei si affacci un uomo al passavivande. Era
alto, con uno stuzzicadenti in bocca. Si chin a guardare.
Un occhio scuro fisso sul ragazzo e l'altro che vagava sul
mondo.
Ho mangiato il panino. Mi basta rispose il ragazzo.
La cameriera guard l'uomo affacciato al passavivande e
quello dopo un po' se ne and borbottando. La cameriera
si volt verso il ragazzo, ritir il piatto e si volt ancora per
buttare il pancake nella pattumiera. Quando girava la testa,
la coda folta, fremente e viva le ondeggiava come a un'atleta
che corre verso il traguardo.
Il ragazzo usc dal locale e prosegu sul marciapiede fino
a una lavanderia automatica. Guard dentro mettendo le
mani a coppa accanto agli occhi e poi entr. Pensava di
essere solo, ma non lo era: una donna bassa e grassa si volt
a guardarlo sbattendo gli occhi neri e poi riprese a vegliare
sullo sportello di un'asciugatrice, la testa inclinata da una
parte come per cogliere eventuali note stonate nel battito
ritmato. Aleggiava un odore umido e pungente, di ammoniaca,
di piscio. Il ragazzo and al distributore di detersivo,
impil sul telefono alcune monete da venticinque centesimi,
tir fuori dal portafoglio il foglietto e lo guard a lungo.
Aveva smesso di chiamarla al cellulare per il modo in
cui gli rispondeva, per il tono che assumeva quando capiva
che non era la telefonata in cui sperava.
Si mise una sigaretta fra le labbra e lasci cadere due
monete nella feritoia; compose il numero e una voce lo
esort a introdurre altre monete. Esegu, poi accese la sigaretta
e aspett.
Non si pu fumare qui.
Era la donna bassa e grassa, distolta dalla sua veglia.
Il ragazzo annu e le mostr il ricevitore all'orecchio.
 vietato insistette lei. C' anche scritto.
Il telefono aveva smesso di suonare. Il ragazzo volt le
spalle alla nanetta mentre una voce diceva fievole, elettronica,
da grande distanza: Pronto? Pronto?
Pronto, zia? Sono Sean.
Sean? Ti sento malissimo. Da dove chiami? Sei ancora
in California?
Ora sono nel New Mexico.
Nel New Mexico! Cosa... Jordan, smetti di tormentarlo con quell'aggeggio. Ti ha detto di smettere, hai capito?
Ci fu una pausa, rumore di posate, una voce sconfortata di
bambina. Coprendo il telefono con la mano o posandoselo
sul seno, Grace disse: Molto bene. Continua cos, altrimenti
mi arrabbio.
Il ragazzo fece un tiro alla sigaretta e prov una fitta
lancinante al ginocchio. Profonda, tra le ossa. Un dolore
incandescente, atroce. Spost il peso da una gamba all'altra
per spegnerlo.
La zia disse al telefono: Scusa. Ci sei ancora? Pronto?
Sono qui.
Nel New Mexico! esclam di nuovo. Che cosa c' nel
New Mexico?
Un po' di lavoro rispose.
Dovresti tornare a casa, Sean.  un genere di lavoro
che potresti fare anche qui, no?
Sapeva che, se ci fossero state notizie dal Colorado, la
zia gliele avrebbe gi riferite.
C' la mamma? chiese e per un lungo momento parve
che fosse caduta la linea. Dopo un po' la zia disse: Sean,
da quant' che non parli con tuo padre?
Non le rispose. Poi chiese: Perch? E sua zia disse:
Seanie, tua mamma  di nuovo in ospedale.
Sean vide un vago fantasma di se stesso riflesso nel distributore
di detersivo.
Quando?
Due settimane fa. Ha preso troppe pastiglie.
Ha cercato di suicidarsi.
No, no.  stato un incidente, Seanie. E che ne stava
prendendo un po' troppe, di quelle maledette pastiglie.
Lo dicono i medici, che  stato un incidente?
I medici... non dicono niente. La tengono in osservazione
per un po', tutto qui.
Alle sue spalle risuon un aspro segnale acustico e la nanetta
apr l'asciugatrice e cominci a trasferire biancheria
dalla macchina a un cestino di metallo con le ruote. Vicino
al distributore di detersivi c'era una bacheca di sughero
piena di volantini e annunci pubblicitari: camion e attrezzature
agricole in vendita, sgombero cantine, baby-sitter. Il
ragazzo cerc meccanicamente sua sorella fra le altre facce.
Sean? disse la zia. Lui aspir una boccata di fumo, in
silenzio, e lasci cadere la cenere sul pavimento sporco.
Sta bene?
S. Cio. Cosa intendi per bene?
Tacquero entrambi.
Non  in pericolo disse la zia alla fine.  tranquilla.
Riagganciarono e Sean si sparse le monete nel palmo
della mano, le cont e ne mise altre due nel telefono. Compose
un numero preso dalla bacheca e guard la nanetta
che usciva dalla lavanderia spingendo la porta con la schiena,
ondeggiando sotto il peso dei due sacchi da spazzatura
pieni. Non hai diritto di fumare qui dentro disse fissandolo
con occhi neri che sembravano spilli. Non hai diritto
di far venire il cancro anche al tuo prossimo.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Dopo aver parlato con lo sceriffo, Grant ripart verso il passo,
ripercorrendo la stessa salita e poi la stessa discesa, incontro
al crepuscolo che avanzava. Usc dall'autostrada prima della
citt gi in basso e imbocc la strada che si addentrava fra i
monti e portava alla vecchia cittadina mineraria che resisteva
nonostante il rame fosse esaurito da un pezzo. Al Whistlestop
Caf si sent afferrare per un braccio. Ehil. Dove va
cos di fretta? Era Dale Struthers, l'anziano veterinario che
abitava non distante da Emmet. Era con la moglie, Evelyn,
e tutti e due sorridevano cordiali. Lo invitarono a sedersi al
loro tavolo e Grant guard l'ora e rispose che non poteva,
che aveva giusto il tempo di bere un bicchiere e poi doveva
andare a vedere cosa stava combinando Emmet.
Stavamo per farci un salto prima di venire qui. Volevamo
chiedergli se veniva a mangiare con noi disse Struthers.
Poi per abbiamo visto la macchina di Billy e allora...
Abbiamo preferito non immischiarci disse Evelyn.
 tanto che  tornato? chiese Struthers.
Qualche giorno rispose Grant e il veterinario disse:
Ah, s? e alline le posate una accanto all'altra, in ordine,
come se preparasse i ferri per un intervento chirurgico. La
moglie diede un colpetto sul braccio a Grant per liberarlo.
Grant prosegu e and a sedersi al bancone. Salut con un
cenno del capo Jack Portman e il cliente che stava servendo,
uno che non conosceva. Tir fuori le sigarette, poi si ricord
e le rimise in tasca. Jack gli serv una pinta di birra alla spina
e un whisky. Grant bevve il whisky tutto d'un fiato, poi la
birra, e fece segno che voleva il bis. Intanto guardava il bar
e la sala del ristorante riflessi nello specchio dietro il banco.
E nello specchio studi l'uomo seduto qualche sgabello pi
in l. Aveva una faccia anonima che non rivelava niente del
suo carattere.
Nello specchio comparve Maria Valente, che si ferm
davanti a un tavolo di liceali a prendere le ordinazioni. Per
un attimo, prima che tornasse in cucina, a Grant parve che
guardasse verso di lui, ma il suo viso era nascosto da una
cataratta argentea nel vecchio specchio.
Pens di ordinare un altro whisky e un'altra birra. Si sfreg
i moncherini con il pollice e cerc di nuovo nello specchio
l'uomo dalla faccia anonima. Non c'era pi. Ordin un
altro whisky e un'altra birra.
 occupato?
Maria, alla sua sinistra, incroci lo sguardo di Grant
nello specchio. Si sedette sullo sgabello accanto a lui e pos
un piatto in mezzo. Ho preso la bistecca grande con una
porzione di patatine in pi disse. Qui ci sono le posate.
No,  la tua cena.
Scherzi?  grande come un campo da football! Nella
voce di lei, nel modo in cui pronunciava le parole, vibrava
l'eco di un'infanzia in Italia. Grant si rendeva conto di
guardarle spesso la bocca.
Hai finito il turno? le chiese. Maria scosse la testa.
Debbie-Lynn ha telefonato dicendo che non si sentiva
bene. Tradotto: aveva un appuntamento galante. E tu?
Io?
Hai qualcosa di bello in programma per stasera?
Certo. Grant prese una patatina fritta. Io e Emmet
diamo una festa al ranch. Sar una serata memorabile. Dovresti
venire anche tu.
Gi. Festeggiate il ritorno a casa di Billy?
Grant la guard e Maria spieg:  venuto qui oggi.
Con la Gatskill, che si diverte a baciarlo con la lingua davanti
a tutti. Lo guard nello specchio, poi prese il coltello e cominci a tagliare la bistecca. Dopo qualche minuto
anche Grant la assaggi.
Avevano appena finito di mangiare quando accanto a
Maria apparve sua figlia, che pos i gomiti sul bancone e si
sporse a guardare il piatto sanguinolento. Che schifo! Era
completamente cruda?
Carmen, tesoro... Ti ricordi il signor Courtland?
S. Buonasera, signor Courtland.
Buonasera, Carmen.
La ragazza aveva gli stessi occhi e gli stessi riccioli neri
della madre, ma la carnagione ancora pi scura. Era l'unica
cosa che Grant sapesse del padre.
Ecco qua disse la ragazza posando sul bancone una
carta di credito.
Hai fatto controllare l'olio del cambio?
L'ho controllato io.  a posto.
E dove hai imparato come si fa?
Da uno a cui ho dato un passaggio, un autostoppista.
Ma pensa! Bel tipo mia figlia, eh, signor Courtland?
Un trillo allegro e la ragazza guard il telefono. Diede
un bacio sulla guancia alla madre e scese dallo sgabello.
Devo andare, Jenna mi aspetta.
Fate le brave disse Maria.
Anche tu.
E vedi di tornare entro mezzanotte. Non un minuto
pi tardi.
La ragazza attravers la sala e i liceali la guardarono allontanarsi:
uno di loro strabuzz gli occhi e Grant ebbe un
moto di violenza. Si vedeva gi andare l e prenderlo per il
collo.
Cos ha la macchina comment.
Maria alz gli occhi al cielo in segno di stupore. Quando
l'ho vista uscire dal parcheggio, da sola, al volante, ho
pensato Non  possibile. Guardala,  cos giovane!
Lo occhieggi e gli pos una mano sul braccio. Oddio,
scusa!
Grant scosse la testa. Sst. Le tocc la mano.
Quando smont, alle dieci, Maria lo trov dove l'aveva
lasciato, la testa china davanti ai bicchieri vuoti. Ci fu una
mezza scena fuori, sotto la luce gialla dei lampioni, perch
Grant si rifiutava di consegnarle le chiavi della macchina,
ma alla fine se le mise in tasca e sal sulla Subaru di lei. Maria
non si aspettava niente. C'erano state diverse occasioni
in cui sarebbe potuto succedere qualcosa e non era successo,
e a lei andava bene cos.
Grant teneva le mani sulle ginocchia, gli occhi fissi sulla
strada che si srotolava davanti ai fari. Maria accese la radio,
ascolt un momento una canzone country e spense.
 una bellissima ragazza disse Grant.
Chi?
Tua figlia. Carmen.
Grazie.
E in gamba. Molto in gamba. Scommetto che  pronta
a partire per il college con quella macchina.
Maria si volt a guardarlo. Lui si tocc il taschino della
giacca, poi si ferm e rimise la mano sul ginocchio. Puoi
fumare, se vuoi gli disse. Sul serio. Credo di avere anche
l'accendino, non so dove...
Qui disse lui premendo il pulsante. Si mise in bocca la
sigaretta e abbass leggermente il vetro. Quando l'accendino
scatt, lo accost con cura alla sigaretta. Soffiava il fumo
fuori del finestrino e teneva la sigaretta vicino all'apertura.
Alla luce del cruscotto la fede che portava all'anulare era di
un verde dorato.
Bene disse Maria. E Sean?
Sean cosa?
Anche lui si prepara ad andare al college?
Non lo so.
Non lo sai?
No.
Non  un po'....? cominci lei. Non vuoi che ci
vada?
Grant punt lentamente la sigaretta controvento per far
volare via la cenere in uno stormo di scintille.
Maria disse: Scusa. Sono stata indiscreta.
No, figurati.
Sto approfittando della situazione.
Quale situazione?
Lei gli lanci un'occhiata, poi torn a guardare la strada.
Quando rallent prima di una curva, i fari illuminarono
un ciuffo di pioppi, sprazzi di corteccia bianca che
apparvero per un attimo e subito sparirono nel buio.
Dopo un silenzio Grant disse: Fammi una domanda
a cui sono in grado di rispondere. Lei annu e replic:
D'accordo. Sono sempre stata curiosa di sapere che cosa ti
 successo alle dita.
Quali dita?
Maria lo squadr e lui apr la mano davanti a s.
 stato un infortunio? chiese. Con una sega, o qualcosa
del genere?
No. Be', la sega c'entra, ma non  stato un infortunio
sul lavoro.  stato un infortunio da eccesso di bevande alcoliche,
diciamo.
Oh.
C' stato un periodo in cui ci davo dentro.
Oh.
Fra poco c' il bivio.
Lo so. Ma grazie.
Quando arrivarono al ranch, le disse di girare intorno
all'abete e fermare la macchina davanti alla casa vecchia.
Armeggi con la cintura di sicurezza e dopo un po' Maria
si chin a sganciargliela. I capelli neri le caddero sul viso,
profumati.
Forse dovrei venire con te e farti un po' di caff gli
disse. Ne hai, in casa?
La labrador and loro incontro sulla veranda. Maria si
fece annusare la mano e le gratt le orecchie pelose. Grant
tenne la porta aperta e accese la luce e vide subito lo squallore,
il disordine e la trascuratezza tutta maschile. Odore
di biancheria che aveva lasciato accumulare perch non gli
piaceva il rumore della lavatrice, tutto quel ronzare e sbatacchiare,
quel falso cullare.
Fai come se fossi a casa tua le disse.
Dove vai?
Di l, a vedere come sta Emmet. Vieni con me, tu
disse al cane.
Dalla finestra sopra il lavello Maria guard l'uomo e il
cane attraversare lo spiazzo nella luce azzurrognola. Grant
camminava a testa alta, in un modo tranquillo e deciso che
le faceva palpitare il cuore. Aveva provato a immaginarlo
- che quello che era successo a lui succedesse a lei, a sua
figlia - ma non c'era riuscita, nemmeno per un attimo. Alle
persone buone succedeva di tutto. Divina Provvidenza,
sempre. Era un conforto sapere che Dio vede e provvede
sempre, per quell'uomo? Per la sua famiglia? Per sua figlia?
Si mise a cercare il caff.
Grant si ferm ai piedi della veranda di Emmet, davanti
alla finestra del soggiorno. Attraverso il vetro si sentivano
discutere due investigatori alla TV. Aurore elettriche di luce
verde e azzurra lampeggiavano sulle pareti e sui calzini bianchi
del vecchio, posati sul poggiapiedi. Il telecomando era
ritto nella mano lentigginosa, ma gli occhi erano chiusi e la
mascella ispida era aperta, inerte. Grant pens ai suoi figli,
ai suoi bambini, a quando erano piccoli e li portava a letto
in braccio. Il peso del corpo nel sonno, il profumo infantile
della pelle, i mormorii quando li metteva gi. Angela che
aspettava al piano di sotto con un bicchiere di vino in mano,
scalza, i piedi sul divano. Rimase davanti alla finestra del
vecchio a ricordare che era successo sul serio, che era vero.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
L'ascia non era molto affilata ma i ciocchi di pioppo nero
erano secchi e si spaccavano facilmente e le due met schizzavano
via quando la lama affondava nel ceppo, che era il
ceppo dell'albero stesso. Il ragazzo spaccava i ciocchi a met
e poi ancora a met, famiglie di quattro, uno via l'altro,
interrompendosi solo per portarli all'angolo della casa e aggiungerli
alla catasta, sistemandoli in modo che si incastrassero
ordinatamente. La casa aveva l'intonaco di un vago colore
sconfitto e travi di legno che sporgevano dalla facciata
come moncherini. Era circondata da un cimitero di veicoli
e macchine agricole e altri rottami affondati nell'erba alta,
gialla. All'ombra della stretta veranda davanti alla casa c'era
un grosso cane dal mantello pezzato che seguiva con gli occhi
ogni movimento del ragazzo. Sembrava che aspettasse
una scusa per aggredirlo.
Verso mezzogiorno, sotto il sole che batteva implacabile,
il ragazzo and alla pompa a mano vicino alla pi piccola
delle due case, la casita, e dovette insistere parecchio prima
che finalmente rigurgitasse un po' d'acqua e producesse un
getto freddo che sapeva di ferro e di roccia. Mise la testa
sotto la fontana, poi si tir su la maglietta per asciugarsi la
faccia. Quando la riabbass, c'era una ragazza seduta su una
sedia all'ombra insieme al cane. Una ragazza con le braccia
sottili, reggiseno del bikini nero e occhiali da sole tondi,
enormi, le dita dei piedi aggrappate alla ringhiera di legno.
Il ragazzo si accese una sigaretta e rest a fumare all'ombra
della casita.
Dopo un po' arriv l'uomo con due bottiglie di birra e
un panino al prosciutto in un piatto di plastica. Era grasso,
rubizzo, la T-shirt nera che gli tirava sulla pancia e i piedi
strizzati nei sandali. Soffriva di mal di schiena e camminava
come se avesse le catene alle caviglie. Si chiamava Tom
Carl, ma il ragazzo non sapeva se Carl era il cognome o il
secondo nome.
Prese il panino e una delle birre e disse: Non ho tempo
di mangiare adesso, ma grazie.
Tom Carl guard la catasta di legna vicino alla casa. Si
vede che sai lavorare. Non c' bisogno che cerchi di fare
bella figura.
Il ragazzo si guard intorno in cerca di un posto dove
posare il panino e la birra che non fosse il ceppo dell'albero.
Anche noi siamo venuti qui per lavorare disse Tom
Carl, osservando i macchinari arrugginiti del suo regno.
Per passare pi tempo insieme, ristrutturare la casa. Un
progetto di famiglia. Angela ha resistito cinque mesi, poi
ha tagliato la corda e se n' tornata a Phoenix, e adesso mia
figlia conta i giorni. Un giorno o l'altro se ne andr anche
il cane.
Angela disse il ragazzo.
Angela. Mia moglie ribad Tom Carl.
Anche mia madre si chiama cos.
L'uomo lo guard, poi bevve un lungo sorso di birra.
Il ragazzo aveva ancora il panino e la bottiglia in mano.
Da' qua disse Tom Carl e quando ebbe di nuovo le
mani occupate si gir e fece due passi verso la casa, ma poi
si ferm di colpo. Da quant' che sei qui seduta? chiese.
Le unghie dei piedi della ragazza, laccate di rosso, formavano
una collana di rubini al sole. Senza alzare lo sguardo
dalla rivista che aveva in grembo, volt pagina. Dalla notte
dei tempi rispose.
Il ragazzo era all'angolo della casa ad accatastare la legna
quando la ragazza si alz dalla sedia e per stiracchiarsi allung
le braccia verso il soffitto mettendo in mostra la pancia
piatta, le costole come pioli di una scala, e lui pens a
Caitlin e alle sue amiche in calzoncini da corsa e canottiera
aderente, imperatrici scalze delle giornate estive, che cospiravano
tra loro senza sforzarsi minimamente di non farsi
sentire dal maschio di casa, dal ragazzo brutto, grasso e insignificante
che ardeva alla periferia del loro regno.
Il ragazzo che adesso era pi grande di quanto fossero
loro ai tempi. Pi grande della ragazza che aveva davanti in
quel momento.
Forza disse lei e fece una specie di corsetta davanti al
cane. Si chin e si batt una mano sulla coscia. Su, forza
insistette. Agit nell'aria un osso buco. Lo vedi questo?
Lo vuoi? Il cane si alz e la segu pigramente. La ragazza gli
agit l'osso davanti al naso. Disse: Vallo a prendere! E lo
lanci nell'erba alta e splendente. Il cane fece un passo nella
direzione in cui era volato, gir la testa per guardare il ragazzo
che andava verso il tronco mozzato del pioppo e se ne
torn all'ombra e al suo brandello di moquette sporca. La
ragazza gli dava la schiena, immersa nella luce sempre pi
rossa, giovane, una mano sul fianco, sfacciata, bellissima.
Posso scroccarti una siga? chiese.
Era alla sinistra del ragazzo, con una mano sulla fronte
per riparare dal sole i grandi occhiali. Il pozzo bianco dell'ascella
emetteva un lieve olezzo.
Come, scusa?
Mi dai una sigaretta?
Si vide riflesso nelle lenti scure. Le guard i piedi nudi,
le unghie color rubino, impolverate. Tir fuori dalla tasca il
pacchetto schiacciato e glielo porse. Lei prese una sigaretta,
se la infil nel reggiseno e gli porse la stessa mano.
Victoria disse.
Il ragazzo si pul la mano sui pantaloni e gliela strinse,
piccola e calda, e disse come si chiamava.
Cosa ti sei fatto a quella gamba, Sean?
Ho avuto un incidente.
In macchina?
S.
Ti sono rimaste le cicatrici?
Ti conviene andare un po' indietro disse lui.
Lei lo guard sollevare l'ascia e spaccare un altro ciocco,
prenderne una met e rimetterla dritta, sollevare di nuovo
l'ascia. Ogni movimento, ogni pausa, erano pensati, meditati.
Ehi, Sean, posso chiederti una cosa? disse la ragazza.
S.
Cosa ci fai qui?
Qui?
S, qui. Guard il mondo arido intorno a loro.
Mi guadagno i soldi per la benzina.
Per andare da un'altra parte.
S.
Qualche posto in particolare?
No.
Quindi praticamente vagabondi con il tuo pick-up.
Praticamente.
La ragazza annu. Lo guard. Lui si asciug la fronte con
l'avambraccio. In alto, nel cielo, tre grossi uccelli giravano
lentamente in tondo. Pos un altro ciocco sul tronco.
E la compagnia? chiese lei.
Che compagnia?
Non ti senti solo?
Abbass l'ascia sul ceppo e le due met schizzarono via.
Ne prese una e rimase a guardarla come se la fibra gialla
del legno appena spaccato potesse rivelargli qualcosa. Poi la
pos sul ceppo e la spacc in due.
Be', abbiamo tutti bisogno di compagnia, una volta
ogni tanto disse la ragazza. E, senza aspettare la risposta,
si volt e torn in casa e lui, pur sapendo che lei sapeva che
l'avrebbe guardata, la guard lo stesso.
Perch non lei? pensava. Perch non quella ragazza l,
invece di Caitlin? L'idea che nel mondo ci fosse tanta indifferenza,
che avvenissero scelte cos arbitrarie, gli dava il
voltastomaco.
Quando il sole tramont restavano pochi ciocchi da tagliare.
Spacc in quattro anche quelli e li accatast. Sopra
le mesas all'orizzonte sorse una luna gialla. Tom Carl torn
con due bottiglie di birra fresche.
Hai fame adesso?
Fame no, ma sete, s.
Bevvero in mezzo al canto degli insetti. Tom Carl guard
lo Chevy e comment che il ragazzo era molto lontano
dal Wisconsin e il ragazzo replic che non abitava pi nel
Wisconsin. Tom Carl gli chiese dove abitava e il ragazzo
guard la luna e disse che l'ultimo posto in cui aveva avuto
un tetto normale sulla testa era stato in Colorado con suo
padre.
Quanto tempo fa?
Febbraio rispose.
 da febbraio che giri? Che passi da un lavoro all'altro?
S.
Tom Carl bevve un sorso.
C' qualcun altro su nel Colorado con tuo padre?
Il ragazzo lo guard.
Qualcun altro della tua famiglia.
Il ragazzo spost il peso sulla gamba malata e Tom Carl
disse: Non sono fatti miei, lo so. Sono solo curioso di sapere
se tuo padre  l da solo oppure no.
C' un vecchio che vive nello stesso ranch.
Tom Carl sollev il braccio dalla bottiglia e se lo schiaffeggi
con la mano libera per ammazzare una zanzara.
Come mai te ne sei andato? Se posso chiedere.
Il ragazzo rimase a lungo in silenzio. Ripens a una mattina
dura, freddissima. Perseo, uccisore di Ceto, che tramontava
a occidente e il vecchio pick-up verde che non
voleva mettersi in moto, e cos aveva preso quello blu, che
era pi nuovo. Aveva passato cinque mesi al ranch con suo
padre e solo a miglia e miglia di distanza gli era venuto in
mente che suo padre doveva esserci rimasto, a scoprire che
anche il secondo figlio era sparito.
Mi  sembrato che fosse il momento giusto per partire
disse dopo un po', e bevve un sorso.
Tom Carl si pos una mano sulla schiena e fece una
smorfia. Pensavo che magari te n'eri dovuto andare per
qualche problema.
Qualche problema?
S, qualche problema.
Il ragazzo lo guard negli occhi. Poi guard il tramonto e
rispose: No, nessun problema. Cerco solo di guadagnarmi
i soldi per la benzina.
Tom Carl gli mostr la casita e il divano e la doccia che
cadeva direttamente sul pavimento di pietra. Uscendo si
ferm e gli chiese se aveva un cellulare.
L'aveva, ma la batteria era morta.
L'uomo guard la stanzetta. Se hai bisogno di telefonare
a qualcuno, vieni pure di l disse. In casa ho un cordless
che funziona anche fuori. Il massimo della privacy che posso
offrirti  questo.
Il ragazzo lo ringrazi e Tom Carl gli diede la buonanotte
inclinando la bottiglia, e chiuse la porta.
Il ragazzo si tolse le scarpe e le calze e si sdrai sul lettino,
il ginocchio che pulsava per la vecchia lesione e la spalla che
gli rispondeva - muscoli e ossa che continuavano a spaccare
legna - e nel mezzo di quel dialogo tra due dolori si
mise a pensare a suo padre nel Colorado, a sua madre nel
Wisconsin, in ospedale, e a Caitlin chiss dove. Pensava di
non riuscire a dormire, invece si addorment e nel sonno
percorse un sentiero in salita nel bosco, al buio, sulle tracce
di un animale, un cane o un lupo di un biancore che faceva
luce, fra alberi e massi. Teneva il passo con il cane bianco
finch il sentiero non diventava ripidissimo e allora rimaneva
indietro e ben presto si trovava immerso nel buio pi assoluto.
Si aggrappava ai rami degli alberi, cadeva, avanzava
carponi finch tutto a un tratto non se la trovava davanti,
sul sentiero. Pallida e nuda e rannicchiata su se stessa, e bench
fosse piccola piccola lui sapeva che era lei. La chiamava
per nome, ma lei rimaneva con le ginocchia abbracciate al
petto. Lui alzava gli occhi e vedeva che il cane bianco lo
stava guardando. Faceva per prenderla in braccio e il cane
avanzava, allora lui lasciava perdere e indietreggiava. Il cane
avanzava ancora e lui indietreggiava finch a un certo punto
non la vedeva pi, scivolata di nuovo nelle tenebre. Il cane
la raggiungeva e la illuminava con il suo biancore e lui la
vedeva di nuovo, vedeva che era seduta e che era cresciuta.
Si copriva i seni con un braccio e con l'altro gli faceva segno
di tornare indietro. Torna indietro...
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
C'era una mattina che non avrebbe mai dimenticato, disse
Angela. Una mattina limpida, violenta, in cui si era svegliata
nel suo letto nella sua stanza dopo essere stata via
tanto tempo - la prima mattina al ritorno dal Colorado, e
non se l'era sognato, non aveva pensato nemmeno per un
attimo che fosse un sogno - e come aveva aperto gli occhi
aveva capito che Grant se n'era andato. Aveva capito che
non era nemmeno venuto a coricarsi, che aveva dormito
qualche ora in soggiorno, per terra, ed era uscito quando
era ancora buio, o alle prime luci dell'alba, per risparmiarle
quell'addio, quella separazione, per lasciare che si svegliasse
a suo tempo e suo modo. Come le altre volte, come quando
li aveva lasciati per un'altra donna, per un altro letto, disse
Angela. Solo che questa volta non le dispiaceva: ogni attimo
che Grant passava l con lei era un attimo che non passava
in Colorado. Attimi tremendi, detestabili.
Grant prese la tazza e bevve un sorso di caff. Seduto di
fronte a lei in cucina, a met pomeriggio, a met settembre.
Sean era a scuola, i figli di Grace anche; Grace e Ted erano
al lavoro. La casa era come una casa in cui si  consumata
una strage: piatti della colazione nel lavello, un camion
giocattolo sul bancone, il terribile orologio alla parete che
faceva tic tac tic tac. Grant era tornato perch glielo aveva
chiesto Grace. A trovare Angela, a trovare il figlio. La
gamba era guarita, per quanto possibile. La cognata non
gliel'aveva detto apertamente, ma Grant sapeva che voleva
vedesse come vivevano in quella casa piccola e sovraffollata.
Caitlin era scomparsa da un anno e due mesi.
Quella mattina, la prima mattina al ritorno dal Colorado,
Angela era scesa al piano terra in vestaglia. Sean era sul
divano sotto le coperte, libri e quaderni e altre cose della sua
stanza sparse sul tavolino basso. La sedia a rotelle a portata
di mano. Sembrava che dormisse e Angela era passata in
punta di piedi per andare in cucina e aveva trovato il biglietto
di Grant vicino alla caffettiera: Non volevo svegliarti,
eccetera. Era in piedi alla finestra della cucina a guardare
fuori quando l'aveva raggiunta Sean in carrozzina. Lo aveva
guardato, aveva sorriso. Come stai?
Pap  partito?
Non voleva svegliarti. Ha detto che chiamer durante il
viaggio.
Sean si era guardato intorno come se fosse la prima volta
che vedeva quella cucina. Si stava abituando a vedere tutto
da una prospettiva pi bassa. Come se fosse tornato bambino.
Angela si era voltata a guardare fuori. Era una giornata
fredda, desolata. Niente macchine, nessuno sui marciapiedi,
tutti in casa a riprendersi dalla festa del Ringraziamento.
Loro erano andati al ristorante e avevano mangiato in silenzio,
svogliatamente, sandwich di tacchino. Nel locale c'era
un tale silenzio che avevano sentito benissimo il giovane
cameriere in cucina chiedere: Cristo, chi  morto?
Mamma? aveva detto Sean.
Hmm? Si era voltata a guardarlo. S?
Lui aveva sollevato e riabbassato leggermente la gamba.
Niente, aveva detto. Penso che manger un po' di cereali.
Oh, scusa, avrei dovuto chiedertelo. Ti faccio due uova?
No. Ti tosto un panino dolce?
No, solo cereali.
Okay. Aveva aperto sportelli, tirato fuori scatole. Sar
meglio spostare le cose pi in basso, cos ci arrivi anche tu.
Aveva apparecchiato per lui e spostato le sedie e sistemato
sul tavolo le scatole di cereali e il latte e lo aveva osservato
mentre si parcheggiava davanti alla ciotola.
Tu non fai colazione? aveva chiesto.
Se mai, dopo. Ora salgo a fare la doccia. Ti serve altro?
Penso di potercela fare.
Gli aveva toccato una spalla e attraversando il soggiorno
aveva capito - cos disse a Grant - che in casa si era spostato
tutto, come in un puzzle: la stanza di Sean vuota e il soggiorno
trasformato in camera da letto, il letto matrimoniale
mezzo vuoto, un'altra camera vuota in maniera inconcepibile,
incredibile. Era salita su per le scale e, in cima, aveva
sentito che Sean diceva qualcosa, ma non si era fermata e
non si era neppure voltata.
Grant aspett. Angela prese la tazza, bevve un sorso e la
pos di nuovo senza fare rumore.
Tutto qui? disse lui.
S. Tutto qui.
Grant guard verso le scale.
Cristo, quell'orologio, esclam. Si volt verso la finestra.
Poi di nuovo. Angie, eri sotto shock.
Lei ci pens su.  possibile ricordare lo shock? Io ho un
ricordo chiarissimo di quel momento. Mi ha chiamato e io
ho fatto finta di non aver sentito.
Grant guardava dentro la tazza. Scosse la testa. Non 
colpa tua, Angie. E normale per un genitore, una madre,
sentirsi in colpa, ma  sbagliato.
Si rese conto di quanto suonavano vuote le sue parole nel
silenzio ticchettante di quella cucina altrui.
Angela aspett che alzasse lo sguardo. Non me la prendo
con me stessa, disse.
E con chi? Con Dio?
Magari ci riuscissi.
Grant fece per afferrarle le mani e le mani di lei si ritirarono
verso il bordo del tavolo.
La fiss e Angela riconobbe l'istante in cui lui cap ed
ebbe la certezza che ci aveva pensato anche lui, che anche a
lui era venuta in mente la stessa cosa.
Ma, Angie, santo cielo, mormor. Era un ragazzino.
Aveva una gamba rotta. Che cosa avrebbe potuto fare?
Non lo so, non lo so. Aveva gli occhi asciutti. Scuri. Occhi
che Grant non conosceva.  rimasto l senza far niente,
obiett Angela. L'ha vista salire in macchina con quell'uomo
e non ha fatto niente ed  pi forte di me, Grant. Lo
guardo e penso: Perch non hai fatto qualcosa? Perch non
le hai impedito di salire su quella macchina?
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Il ragazzo si svegli di soprassalto, disorientato, in un lettino
stretto dentro una stanza piccola. Era stato un rumore di
animali a svegliarlo, un guaito alto e impossibile, l vicino, e
un abbaiare di cani in lontananza. Il cuore che batteva e la
T-shirt bagnata, guardava nella pi totale confusione le travi
del soffitto, le pareti bianche.
Sent l'odore di fumo e poi vide un puntino di brace che
descriveva un arco e per ultima la ragazza, seduta non lontano
dal letto sull'unico altro mobile nella stanza, una sgangherata
sedia di legno. Era seduta con un ginocchio nudo
stretto al petto, cinto dal braccio sottile.
Cristo esclam lui appoggiandosi sui gomiti. Che
cos'?
Che cos' cosa?
Questo baccano.
Coyote. Fottuti coyote. O coyote fottenti.
Lui distolse lo sguardo e tese le orecchie. Lei continu a
fissarlo.
Che ore sono? le chiese.
Le tre del mattino. Con 'sto chiasso non riuscivo a dormire.
Fece un tiro e butt fuori il fumo. La sedia cigol.
Vuoi che me ne vada?
La guard. Gambe e braccia erano lattescenti. Sembrava
quasi nuda.
Scosse la testa per snebbiarsela, ma non serv.
Mi stai dicendo di no? chiese lei.
Dopo un po' lui disse: Eh?
La ragazza lo guardava. Se si fosse spostato un poco verso
il muro, gli si sarebbe potuta accoccolare vicino, come faceva
il cane che aveva da piccolo, corpo caldo contro la pancia.
La ragazza continuava a scrutarlo nella semioscurit.
Stai bene? Non mi sembri tanto in forma.
I latrati cessarono di colpo e la ragazza inclin la testa,
tendendo le orecchie. Poi abbass la gamba e si sporse verso
di lui. Chi  Caitlin?
Cosa?
Chiamavi Caitlin, nel sonno. E la tua ragazza?
Prima che avesse il tempo di rispondere, la porta si spalanc.
Si voltarono e la videro riempirsi della sagoma di
Tom Carl.
La punta di brace vol come una lucciola sul pavimento
di pietra.
Ciao, Thomas disse la ragazza.
Tom Carl rimase dov'era, il cane pezzato che ansimava
dietro di lui. Con grazia sorprendente avanz, prese la ragazza
per un braccio, la fece alzare in piedi e la spinse verso
la porta.
Stavamo facendo un discorso, Thomas!
Fine del discorso. Torna in casa. Subito.
La ragazza si ferm sulla soglia a massaggiarsi il braccio.
Si guardarono furibondi, ed era chiaro che erano padre e
figlia, finch lei con un sospiro si volt e si allontan, sforbiciando
le gambe bianche nel buio. Tom Carl si rivolse al
ragazzo.
L'hai toccata? Il tono non era accusatorio, n ostile;
non dubitava che avesse avuto voglia di farlo, non lo giudicava
per questo. Voleva soltanto sapere se l'aveva fatto o no.
No.
Tom Carl scosse la testa. Si pass una mano nei capelli.
Ti ho dato da lavorare. Ti ho dato da dormire. Ha quindici
anni. Lo sapevi?
Il ragazzo si mise a sedere e prese le calze. Le scarpe.
Non  successo niente.
Tom Carl lo guard mentre si infilava le calze. Fiut l'aria,
si guard intorno e fece un passo avanti per schiacciare
il mozzicone con il sandalo. Usc senza dire altro e il cane,
dopo aver lanciato un'ultima occhiata al ragazzo, gir la testa
squadrata e lo segu.
Fuori la luna era alta nel cielo e un insolito spettro di
luce bagnava ogni cosa: i veicoli e i rottami di veicoli, le
mesas in lontananza con i loro ginepri e i loro pini. Tutto
era saturo, fantasmatico.
Il ragazzo fece un tiro e guard verso nord, verso il punto
nel cielo dove pensava si trovassero i monti del Colorado, la
spina dorsale bianca delle Montagne Rocciose, e non vide
nulla, solo una distesa nera stellata, infinita. Una stella cadente
disegn un graffio nella costellazione del Cancro e
si consum, e a quel segnale i coyote ripresero a gridare, a
guaire e a ululare, vicinissimi.
Fece il giro della casita, ma quando arriv sul lato opposto
ebbe la certezza che gli animali fossero su quello da cui
era appena partito. Torn indietro e di nuovo ebbe la stessa
certezza. C'erano cose al mondo che era impossibile spiegare.
Entit generate dai raggi della luna o dal loro stesso
arcano desiderio di esistere, di urlare e correre e accoppiarsi
e cacciare. Andromeda dalla rupe guarda il mare in cerca
del mostro che vi si nasconde, squame nere e ottusi occhi
neri, sorriso famelico. Non lontano da l, sulle montagne
pi a nord, sulle cime pi alte, lei conosceva bene quegli
esseri. Li combatteva e feriva e sfuggiva ma ne arrivavano
altri che la prendevano e la portavano via e Non andare
stava per dirgli nel sogno, Non mi lasciare, e si ribellava e
correva, e la luna guardava dall'alto, dal suo letto di stelle,
senza intervenire.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
No, no, no, non salire su quella macchina, ma lei ci sal
lo stesso e quello le disse di mettersi la cintura e lei ubbid
e presero velocit, sobbalzando sullo sterrato, lui che teneva
la mano sul cambio con eleganza, come se fosse un
bastone da passeggio, e poi cambiava marcia di colpo, con
violenza, come se fosse l'unico modo.
Abbandonarono lo sterrato con una sterzata secca a destra
che li riport sulla strada asfaltata e lei si volt a guardare
ma non c'era niente da memorizzare a parte una gran
nuvola di polvere rossastra e la monotonia degli alberi. Lo
hai lasciato lass, solo, a parte gli animali. Fracassato e
solo, ancora piccolo, e tu lo hai lasciato lass.
Cerc di sbirciare il contachilometri ma non ci riusc;
poi le venne in mente l'orologio che aveva al polso.
Cos'? chiese l'uomo. Cosa fai?
Inserisco il contachilometri, rispose. Lesse la frequenza
cardiaca e fece un respiro profondo per cercare di calmarsi.
Non c' bisogno, disse l'uomo. Basta che gli dici di
prendere Fox Tail Road, dalla 153. Lo sceriffo sapr di
certo dove andare.
Lei controll il cellulare.
Intanto continuavano a scendere, una curva dopo l'altra,
le gomme che cigolavano sull'asfalto, il vento che le
mandava sulla faccia ciocche sfuggite dalla coda. I pini
lungo la strada erano sfuocati come raggi di bicicletta.
Se rallentasse un po' potrei scendere al volo, potrei saltare
gi ed entrare nel bosco e tornare su da lui. Oppure
scappare in discesa.
Voleva sentire la terra sotto i piedi, le forze della terra
che contrastavano la sua, ogni albero che passava distinto
dagli altri ed essenziale, come ragazze sulla pista. Allora
s che avrebbe saputo cosa fare. Avrebbe ritrovato la sua
agilit primordiale e i sentieri del bosco le si sarebbero rivelati,
uno dopo l'altro, e l'avrebbero accompagnata gi.
S, ma gi dove? Potevano volerci ore. Rischiava di perdersi,
e che ne sarebbe stato di Sean se lei si fosse persa?
Allora, grid l'uomo, come per farsi sentire in mezzo a
un gran rumore, si pu sapere che cosa ci facevate, lass?
La stessa domanda valeva anche per lui. Controll di
nuovo il cellulare.
Ti ho chiesto che cosa ci facevate, lass.
Correvo.
Correvi?
S.
E perch?
Lei guardava il telefono. Come?
Ti ho chiesto perch correvi.
Correvo e basta. Per allenarmi.
Oh. Fren prima di un tornante, cambi marcia e acceler
di nuovo. Ti allenavi per cosa?
Per la corsa.
Brava, replic. Spiritosa. Hai proprio una bella testa,
eh?
Vuoi stare zitto, cazzo? ribatt la bella testa, ma non ad
alta voce.
La strada incroci un altro sterrato senza nessuna indicazione
e lui lo imbocc, proseguendo fra gli alberi fitti
finch non si ritrovarono di colpo su un'altra strada asfaltata,
o forse sulla stessa di prima, e lui la prese e lei perse
ogni speranza di poter fare da guida ai soccorsi. Ma lo
sceriffo sapr dove andare. Lo sceriffo capir. Come hai
potuto lasciarlo solo?
Come ti chiami? grid l'uomo.
E tu come ti chiami? ribatt lei meccanicamente. Come
una bambina.
L'uomo sorrise e disse qualcosa che lei non sent. Guardava
di nuovo il telefono. Era cambiato qualcosa: la fila
di piccole icone era diversa. Diede alcuni comandi con il
pollice, aspett e le balz il cuore in gola quando sul display
vide muovere i puntini luminosi della composizione della chiamata.
Allora, come ti chiami? ripet l'uomo.
Lei si premette il telefono sull'orecchio.
Era tarda mattinata. A quell'ora dovevano essersi alzati
e aver fatto la doccia. Seduti al bar vicino al motel a prendere
il caff e leggere il giornale e a cercare di non guardare
troppo spesso dalla finestra, a cercare di non guardare anche
se, senza bisogno di mettersi d'accordo, avevano scelto
quel tavolo per la finestra, per poter vedere subito le due
sagome familiari di figlia e figlio, esattamente come speravano
e le immaginavano, avvicinarsi insieme lungo quella
strada sconosciuta. Forse, svegliandosi in quelle due camere
sconosciute, sconosciute e separate, svegliandosi senza i
figli in due camere sconosciute alla luce sconosciuta delle
montagne, in quell'aria che faceva lavorare di pi il cuore,
forse si erano sentiti pi vicini l'uno all'altra. Forse avevano
riso. Si erano toccati. Forse nel loro cuore batteva un nuovo
vecchio amore, mentre prendevano il caff, quando squill il telefono.
Sorrideva, piangeva, sentiva gi la voce maschile che rispondeva:
Pronto? Caitlin? Dove siete, tesoro? Poi la sent
davvero, quella voce, profonda e tranquilla e familiare, e
bench fosse soltanto il messaggio registrato della segreteria
telefonica cominci a singhiozzare.
Pap, disse, appena prima che iniziassero le botte.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Alla fine del sonno una musica bassa e ritmata lo infastid e
lo riport nel mondo. Grant rimase sul divano con le ginocchia
sollevate e, al posto di lei, un cuscinetto ruvido che in
qualche modo doveva avergli infilato sotto la testa. Si mise
a sedere, pos i piedi per terra, e si pass una mano sulla
faccia. La musica veniva da fuori, con i bassi che vibravano
sul terreno e sul pavimento. Si guard intorno nella stanza
buia. Che cos'aveva fatto? L'aveva baciata, l sul divano
polveroso. Le aveva posato una mano sul seno e lei aveva
posato una mano sulla sua. Ma quando aveva cominciato a
sbottonarle i vestiti lo aveva fermato, aveva sfregato le dita
mozze fra le sue come se fossero monete. Non voleva che
fosse un infortunio da eccesso di bevande alcoliche, gli aveva
detto. Lui le aveva posato la testa in grembo e lei gli aveva
massaggiato le tempie con un lento movimento circolare.
Prima di andarsene, aveva spento la luce.
Invece no, era ancora l. Vide la sua sagoma incorniciata
dalla finestra della cucina, con la luce azzurrognola alle
spalle.
Vieni a vedere gli disse.
Grant si alz e la raggiunse e insieme guardarono fuori.
Erano in sei, sulla veranda di Emmet. Tre ragazzi, due
ragazze ed Emmet. Tutti, tranne Emmet, con una birra in
mano. Due ragazzi e una ragazza erano seduti sui gradini
e, pi in alto, sulle sedie a dondolo, come un castellano
e la sua dama, c'erano Billy e la Gatskill, cos vicini che
lei gli teneva una mano dietro la testa. La El Camino era
parcheggiata l davanti, con la musica che usciva a fiotti dai
finestrini come sangue.
Ecco la tua serata memorabile disse Maria.
Emmet era in piedi alla luce che proveniva da dietro la
zanzariera, la mano ancora sulla maniglia, i capelli bianchi
arruffati sulla testa. Si era messo una tuta sopra il pigiama
e le scarpe, ma non le aveva allacciate. Con la mano libera
indicava la El Camino e gesticolava in direzione di Billy, e
Billy rispondeva girandosi appena, mentre gli altri ridevano
a testa bassa.
Grant avvicin l'orologio alla faccia. Quasi mezzanotte
disse. Fra poco torna tua figlia.
Maria lo fiss nel buio. Ti sembra il momento giusto
perch io me ne vada?
No, probabilmente no. Ma...
Di fronte stava succedendo qualcosa. Emmet attravers
la veranda e scese due scalini fra i giovani seduti l prima che
Billy si alzasse dal dondolo e lo prendesse per un braccio.
Emmet guard stupefatto la mano che lo tratteneva e poi la
faccia del figlio. La luce azzurrina gli sfolgor sugli occhiali.
Maria prese Grant per il polso e mormor il suo nome.
Un momento disse lui. Un momento.
Ora lo picchia.
Un momento.
Billy disse qualcosa a Emmet, Emmet ribatt e subito
dopo Billy cominci a trascinarlo in casa per il braccio. Em-
met cerc di staccarsi di dosso la mano del figlio e punt i
piedi, ma con un leggero strattone Billy gli fece perdere l'equilibrio
e lo costrinse ad andare barcollando miseramente
verso la porta. Apr la zanzariera, accompagn dentro il padre
e la richiuse. Rimasero a guardarsi attraverso la rete. Poi
Emmet si volt e la sua ombra sulla veranda si rimpicciol
fino a sparire. Billy torn a sedersi fra applausi e brindisi.
Torno subito disse Grant.
Grant, sar meglio chiamare qualcuno.
Chi?
Lo sceriffo Joe.
 sui monti.
Allora lo sceriffo Dave, che  quaggi.
Grant apr un cassetto e si mise a frugare tra pile e vecchie
torce di latta.
Che cosa cerchi?
Niente. Si raddrizz e infil in tasca le cartucce.
Grant, lo sai che cosa ha fatto a quel ragazzo, Haley.
S, l'ho sentito dire. Usc, scese i gradini e il vecchio
cane sbuc da sotto la veranda e lo segu zoppicando.
'sera, vicino lo salut Billy dalla sedia a dondolo. Ehi,
ragazzi, questo  Grant, il bodyguard di mio padre, per cos
dire. Grant, questi sono i miei amici.
I ragazzi sollevarono le bottiglie di birra e salutarono.
Vedo che hai portato anche la mia cagnetta. Dove ti ha
tenuto nascosta, bella? Vieni qua. Vieni qua, da brava. Su,
forza. Billy si sporse in avanti e il giaccone di pelle nera
appeso dietro di lui allo schienale alto del dondolo frull
come un paio d'ali.
La labrador si sdrai pancia a terra, con le orecchie all'indietro.
Vieni qui, perdio brontol Billy, battendosi una mano
sulla coscia.
Lasciala in pace, Billy.
Non ho bisogno di consigli, Grant.
 vecchia e ha paura.
 vecchia e ha paura, ma  mia. Adesso vieni qua, maledetta
bastarda, se no vengo a prenderti io.
Grant si volt a guardare il cane, che sollev la testa. Le
fece un cenno con la mano e quella si alz e si allontan nel
buio.
Ubbidiente, il tuo cane, Billy comment uno dei ragazzi
seduti sugli scalini. Un tipo smilzo e pieno di brufoli,
che sorrideva con una sigaretta fra le labbra.
Billy lo guard finch non smise di sorridere e abbass
gli occhi.
La festa  finita, Billy disse Grant. Non credo che tuo
padre riesca a dormire con tutto questo baccano. E per la
verit nemmeno io.
Davvero? replic Billy. Non credevo che avessi
intenzione di dormire, Grant.
Questa qua non  la macchina della cameriera? Quella
con la figlia negra? disse lo smilzo con i brufoli.
Grant gli and vicino. Era davvero un ragazzo, forse
aveva addirittura dieci anni meno di Billy. Erano tutti pi
giovani di lui, compresa la Gatskill. Devi stare pi attento
a come parli, figliolo.
Tu dici?
Dico.
Cazzo, Vernon, ha ragione intervenne Billy. Parli
come uno schiavista della guerra di secessione.
Ci furono delle risate e Vernon, a denti stretti, rispose:
Quanto sei spiritoso, Billy.
Io vado dentro un attimo annunci Grant. Vi sarei
grato se accettaste il mio consiglio e ve ne tornaste tutti a
casa vostra.
Io sono a casa mia fece notare Billy. E sai una cosa?
Tutto questo non sarebbe successo se nel mio ranch non
avessero messo le tende altre persone.
Grant guard la casa vecchia, la finestra della cucina buia
e squadrata.
A quest'ora non ci si pu far niente disse.
No. Su questo sono d'accordo convenne Billy.
Grant sal i gradini, entr nella casa nuova e and di
sopra. Emmet era in camera sua, seduto sul bordo del
letto, apparentemente assorto nella contemplazione delle
scarpe che aveva ancora ai piedi. Grant gli si sedette accanto
provocando un piccolo gemito da parte delle molle del
materasso.
Mi dispiace che ti abbiano svegliato, Grant.
Oh, ero sveglio.
Non hanno nessun rispetto. Nemmeno un po'.
Emmet? Non sarebbe meglio telefonare?
Emmet lo guard con gli occhi annebbiati dietro le lenti.
A chi?
Non pensi che sarebbe meglio avvisare Joe?
No, Grant. Non voglio mettere i miei due figli uno
contro l'altro. Te l'ho gi detto. Scosse la testa. Vedrai che
fra un po' si stufano e se ne tornano ognuno a casa propria.
Non credo, sai? A me sembra che vogliano dare una
prova di forza, soprattutto adesso che sono intervenuto io.
Emmet si pass una mano sulla faccia. Chi  quel
ragazzo? Io manco so chi sia.
Rimasero seduti dov'erano, con la musica proveniente
dalla El Camino che batteva come un cuore nel letto. Il
vecchio letto matrimoniale sfondato in cui il vecchio
Emmet continuava a dormire sul lato verso la porta.
Dov' che tieni il fucile, Emmet?
Cosa?
Solo per far scena.
Emmet lo guard. Poi indic con la mano l'armadio.
Grant prese la custodia del fucile, la pos sul letto e la
apr. Ne usc un odore di noci e metallo e olio per fucili. Era
una vecchia doppietta Remington calibro .20.
Lo sai usare?
Ne ho avuto uno molto simile. Era di mio padre.
Angela non l'ha pi voluto in casa, quando i bambini sono
cresciuti. Lo apr e guard dentro la canna e lo richiuse.
L'hai tenuto benissimo disse, ma il vecchio non diede
segno di averlo sentito.
Grant scese dalla veranda e allung un braccio nell'abitacolo
della El Camino per girare la chiave e spegnere il motore
e la musica. La marmitta cromata vibr, sput un'ultima
nuvoletta bluastra e poi basta.
Oh cazzo esclam il ragazzo con i brufoli. Il bodyguard
 armato.
Che cosa pensi di fare, Grant? chiese Billy.
La festa  finita. Ve l'ho detto e non intendo ripeterlo.
 stato il vecchio a mandarti avanti?
No. Lui era contrario.
Di' un po': cosa intendi fare adesso? Spararci?
No. Intendo sparare a una gomma e, se non basta per
farvi smammare, intendo sparare a un'altra. Se domani
dovr comprarvi un treno di gomme nuove, pazienza, ma
per stasera la festa  finita.
Come facciamo ad andarcene se ci spari alle gomme?
Zitto tu, Vernon. Grant, non credo che quel vecchio
arnese sia carico.
Hai ragione. Sollev la leva con il pollice e pieg il
fucile, infil due cartucce rosse in canna e lo richiuse con
uno scatto.
Bene disse Billy. La fase uno  conclusa. Vediamo la
fase due, prima di portare avanti la trattativa.
Ges, Billy disse la ragazza seduta sui gradini.
Andiamocene da un'altra parte prima che questo
rincoglionito faccia qualche cretinata.
Resta dove sei e sta' zitta, Christine.
Questa non  una trattativa, Billy disse Grant. Se non
ve ne andate, sparo alle gomme: punto e basta. La voce era
calma, il cuore anche. Billy si port la sigaretta alle labbra,
pos un piede sul ginocchio e si tir la mosca sul mento.
Fece di s con la testa e Grant gir intorno alla El Camino
e punt il fucile contro lo pneumatico davanti di un pick-
up GMC pieno di ammaccature e, con il moncone del dito
indice, premette il grilletto anteriore. Il fucile rincul e dallo
pneumatico si stacc un lembo di gomma in una nube di
gas. Il veicolo sussult come un cavallo ferito e dall'abete si
alzarono in volo le rondini e rotearono fra le stelle mentre
l'eco dello sparo si perdeva fra i monti. Nella notte si diffuse
odore amaro di cordite e di aria stantia.
Mi hai sparato a una gomma esclam Vernon alzandosi.
Tu sei pazzo furioso!
Grant fece un passo e punt il fucile contro la gomma di
una Honda rossa che sembrava un'automobilina giocattolo.
Billy! grid la ragazza seduta sugli scalini, e Billy rise e
disse: Okay, okay. Si mise la sigaretta in bocca e applaud.
Si alz dal dondolo e prese per mano la Gatskill.  ora di
andarsene, chi pu.
E il mio pick-up, maledizione?
Hai sentito cos'ha detto, Vernon? Che domani te ne
compra una nuova. Abbiamo visto che  un uomo di parola,
no? Quindi smetti di piagnucolare e sali in macchina.
Mentre i ragazzi salivano sulla El Camino e sulla Honda,
Grant guard le stelle. Pallini luminosi sparati a caso
da mostruosi corpi celesti primordiali. Forze inconcepibili.
Passandogli davanti, Billy si ferm e guard oltre le sue
spalle, strizzando gli occhi verso i monti bui come se avesse
visto qualcosa lass e disse: Che caspita...?
Grant non si volt a guardare e Billy butt per terra la
sigaretta e la spense con la punta dello stivale.
Mi sembrava di aver visto qualcuno disse. Alz la testa
e guard Grant negli occhi. Ma non c' nessuno lass.
Vero, Grant? Strizz un occhio e butt il giaccone di pelle
sulle ginocchia della Gatskill e si mise al volante.
I fanalini di coda della El Camino si allontanarono nella
notte. Grant rimase con il Remington sulla spalla, il peso
delle canne, il calcio di noce sagomato, i grilletti caldi, la
vibrazione del rinculo che ancora gli riecheggiava nelle ossa:
tutte cose che gli davano un piacere sconosciuto.
Emmet era sulla porta con una mano sulla maniglia della
zanzariera, quasi stesse cercando di decidere se uscire al
buio o chiudersi in casa. Grant incroci per un attimo il suo
sguardo, poi si volt e si incammin verso la casa vecchia.
Una sagoma nera si stacc dall'ombra dell'abete e strisci
bassa verso di lui trasformandosi nella vecchia labrador che
lo segu, con le anche doloranti, ansimando leggermente
e si ferm di colpo quando Grant si ferm: si era mosso
qualcosa dentro la casa, qualcuno aveva attraversato il riquadro
scuro della finestra della cucina. Una donna. Che
torn indietro e si ferm, inquadrata dalla finestra, a fare
qualcosa con le mani, a preparare qualcosa come se quella fosse casa sua.
Grant rimase vicino all'abete con il fucile in mano, il
cane che ansimava piano. Guard verso nord e riconobbe la
sagoma delle montagne da come cancellavano le stelle alla
base del cielo. Nei sogni la vedeva correre, sempre. Il cuore
forte, il passo sicuro, non inciampava mai, non si stancava
mai. Scendeva come acqua per chilometri. Guard verso
nord e cominci a parlare, come tutte le sere. Cominci a
parlare e il vecchio cane smise di ansimare e drizz le orecchie verso la notte buia.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Correva bene, la falcata lunga e leggera, i piedi che toccavano
velocemente terra per poi spingere subito verso il passo
successivo, i polmoni che lavoravano ma non troppo e il
cuore come un orologio liquido nel petto. E mentre parte
della sua mente monitorava osservando, valutando, aggiustando,
la parte pi consistente e pi avanzata decodificava
i messaggi che le arrivavano tramite i sensi, concentrati sulla
corsa: il rumore delle suole e il rumore del fiato di tanti; l'odore
della rugiada sull'erba d'aprile e l'odore chimico della
pista scaldata dal sole; le facce indistinte degli spettatori un
sabato mattina al di l del campo visivo ristretto alla corsia
su cui correva, ai pochi metri di pista che aveva davanti,
alla sua ombra che la precedeva, nera e silenziosa e sempre
un passo avanti, sempre un passo pi avanti di lei, e la incitava
a continuare finch non restavano che loro due, in
vantaggio su tutte le altre che a quel punto continuavano a
correre solo per arrivare fino in fondo e tagliare il traguardo.
Seconde, terze, che importanza aveva?
E stava guadagnando terreno: quando affrontavano l'ultima
curva, era alle calcagna dell'ombra, pronta ad aumentare
l'andatura e conquistare il primo posto, portarselo via
senza piet, senza scrupoli, come si porta via il ragazzo a una
compagna di scuola:  mio, non tuo, e via! Correva senza
paura e senza sforzo, una diciottenne forte, di gamba lunga,
imbattuta, una ragazza che non aveva davanti altro che
gare e ancora gare e tutta la vita e l'amore infinito della sua
famiglia, e per la sua famiglia, una famiglia che l'aspettava
oltre il traguardo per riaccoglierla, per riprendersela con orgoglio
e con amore e portarla a fare colazione. Correva ed
era come se sognasse di correre sotto il sole primaverile, ed
era una giornata cos bella e aveva il cuore cos pieno che
quasi non si accorgeva dell'ombra, quando questa ricompariva
e oscurava la pista davanti a lei come se avesse superato
un'altra curva, bench non fosse cos. Il battito del cuore, le
gambe che correvano, lei che ce la metteva tutta, tutta, ma
non bastava, l'ombra restava in vantaggio, si allungava, e lei
la guardava, sgomenta, dividersi, tagliarsi in due, scissa dai
suoi stessi piedi, e fuggire libera da ogni legame, inafferrabile,
irraggiungibile.
E, da quella scena, a un'altra che dovrebbe essere un sogno
ma non lo : uno spazio scuro, grezzo, fatto di assi di
legno ruvido, soffitto basso di legno e pavimento scuro di
legno con un viavai di piccole forme di vita tra le fessure.
Una stanza talmente quadrata e tutta uguale che se la ribaltasse
come il blocchetto di un gioco di costruzioni andrebbe
bene lo stesso, parete al posto del soffitto, soffitto al posto
del pavimento. Sbatte gli occhi lentamente, la luce e i colori
della gara la abbandonano, non ci sono pi, non c' pi il
sole, non ci sono pi il vento e la velocit, il calore e l'odore
e i battiti del cuore delle altre ragazze: tutto svanisce, e le
uniche braccia che si aprono per accoglierla sono le stesse
braccia che l'hanno rapita, senza scrupoli e senza piet, e
l'hanno strappata alla montagna.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
A pochi chilometri da una cittadina nella met orientale del
Nebraska, quando mancavano ancora circa trecento chilometri
al confine sul fiume, il ragazzo mise le doppie frecce e
accost sulla banchina in pendenza, scese, fece il giro e vide
che la gomma posteriore destra era quasi completamente a
terra. Nella cittadina aveva fatto il pieno. Si volt a guardare indietro.
Ti sei scordato di controllare le gomme, Dudley.
Prese il giubbotto dal sedile e se lo mise, poi accese una
sigaretta e la fum guardando il panorama. Tra i fili di ferro
della recinzione lungo la strada ciuffi di salsola secca tremavano
come fossero vivi e al di l la terra si apriva a pettine in
un'ampia distesa di steli di mais recisi e sbiaditi. Fine febbraio,
pens. Marzo, forse. A ovest una cortina pi scura di cielo grigio sfiorava il terreno, pioggia o neve in arrivo, gi se ne
sentiva l'odore, e guardando tutto quello spazio senza riparo
si chiese che cosa avrebbe potuto fare o dove sarebbe potuto
andare uno che si fosse trovato l a piedi, senza nient'altro
che i vestiti che aveva addosso, solo in mezzo a quella desolazione,
quando fosse arrivata la tempesta. Era quello che si
chiedeva sempre, pianure o montagne o deserto.
Aveva diciotto anni. Lei ne avrebbe avuti ventuno.
Butt la sigaretta e la spense con il piede e osserv il
pick-up, fermo sulla banchina in pendenza, e non vedendo
il modo per metterlo in una posizione migliore tir il freno
a mano e stacc il cric e la chiave delle ruote dall'alloggiamento
dietro il sedile e si mise al lavoro. Posizion la chiave
su un dado e prov a girare. Prov con pi forza. Niente.
Qualche settimana prima in un piccolo distributore vicino
al confine con il Messico aveva fatto invertire le gomme da
un tipo che gli aveva stretto i dadi con un avvitatore pneumatico
e si era fatto pagare dieci dollari.
Risistem la chiave e, tenendosi alla sponda del cassone,
pos un piede sul braccio di metallo e piano piano ci appoggi
tutto il suo peso, finch la leva non sgran schizzando via
e rimbalzando sulla banchina. Si accovacci e vide che tre
spigoli del dado erano stondati, con sottili riccioli di acciaio.
Bravo, Dudley. E adesso cosa ti inventerai?
Come diceva sempre mio padre, avrebbe detto suo padre,
escogitando qualche astuta soluzione meccanica, anche
le scimmie conoscono il valore dei bastoni.
Sul cassone caddero le prime gocce di pioggia. Una, gelata,
gli fin dritta nel collo, poi arriv il grosso, un rovescio
sull'asfalto alle sue spalle. Si prepar, come se stesse per
prendere un pugno, e la pioggia lo invest, trapanandogli la
testa, crivellando il furgone in un assalto violento e annerendo
la strada a mano a mano che avanzava.
Si sporse dentro l'abitacolo e mentre sganciava la fibbia
dello zaino guard dal lunotto posteriore tutto appannato
e vide uno che camminava sotto l'acqua, solitario e grigio
come la pioggia stessa. Pul il vetro con la mano e vide che
si avvicinava con andatura disinvolta, i pollici agganciati agli
spallacci dello zaino, macchie di pioggia sulla giacca.
Che caspita esclam.
Torn fuori con in mano il martello Estwing da mezzo
chilo e si inginocchi di nuovo e piazz la chiave su un altro
dado tenendola con la sinistra e con la destra prese lo slancio
e diede una martellata secca. L'unico risultato fu una scossa
fortissima, elettrica, alle ossa della mano sinistra. Sollev di
nuovo il martello e diede un altro colpo e poi un altro e un
altro ancora, prima di alzare la testa sotto la pioggia scrosciante
e trovarsi di fronte la faccia del giovane che lo aveva
raggiunto ed era l fermo a guardarlo da dietro lenti tonde
in cui non si rifletteva nulla, con la visiera del berretto gocciolante
di pioggia. In quel momento al ragazzo il giovane
parve pi vecchio di lui di parecchi anni; ma lo stesso pens
il giovane del ragazzo che si vide davanti sul ciglio della strada
con un martello da mezzo chilo in mano.
Senza staccare il pollice dallo spallaccio, il giovane apr la
mano e disse: Hola, e il ragazzo fece un cenno del capo e
disse a sua volta: Hola.
Facevano sul serio, quando hanno serrato quei dadi osserv
il giovane.
E in dotazione la Chevrolet mi ha dato solo questa chiave
che sembra un giocattolo.
Il giovane tir su con il naso e guard la strada come se
avesse intenzione di proseguire a piedi. Poi osserv la chiave
e la gomma sgonfia e disse: A me sembra che sia una questione
di braccio di leva.
Non avrai mica mezzo metro di tubo di ferro nello zaino,
per caso?
Hai provato a salirci con i piedi?
 scivolata e ha sgranato sul dado.
Il giovane annu. Dunque. Studi la gomma. Se non
riesci neanche con quello, io avrei un'idea.
Il ragazzo segu le sue istruzioni e risistem la chiave sul
dado e la tenne con entrambe le mani. Il giovane gli si mise
accanto, si afferr alla sponda e sal sulla barra con una scarpa
da ginnastica bagnata, poi anche con l'altra, cerc l'equilibrio
e poi cominci a saltellare piano piano. Il ragazzo sent
che la chiave gli si fletteva tra le mani e cap che l'acciaio
avrebbe resistito solo fino a un certo punto prima di rompersi
e stava per dire al giovane di fermarsi quando la chiave
scricchiol, il dado emise uno strano gemito e il giovane
si fece riportare lentamente a terra dalla barra, come da un
montacarichi, e rimise i piedi sull'asfalto.
E uno disse.
E uno fece eco il ragazzo.
Pioveva ancora, ma con meno violenza di prima, e la
chiave reggeva e ben presto il ragazzo si mise ad avvitare i
dadi sulla ruota di scorta. Il giovane intanto girava quella
sgonfia tra le mani bagnate, sporcandosele di nero, finch si
ferm e disse: Eccolo qui. Il ragazzo guard. La testa color
nickel di un chiodo conficcata nel battistrada.
Ho lavorato in un cantiere nel Texas disse. Ma  stato
settimane fa.
A volte capita. Per un po' il chiodo tappa il buco, poi
non pi. Mio zio Mickey fa il costruttore e una volta ancora
un po' licenziava uno perch aveva lasciato un chiodo per
terra. Tocc delicatamente la testa del chiodo. Questo 
piatto. Come quelli per chiodatrice.
Il ragazzo ci pens su, poi si alz, con il ginocchio che
schioccava e scricchiolava, e rimise la chiave e il cric dietro il
sedile mentre il giovane caricava la gomma sgonfia nel cassone
e si puliva le mani l'una con l'altra. Ci vediamo disse
e quando il ragazzo si volt si era gi incamminato lungo la
strada.
Il ragazzo lo chiam e il giovane fece dietrofront e si ferm.
Vado da quella parte, se vuoi un passaggio.
Grazie, non mi dispiace camminare.
Be', volevo ricambiare il favore.
Non  per questo che ti ho dato una mano.
Il ragazzo guard il cielo strizzando gli occhi come per individuare
il sole in mezzo a tutto quel grigio e a quella pioggia.
Non mi sembra la giornata pi adatta per camminare.
Lo so, ma sono gi fradicio e non voglio sporcarti la
macchina.
 solo una macchina, e sono fradicio anch'io.
Richiuse lo zaino e sistem il borsone e il sacco a pelo tra
i sedili. Il giovane butt il grosso zaino sul pianale e sal. Il
ragazzo ingran la marcia e part, lasciando scoperto un rettangolo
asciutto sulla banchina. Lo Chevy si allontan nella
pioggia.
Il giovane si tolse il berretto bagnato e se lo pos sulle gambe
come una ciotola. Disse che si chiamava Reed Lester, e
il ragazzo si present a sua volta. Poi non dissero altro per
un po', rimasero ad ascoltare il rumore dei tergicristalli che
andavano e venivano e lo sfrigolio bagnato delle gomme.
Aleggiava odore di corpi non lavati e di indumenti umidi,
sporchi.
Da quant' che cammini? chiese il ragazzo.
Sono partito da Lincoln due giorni fa.
E te la sei fatta tutta a piedi?
Quasi tutta.
Dove sei diretto?
Da nessuna parte. Tu?
Neanch'io.
Reed Lester si guard intorno. Bel pick-up, eh?
Abbastanza.
Sembra nuovo.
Quattro anni fa lo era.
Il giovane rise e il ragazzo si volt a guardarlo, sorpreso.
Sia dal suono della sua risata che dall'idea di averla provocata
lui.
Ti d noia se fumo? chiese e Reed Lester rispose: Figurati.
La macchina  tua.
Ne vuoi una?
No, grazie.
Premette l'accendino e riport la mano sul volante.
A quel tuo zio  mai capitato di trovare una gomma
bucata da un chiodo per chiodatrice? chiese.
Reed Lester guardava la strada. Sono chiodi che  difficile
trovare da soli.
L'accendino scatt e il ragazzo lo avvicin alla sigaretta,
aspir il fumo, apr il finestrino e lo soffi fuori.
Reed Lester si aggiust gli occhiali. Potrebbero averlo
fatto apposta, secondo te?
Il ragazzo guardava la strada. Gi nel Texas ho conosciuto
uno a un distributore di benzina che mi ha offerto
subito da lavorare. Ha detto che era indietro nella costruzione
di una casa vicino a Austin. Il giorno dopo mi sono
ritrovato a lavorare con dei messicani che erano l da mesi
e secondo me non sapevano per che verso prendermi. Un
ragazzo bianco spuntato da chiss dove con un bel Chevy
blu.
Reed Lester scosse la testa. Non sanno per che verso
prenderti, ma  il tuo paese, non il loro.
Il ragazzo fumava.
Cos' successo?
Niente. Ho lavorato per due settimane e sono ripartito.
Con un chiodo in una gomma.
Il ragazzo taceva. Guardava la strada. Poi disse: Si facevano
il mazzo, quei ragazzi messicani. Mai visto nessuno lavorare
cos. Guadagnavano bene e mangiavano solo fagioli
e tortillas. Mandavano a casa fino all'ultimo centesimo, per
la famiglia.
Appunto disse il giovane. Cosa ti dicevo?
Cosa mi dicevi?
Il problema  proprio questo. Si lamentano che sono
discriminati e deportati e intanto mandano oltreconfine valuta
usa che non torner mai pi indietro. Mio zio Mickey
non ne assume pi, nemmeno se sono in regola.  pieno di
americani che sanno usare un martello.
Il ragazzo guardava davanti a s senza niente da dire.
Mand un po' d'aria verso il parabrezza appannato.
C' chi lo chiama razzismo aggiunse spontaneamente
Reed Lester. Ma se gli americani non hanno lavoro, non
hanno i soldi per metter su casa e se non mettono su casa
mio zio Mickey i suoi dieci dipendenti li deve licenziare.
Non  razzismo.  la prima regola dell'economia.
Il ragazzo fece un tiro. Scosse la cenere fuori dal finestrino.
Io non ho parlato di razzismo.
Lo so, capo replic Reed Lester. Prese in mano il berretto
bagnato e lo soppes.
Che caspita riprese. A scuola avevo una fidanzata
cubana. Cubana al cento per cento. Tutta la sua famiglia
era scappata da Cuba su una barca che era poco pi di una
zattera. Il padre e il nonno e tutti gli zii. Sua madre aveva
diciotto anni ed era incinta di lei. Sono incappati in una
burrasca quando erano gi in vista di Miami. Vedevano gi
le luci e un momento dopo non hanno visto pi niente.
Quando  arrivata la guardia costiera in acqua c'erano solo
femmine: la madre di Mia e le sue sorelle. Gli uomini, il
padre, il nonno, tutti gli zii, erano annegati. Si gratt il
mento. Non le hanno rimandate indietro perch che fine
avrebbero fatto quattro adolescenti senza famiglia a Cuba,
una gi incinta?
Come mai i maschi sono annegati tutti?
Il giovane alz la testa, come riscuotendosi da un sogno
a occhi aperti. Cosa?
Come mai i maschi sono annegati tutti?
Perch avevano giubbotti di salvataggio solo per le femmine.
La pioggia adesso era mista a grandine e sbatteva contro
il parabrezza come un nugolo di insetti e si accumulava in
cordoli biancastri negli angoli che i tergicristalli non raggiungevano.
I segnali distanziometrici lungo la strada mandavano
bagliori verdi sotto la luce dei fari. Dopo una quindicina
di chilometri, a meno di cento chilometri da Omaha,
comparve qualcosa sulla strada, davanti a loro, e il ragazzo
sollev il piede dall'acceleratore e cominci a frenare.
Cos'? disse Reed Lester. Un coyote?
No,  troppo grosso.
Appena i tergicristalli si spostarono, videro l'animale
diventare pi grande nella semioscurit. Era un cane. Un
pastore tedesco steso su un fianco, met sulla strada e met
no. Aveva la schiena rivolta verso di loro e un orecchio scuro
puntato verso il cielo, la coda inerte e appiattita dalla
pioggia. Il ragazzo accost e ferm lo Chevy a pochi metri
dal cane. Spense il motore e i fari.
Che cosa fai? chiese Reed Lester.
Vado a vedere.
A vedere cosa?  morto.
Il ragazzo allung il braccio per aprire lo zaino ai piedi
del passeggero e tir fuori i guanti. Accese le doppie frecce
e tolse la chiave dal cruscotto e scese sotto la pioggia gelida.
Reed Lester scese dal pick-up con il berretto in testa e si
ficc le mani in tasca. Il ragazzo si mise i guanti e and verso
il cane e Reed Lester lo segu.
Il cane non doveva essere l da molto. Il pelo folto non
era completamente inzuppato, il vento lo sollevava ancora
sui fianchi e sul collo. La strada era coperta da uno strato di
nevischio, di granelli di ghiaccio distribuiti uniformemente,
a parte le strisce nere lasciate dalle ruote delle macchine.
Tracce diritte che si perdevano in lontananza in entrambe
le direzioni. Sembrava che nessuno avesse frenato, sbandato
o accostato sul ciglio della strada.
Il ragazzo si avvicin lentamente a osservare le costole
del cane, l'orecchio nero ritto. Tutto era immobile, a parte
la pioggia ghiacciata e il pelo del cane mosso dal vento. Si
pieg a guardarlo da vicino, e poi da ancora pi vicino e
all'improvviso il cane sollev la testa come per aggredirlo
e il ragazzo indietreggi e Reed Lester scivol e prese una
sederata per terra. Merda! imprec, poi si rialz e si spost
un po' pi in l.
Il cane riabbass la testa sull'asfalto e il ragazzo rimase a
guardare, perplesso e infreddolito. Il pastore tedesco aveva
cercato di morderlo, ma non aveva pi la mandibola. Aveva
il muso, i denti di sopra e basta: lingua e mandibola tranciate
di netto, finite chiss dove. Forse erano rimaste attaccate
al paraurti di una macchina in viaggio verso l'Iowa.
Il ragazzo si tolse i guanti e si riavvicin, pos il ginocchio
sano a terra, e questa volta quando il cane alz la testa
gli pos le mani nude sul corpo, una sul costato e una sul
collo, e affond le dita nel pelo e disse Sst e guard il cane
nel grande occhio disperato. La testa si riabbass e il ragazzo
ascolt il guaito acuto nelle narici insanguinate e ripet
Sst e spost la mano sulla testa del cane e gli sfreg le
grandi orecchie. Ovunque guardasse vedeva ferite. Squarci
sanguinolenti nel pelo, ossa sfigurate sotto la pelle. Quel
cane aveva fatto l'esperienza del volo improvviso, sconcertante,
del lungo tragitto in aria e del ritorno alla terra con
uno schianto sonoro di ossa rotte. L'unica parte del corpo
intatta sembrava essere il collo e premendo le dita nel pelo
il ragazzo sent il collare. Vi affond le dita e sollev un
cinghino di pelle annerita. Lo gir finch non ebbe trovato
la targhetta tintinnante.
King disse. Va tutto bene, King. Non ti preoccupare,
va tutto bene. C'era un numero di telefono. Sganci il collare,
glielo sfil dal collo, lo ripieg e se lo mise nella tasca
della giacca. Si rialz piano piano mentre il cane lo guardava
con l'occhio rivolto al cielo. Sollev di nuovo la testa, ma
non in modo aggressivo, come se volesse alzarsi. Il ragazzo
gli mostr il palmo della mano e disse: Buono. Reed Lester
lo guard mentre si girava e tornava alla macchina e
posava gli avambracci sulla sponda del pianale.
Lo raggiunse.
Che cosa fai, capo?
Non lo so.
Non puoi pi far niente per quella povera bestia.
Sul pianale del pick-up ticchettavano granelli di ghiaccio.
Una station wagon scura pass in un soffio, la faccia di
una bambina al finestrino.
S, invece disse il ragazzo. And a prendere il martello
dallo zaino nella cabina e si volt verso il ciglio della strada,
verso il cane, e Reed Lester lo vide e vide l'orecchio dell'animale
rizzarsi nel sentire i passi e, quando il ragazzo fu
vicino, vide la coda che cercava di sollevarsi, il ragazzo che
si inginocchiava di nuovo e posava la mano nuda sul collo
del cane e gli parlava, gli diceva qualcosa che il giovane
non riusciva a sentire. Vide il ragazzo spostare la mano sulle
orecchie del cane e sfregargliele, e poi sulla fronte, poi sugli
occhi, e lo vide sollevare in alto il martello e sferrare un colpo,
uno solo, molto forte e molto vicino alla mano.
Presero il cane di peso e lo portarono nel fosso. Il ragazzo
guard da una parte e dall'altra della strada. Poi torn al
pick-up e prese da dietro il sedile lo straccio rosso da meccanico
di suo padre e torn nel fosso e lo leg al pi alto
dei fili della recinzione. Rimase a guardare il cane sotto la
pioggia mista a grandine e guard il cielo e rabbrivid. Torn
ancora una volta al pick-up e di nuovo prese qualcosa da
dietro il sedile e torn nel fosso e allarg la cerata azzurra
e la stese sul cane e gliela rimbocc tutto intorno. Era la
cerata che usava per ripararsi, il tetto di plastica sotto cui
dormiva la notte, all'addiaccio, quando scendeva la rugiada.
Fece un passo indietro e la pioggia batt forte, rabbiosa,
sulla plastica. Rimise il martello nello zaino, risalirono sul
pick-up. Il ragazzo spense le doppie frecce e accese il motore.
I tergicristalli ripresero subito, rumorosamente, il loro
andirivieni. Guard nello specchietto e ripart. In silenzio
accese una sigaretta e in silenzio proseguirono.
...
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...
CAPITOLO 26.
...
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...
C' un fascio di luce formato da un buco grande come un
occhio nello scuro sopra la branda, una luce il cui unico
scopo  proiettare una monetina luminosa sulle giunture fra
le assi del pavimento, demarcazioni irregolari di un orologio
assurdo. La luce all'alba  rosa e ingiallisce e imbianca a
mano a mano che il sole si sposta verso ovest sulla terra - a
mano a mano che la terra gira verso est - e nel passaggio
arcuato da un angolo della stanza, dove si trova un baule
chiuso a chiave, all'angolo opposto, si tinge di rosso e poi
di nuovo di rosa e infine muore sulla zampa di leone della
stufa, come scoraggiata, come quotidianamente sconfitta da
quell'oggetto di ghisa nera.
Certi giorni la monetina di luce non arriva ed  come
se il sole, e con esso il tempo, si fosse fermato. Altri giorni
vacilla e appassisce al centro del pavimento, segnalando
l'arrivo di una perturbazione. E quando la luce muore di
colpo, come spenta da un interruttore, lei si appiccica al
muro accanto alla branda e aspetta che torni e che l'occhio
che la fa sparire sbirciando vada altrove.
Al momento la luce  al centro del pavimento. Potrebbe
allungare una mano e sentirla accumularsi nel palmo, di
un caldo giallo autunnale, senza peso, in continuit con il
mondo esterno, libera di andare e venire.
La ragazza non si muove, nemmeno un pochino. Il cuore
rallenta dopo una gara cui ha creduto di partecipare, una
gara di sogno contro nessuno, se non la sua stessa ombra.
Devi alzarti. Devi alzarti. Non puoi stare qui sdraiata cos.
La moneta di luce  al centro del suo campo visivo, tagliata
in due da una crepa nel legno. Pi tempo resta sdraiata
anzich alzarsi pi la sua vera essenza si illude di continuare
a sognare, lasciando indietro questa cosa pesante e
tenebrosa, questo guscio. Perch alzarsi? Perch muoversi?
La disperazione cala come l'ombra di un grande uccello;
neri pensieri salgono come acqua. Poi, di colpo, senza aver
deciso di farlo, si siede.  seduta. Un paio di mani in grembo.
Le sue. Riesce a muovere le dita. Le mie dita. Le mie gambe. Mie.
...
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...
CAPITOLO 27.
...
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...
Viaggiarono insieme alla perturbazione verso est e quando
arrivarono alla periferia di Omaha era buio e il ghiaccio si
era ispessito agli angoli del parabrezza dove lo respingevano
tergicristalli e calore. Le gomme dello Chevy, quando
uscivano dai solchi nella strada imbiancata, sbriciolavano
strisce di fango misto a neve con un rumore bagnato,
esplosivo.
Trovarono pi corsie e pi traffico. Un autoarticolato li
super scagliando un'ondata lurida sul parabrezza e fra gli
spruzzi videro i fanali posteriori di un veicolo pi avanti di
loro, in un punto strano e con una strana inclinazione. Poco
dopo scorsero impronte di gomme di traverso, una spirale
che finiva nell'aiuola spartitraffico, e poi ecco il SUV arenato
e il bagliore azzurro del telefono e le labbra del conducente
che si muovevano tranquille come se stesse continuando la
conversazione in cui era impegnato prima del testacoda.
Un macchinone cos, e finisci sullo spartitraffico?
comment Reed Lester.
I prossimi potremmo essere noi disse il ragazzo.
Non credo.
La trazione integrale sul ghiaccio non serve a niente e
dietro sono troppo leggero.
Vuoi che mi sposti dietro io, capo?
Il ragazzo lo guard. Ti dispiace?
Cavolo, no. Accosta un momento.
Potresti passare dal finestrino.
Potrei. Ma, se cado, come fai?
Il ragazzo guard la strada. Luci di posizione come galassie
starburst. Insegne luminose sfuocate di stazioni di servizio e
di motel.
Forse dovremmo fermarci da qualche parte e vedere
come va disse il passeggero.
Avevi detto che dovevi proseguire oltre la citt.
S, ma la citt  grande, troveremo un sacco di traffico e
non ho nessuna fretta. Tu hai fretta?
Il ragazzo guard il maltempo. Conosci un posto dove
andare?
Uscirono dall'autostrada e percorsero un tratto in una
zona commerciale con parcheggi, negozi di alcolici e molti
edifici bui, abbandonati. Nel mezzo di tutto questo c'era
un piccolo ristorante a forma di vagone merci, con insegne
pubblicitarie al neon di varie marche di birra alle finestre
e una palma luminosa che annunciava il nome del locale:
Paradise Lounge.
Ti piacciono gli hamburger? chiese Reed Lester.
A volte li mangio.
Be', stasera sar una di quelle volte.
Gli disse di parcheggiare sul retro e il ragazzo ferm lo
Chevy nello spiazzo di ghiaia pieno di buche fra decine di
auto e di camion. Trasferirono lo zaino bagnato dal cassone
alla cabina e il ragazzo chiuse a chiave la portiera e segu
Lester verso una porta di metallo rosso.
Dentro c'erano molti avventori chiassosi che per qualche
motivo davano l'impressione di essere entrati l per ripararsi
dalle intemperie tutti insieme, ore prima. Qualche faccia
si volt a osservarli e poi si volt di nuovo senza manifestare
alcun giudizio, positivo o negativo. Aleggiava odore
di carne alla brace, acqua di colonia e alcol. Dal soffitto
musica tropicale e ovunque, alle pareti, foto coloratissime
di spiagge bianche e mari turchesi e ragazze dalla schiena
abbronzata.
Trovarono due sgabelli liberi al bar e si sedettero nel bagliore
elettrico di finte torce di bamb. Ordinarono due
birre. Il barista, un grassone con i capelli gialli e la camicia
hawaiana, si accorse subito di avere davanti due uomini
stanchi per il viaggio e il maltempo e si volt a spillare le
due pinte. Gliele mise davanti dicendo: Lor signori mangiano
qui, o preferiscono aspettare che si liberi un tavolo?
Lester guard il ragazzo, che alz le spalle, e rispose che
avrebbero mangiato l, se al barista non dispiaceva.
A me non dispiace. Se non dispiace a voi...
Perch dovrebbe dispiacerci?
Anch'io ho il mio fascino, ma la maggior parte dei
clienti preferisce farsi servire da Barb o Patti.
Girarono sullo sgabello e guardarono le cameriere, una
bionda e una rossa, camicia hawaiana, almeno dieci anni
pi vecchie di loro.
Se si libera un tavolo ci spostiamo disse Lester e il barista
fece una smorfia di approvazione e prese la matita che
teneva dietro l'orecchio. Con che cosa li volete gli hamburger?
chiese.
Bevvero la birra e guardarono senza fare commenti l'incontro
di wrestling universitario alla TV sopra il bar: due uomini
muscolosi, seminudi, che si contorcevano avvinghiati
come due pitoni, finch inspiegabilmente il canale cambi
passando a una partita di basket. Nello specchio dietro il
banco il ragazzo vide se stesso e Reed Lester seduti vicini e
gli parve una cosa strana, inverosimile. Quando il barista
port gli hamburger, unti e in bilico su una montagna di
patate fritte, si misero a mangiare con gusto tutti e due,
bench il ragazzo non avesse fame.
Il barista indic i bicchieri, ma solo Reed Lester era
pronto per una seconda birra.
Non seguo particolarmente il campionato universitario
disse con la bocca piena. E tu?
Neanch'io rispose il ragazzo.
Come si chiamano le squadre del Wisconsin? Buckeyes?
Badgers corresse il ragazzo. Una parola che si accese
rossa nel campo bianco della sua memoria: i pantaloncini
da corsa di lei sulla montagna, nel bosco.
Sai come si chiamano quelle di qui?
Il ragazzo non lo sapeva e Reed Lester si chin e disse
furbesco: Cornhuskers. Pela-pannocchie. Che razza di
nome, eh?
Finirono gli hamburger e affrontarono le patate fritte. Il
barista venne a controllare se volevano ancora da bere e batt
con le nocche sul bancone. Non per mandarvi via, ma
laggi c' un tavolo che sta per liberarsi, se volete.
Diedero un'occhiata e Lester chiese: Cosa ne dici?
Il ragazzo guard dalla finestra pi vicina. Continuava a
venir gi che Dio la mandava. Acqua mista a neve, incessante
nell'alone rossastro dell'insegna luminosa.
Non mi dispiacerebbe rimanere ancora un po', ma non
voglio bere altro.
Non ti preoccupare: a bere ci penso io.
Si portarono i bicchieri al tavolo e la rossa, Patti, prese
l'ordinazione e si allontan.
Quanti anni ha, secondo te? chiese Lester.
Non lo so. Trenta.
Direi pi trentacinque. Ma forse questo  il massimo
che offre il Paradise, stasera. In quel momento la porta
principale si spalanc ed entrarono barcollando due ragazze.
Si reggevano a vicenda per non scivolare sui tacchi alti,
ridendo. Cazzo di capelli che ho! esclam una e di nuovo
risero e si guardarono intorno con gli occhi truccati.
Reed Lester inarc un sopracciglio.
Le ragazze adocchiarono due sgabelli liberi al bar e si
precipitarono a sedersi con abbondanti aggiustamenti di
minigonna e spostamenti di chiappe e scuotimenti di capelli.
Ciucche perse comment il ragazzo.
SI, ma magari si siedono volentieri con noi disse Lester.
Guard le nuove arrivate e il sorriso gli si spense sulle
labbra. Merda.
Dal fondo della sala erano arrivati due uomini che si
erano messi uno a un lato e l'altro all'altro delle due. Non
uomini, forse, ma ragazzoni robusti con maglia da football
bianca e rossa e berretto da baseball con la visiera dietro. Si
chinarono ognuno verso la ragazza pi vicina, diffidando
chiunque a farsi avanti. Il nome scritto sulla maglia del pi
grosso era Valentine. Dall'altra parte della sala cerano altri
due seduti a un tavolo che occhieggiavano e dopo un minuto
le ragazze si voltarono verso di loro, poi si consultarono
parlandosi all'orecchio e infine ridacchiarono, si alzarono
e, con ulteriori aggiustamenti di minigonna, si avviarono
verso di loro con i due ragazzi al seguito. Il pi basso prese
due sedie dal tavolo vicino senza chiedere il permesso e tutti
si sedettero e cominciarono le presentazioni.
Pela-pannocchie di merda comment Reed Lester.
La cameriera torn con i drink e se ne and. Il ragazzo
avrebbe preferito essere altrove e voleva restare sobrio, cos
bevve la sua Coca liscia, mentre Lester la vers nel Jack
Daniels.
Un tempo mi toccava assistere quando buzzurri come
questi lumavano Mia nei bar disse Lester.
Il ragazzo lo guard.
La mia ragazza. La cubana. Li vedevo che si consultavano,
che decidevano di provarci. E infatti dopo un po'
arrivava un buzzurro di merda e attaccava bottone, come
se io manco ci fossi. Mia mi guardava come se lei non c'entrasse,
come a dire che non ci poteva fare niente, era seduta
l e basta. Era vero: stava seduta l e basta. Ma quelli la andavano
a cercare lo stesso. Mand gi met del suo drink
in un sorso e rimase a contemplare il bicchiere. Cio, non
faceva niente quando cero io riprese dopo una pausa. Ma
io mica cero sempre. E dopo un po'  sparita pure lei.
Dov' andata?
Dov' andata, dov' andata, mi chiedi? Me lo sono
chiesto anch'io. Ho cominciato a sbarellare, confesso. Andavo
sotto casa sua. Ci andavo solo per vedere se la beccavo
entrare o uscire. Volevo guardarla in faccia, volevo che mi
guardasse negli occhi, tutto qui. Sulle labbra gli affior un
sorriso amareggiato. Be', puoi immaginare com' andata a
finire. Una sera che ero appostato sotto casa sua, vedo arrivare
una Cadillac nera che si ferma e rimane li con il motore
acceso cinque minuti, venti minuti, non so quanto, finch
si accende la luce di cortesia e lei scende tutta sorridente e
saluta con la mano l'uomo al volante. Era lei, capisci? Era
Mia! Ges.
Abbass gli occhi sul bicchiere, lo prese, bevve e lo
pos esattamente sul cerchio bagnato che aveva lasciato sul
tavolo.
Il ragazzo aveva voglia di fumare. Cerc invano un orologio
alle pareti.
Lester lo guardava da sotto in su. Il guaio  che io sapevo
di chi era quella macchina. E sapevo di chi era la testa
pelata che si  vista quando si  accesa la luce. Era lo scrittore.
Il famoso scrittore che quell'anno insegnava al college.
Il ragazzo aspett che gli dicesse il nome del famoso
scrittore, ma Lester si limit a sollevare di nuovo il bicchiere
e deglutire con una smorfia.
Una o due sere dopo, vedo la Cadillac nera ferma fuori
da un certo bar, un posto di merda con dei spar in fondo
dove i vecchi professori vanno a infilare le mani sotto la
gonna delle studentesse. Cos entro e li becco sul fatto. Si
parlavano guardandosi negli occhi e lui le teneva una delle
sue manacce schifose su un braccio. Senza manco rendermene
conto sono andato dritto verso il loro tavolo. Si sono
voltati, tutti e due insieme e, quando mi ha visto, Mia ha
smesso di colpo di sorridere. Le  sparito il sorriso dalla
faccia, di botto.
Guardava lontano, oltre la spalla destra del ragazzo, e
intanto ruotava lentamente il bicchiere fra le dita.
Mi fermo davanti al spar e il grande scrittore con la
testa pelata e il pizzetto mi guarda. Guarda Mia, poi guarda
di nuovo me e fa: Il fidanzato geloso, immagino? E io lo
guardo e faccio: Onorato di conoscerla, professore, sono
un suo grande ammiratore. Lui fa di s con la testa e dice:
Molto gentile. E io Le piace trombarsi la mia ragazza?
Lester sollev il bicchiere, bevve un sorso e lo pos di
nuovo.
Mia dice qualcosa, ma io non la sento nemmeno. Ormai
ci siamo solo io e lo scrittore che ci guardiamo nelle
palle degli occhi. Giovanotto fa lui dopo un po', a voce
bassissima. Tranquillissimo. Mi ricordo tutto, parola per
parola. Giovanotto, fa, da questa sua domanda deduco
che lei d per scontato, forse in base alla mia et, al mio
atteggiamento, a Dio sa che cosa, che non reagir dandole
un pugno in faccia. Be', si sbaglia. D'altro canto, preferirei
restarmene seduto qui dove sono. Perch non si siede anche
lei e mi consente di offrirle da bere? Al che io faccio: Ho
letto un suo libro, sa? E piuttosto che leggerne un altro me
lo ficco direttamente nel culo.
Lester continu: Be', il grande scrittore si  voltato verso
Mia e si  scusato, come se dovesse andare al cesso, si 
alzato in piedi, mi ha guardato e ha cercato di darmi un
pugno ridicolo in pancia, un jab vecchio stile, ma mi ha
preso nel polso e ho sentito crac. Non ha fatto neanche in
tempo a tirare su la mano che gli ho mollato un sinistro e
l'ho sbattuto contro il tavolo. Gli usciva sangue dal naso,
a fiumi, sulla camicia e sulla giacca e anche sulle mani di
Mia, quando si  avvicinata e ha cercato di asciugarlo con
dei tovagliolini di carta. Ges, faceva la crocerossina con dei
tovaglioli di carta.
Sollev il bicchiere per bere il resto acquoso del cocktail.
Il ragazzo distolse gli occhi, attratto dalle torce elettriche
al bar. Una luce che brillava fioca e irregolare ma era finta
e, a ben guardare, non era affatto irregolare bens ciclica e
prevedibile.
E poi? disse quando si volt di nuovo.
Poi cosa?
Com' andata a finire?
Lester lo guard fiaccamente. Sono qui con te, no? Rovesci
il bicchiere vuoto e stritol un po' di ghiaccio fra i
molari. Mi ha convocato il rettore e sai cos'ha detto? Che
potevo sloggiare dalla sua universit entro le cinque o andare
direttamente in cella, come preferivo. Gli ho detto che
non ero stato io a dare il primo pugno, ma lui mi ha risposto
che lo scrittore sosteneva esattamente il contrario. Gli
ho fatto notare che il bar era pieno, ma lui ha detto che non
c'era un testimone uno che mi desse ragione. Uno sicuramente
s, dico io, e il rettore fa: chi? E io: Mia, la ragazza
che era seduta al tavolo con lui, che ha assistito alla scena
dall'inizio alla fine. E quello mi guarda e scuote la testa:
Non c'era nessuna ragazza seduta al tavolo con lui.
Il ragazzo si alz per uscire a fumare. Pass davanti alla
toilette e vide il telefono pubblico che entrando non aveva
notato e pens che era molto tardi e pens anche all'ultima
volta che l'aveva chiamata, pochi giorni dopo che era stata
dimessa dall'ospedale e, sebbene gli avesse detto che era
contenta di sentirlo, tutta allegra, nella sua voce lui aveva
sentito soltanto il luogo in cui si trovava: in mezzo a gente
che passeggiava avanti e indietro nel corridoio, borbottava,
guardava la TV, piangeva, gente dimenticata, derelitti.
Varc la porta di metallo per uscire nella notte fredda di
nevischio.
Sotto la luce gialla c'era uno che fumava con la schiena
contro il muro, una gamba piegata e il tacco dello stivale da
cowboy appoggiato sui mattoni. La pioggia mista a neve,
portata dal vento, arrivava anche sotto il cornicione e cadeva
obliqua fino a pochi centimetri dalla punta dell'altro
stivale. L'uomo si tocc la visiera del berretto e disse: Non
 un granch, ma almeno qui non piove.
Il ragazzo si tir su il bavero, l'uomo estrasse un accendino
e gli offr il fuoco.
Bella nottata disse l'uomo. Aveva rughe profonde sulla
faccia, la barba brizzolata, gli occhi in ombra sotto la visiera.
Avete ancora molta strada da fare?
Non molta.
Bene. Perch da pioggia sta per diventare neve e la neve
sul ghiaccio  il peggio che ci sia.
Il ragazzo annu. Continu a fumare. E lei deve fare
tanta strada?
Meno di quanta ne ho fatta finora. Ma gli ultimi chilometri
sono i pi lunghi, soprattutto quando vai in un posto
che vale la pena. Si volt, incroci il suo sguardo e il ragazzo
fece un mezzo sorriso e distolse gli occhi.
L'uomo indic con un gesto i camion fermi nel parcheggio.
Vediamo se indovino. Quello l, lo Chevy blu.
Scusi? fece il ragazzo.
Sto dicendo che il tuo  quello l, lo Chevy blu.
Il ragazzo fiss lo Chevy. Con la coda dell'occhio vedeva
che l'uomo lo stava osservando. Come fa a dirlo?
Be', dalla faccia che hai fatto quando sei arrivato mi sei
sembrato uno che non aveva mai avuto il piacere di venire a
fumare in questa sala riservata. E vedo anche una targa del
Wisconsin, e parecchi bagagli in cabina. Vedo uno che sta
facendo un lungo viaggio, insomma.
Il ragazzo aspir una boccata di fumo. E il suo qual
? Cercava con lo sguardo l'auto di un poliziotto fuori servizio,
o di un detective.
Il Ford nero con il cassone chiuso rispose l'uomo.
Il ragazzo guard. Sul lunotto posteriore del Ford c'era
una decalcomania con la bandiera americana e sotto, sul paraurti,
un adesivo con la scritta smith & wesson e nient'altro.
Immagino che volendo uno ci potrebbe anche dormire
dentro comment il ragazzo.
S, se non fosse cos pieno di roba che un topo non riuscirebbe
a leccarsi le palle.
Continuarono a fumare e a guardare di scorcio la notte.
Il tamburellare della pioggia sul tetto e sul cofano dei camion.
Il ragazzo si sentiva la testa pi libera grazie all'aria
fredda.
Venendo, ho trovato un cane sul ciglio della strada disse.
Un pastore tedesco. Aveva il collare e la targhetta. Spost
il peso da un piede all'altro e non guard l'uomo.
Morto?
No.
Investito da una macchina?
S.
Che cos'hai fatto?
Non c'era niente da fare.
E quindi?
L'ho finito. Poi l'ho coperto con una cerata, vicino alla
recinzione. C' un numero di telefono sulla targhetta.
L'uomo guard il ragazzo e poi il maltempo. Mio padre
una volta ha sparato a un cane. Era vecchio. Jim-Jim.
Fum e scosse la testa. Sento ancora lo sparo come se fosse
ieri.
Sulla strada di accesso pass lentamente un'auto della
polizia, la faccia dell'agente illuminata dal cruscotto che si
voltava a guardarli, a memorizzarli.
Quello che ha investito il pastore tedesco non ha nemmeno
frenato disse il ragazzo.
Ti stupisci?
Il ragazzo osserv la sigaretta. Forse non si  accorto di
averlo investito.
L'uomo lo guard. Hai sempre cos fiducia nella gente?
No, non sempre.
L'uomo fece un ultimo tiro e tenne il mozzicone davanti
a s come se fosse un oggetto nuovo, sconosciuto. Una
volta uno poteva fumarsi una sigaretta dopo mangiato senza
bisogno di alzarsi da tavola. Te lo ricordi? Lanci la
cicca in una pozzanghera piena di neve sciolta, si scost dal
muro spingendosi con la gamba e si tocc la visiera. Stammi bene.
Anche lei.
E non andartele a cercare.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
C' la jeep, naturalmente, da qualche parte. Nascosta in un
anfratto nella boscaglia e coperta di sterpi. Capisce che l'ha
usata dall'odore di benzina che gli sente addosso e dall'odore
dei posti in cui  stato, un fast food, un barbiere, un
bar. Gli odori fra queste pareti sono limitati e quelli che lui
riporta dal mondo esterno devono essere annusati e identificati,
come ospiti accolti dal cane di casa. Lei lo annusa in
cerca dell'odore del motel dove  stata con la sua famiglia.
Del ristorante dove hanno mangiato, che si chiamava Black
Qualcosa. In cerca del profumo di sua madre.
Una volta al mese lo Scimmione va a fare provviste, e
che questo succede una volta al mese lei lo sa per via delle
date delle riviste che porta, National Geographic, Field &
Stream, ed  cos che sa anche da quanto tempo  rinchiusa
l, grossomodo. Nessun quotidiano. Niente che parli di lei
o delle ricerche, niente che le dica di suo fratello, quanto
tempo  rimasto lass e chi lo ha trovato e come hanno fatto
a riportarlo a valle e se la gamba  guarita. Non avresti dovuto
lasciarlo solo, mai e poi mai, lasciarlo l pieno di paura
e con la gamba fracassata. Dice che ha visto il telegiornale,
quando  sceso a valle, e che suo fratello sta bene e di piantarla
di fare domande, e a volte le porta una camicia nuova,
colorata, dal reparto uomo perch non vuole comprare nel
reparto donna. E neanche tamponi o salvaslip. Erano gi l,
scatole e scatole impilate su uno scaffale sopra il gabinetto.
Alla vista di quelle scatole, lei aveva capito tutto fin dal primo
giorno. Tutto.
La gente lo vede quando prende la jeep, quando scende
chiss dove. Non  possibile che non lo vedano. Si muove
in mezzo alla gente come farebbe chiunque. Fa acquisti.
Scambia battute. Portava la fede al dito, il primo giorno,
ma da allora non l'ha pi messa e non c' nessuna donna
che lo aspetta, ne  sicura, glielo dice il suo istinto femminile.
Qualcuno lo nota? Qualcuno lo considera strano?
La monetina di luce gialla ha superato la nona fessura
nel pavimento. Si alza dalla branda e si trascina nel bagno
seguendo il fascio azzurro della lampada da escursionista
che la precede e le d la vista.
Bagno per modo di dire. E una sorta di latrina a fossa,
ma con una tazza di porcellana. Chiude la porta di legno
sottile e infila il gancio nell'anello, prende una scatola dallo scaffale e tuffa un tampone nel secchio d'acqua, dove si
gonfia e galleggia come un annegato. Ce ne sono altri quattro
in questa scatola. Altri venti in ciascuna delle quattro
scatole rimanenti. Era questa la durata prevista del suo soggiorno,
della sua permanenza qui? Dietro il gabinetto, in un
angolo in basso nel legno scuro c' una chiazza pi chiara.
Una volta si  inginocchiata e l'ha osservata da vicino. L'ha
toccata con la punta delle dita. Piccole cicatrici leggere nel
legno. Tracce di incisioni. Mesi e mesi di un calendario non
completamente cancellato dalla cartavetro. Le hanno dato
il voltastomaco e una lezione: Non contare. Non fare segni.
Non credere in una fine prevedibile con il suo nulla da fare
a parte aspettare e aspettare.
Si siede e fa pip con un gocciolio che risuona vuoto nella
tazza asciutta, prende dal secchio per la coda il tampone e
lo lascia cadere nel gabinetto e ci versa dietro un po' d'acqua
mandandolo dove va tutto il resto quando va gi, secondo
le leggi della gravit e della geografia. Lo Spartiacque Continentale
decide anche questo.
Nello specchietto opaco avvitato alla parete c' una faccia
pallida da minatore, una luna alogena in mezzo alla
fronte. Il pigiama abbandonato per terra, la ragazza sta in
piedi come se fosse sorta da quell'indumento, la pelle che
rabbrividisce al freddo. Immerge la pezzuola nell'acqua rimasta
nel secchio, la insapona e si lava mentre la ragazza
dentro la sua testa riprende la storia a met frase... Ma c'era
una cosa che dovevo ripetermi tutte le mattine quando mi
svegliavo in quel posto... La voce non  sua,  la voce di una
ragazza pi grande e pi tenace, che parla come davanti a
una palestra di ragazze che hanno tutte la faccia composta
mentre i corpi immaginano e i cuori battono in preda a una
strana emozione, e lei  una di loro, le ginocchia che toccano
le ginocchia delle sue amiche. Ascoltate, dice la ragazza,
potrebbe succedere anche a voi.
Prende l'asciugamano grigio rancido e si asciuga velocemente
e comincia a vestirsi.
Che cosa dovevo ripetermi?
Ci sei solo tu. Ci sei solo tu.
Tornata nella stanza muove le braccia da una parte e dall'altra
per scaldare i muscoli della schiena. Ruota la testa sul
collo e fa una flessione toccandosi la punta dei piedi a gambe
tese. Cos piegata in due si afferra le mani dietro le ginocchia
e le abbraccia strette, compattandosi, inspira, con
il cuore a testa in gi che batte regolare, poi espira. Tocca
la fascia robusta alla caviglia, il ferro duro sotto la fodera di
cuoio, che ormai non le sembra pi strano del suo stesso
piede. Scioglie le braccia, raccoglie la catena tra le mani e si
raddrizza, inclinandosi in modo da appoggiarsi con tutto il
suo peso al resto della catena e comincia a camminare, in
senso orario, come un mulo alla ruota del mulino.
La piastra di acciaio, grossa all'incirca come una cartolina,
compie i suoi impercettibili assestamenti sotto i quattro
bulloni, rivelando sottilissime linee nel legno esposto ogni
volta che lei percorre mezzo giro e poi torna indietro. Che
si muova la piastra  bene, ma quello che le interessa  l'occhiello,
il piccolo semicerchio di acciaio saldato alla piastra,
la parte inferiore ruvida e rossiccia di cui coltiva la corrosione
alimentandola con acqua, sudore, succo d'arancia, urina
e Coca-Cola. (La ruggine  pi forte dell'acciaio, tesoro, le
ha spiegato una volta suo padre per consolarla quando si 
ritrovata con il sedere per terra perch la catena di un'altalena
aveva ceduto; l'usura per abrasione  inevitabile). A ogni
passaggio l'ultimo anello della catena sfrega contro l'interno
dell'occhiello fissato al pavimento, andata e ritorno, trasmettendo
uno stridente, abrasivo messaggio in codice che
di anello in anello le arriva fino alle mani. I passaggi sono
diventati pi ruvidi, pi rumorosi, e lei si ferma ogni sei per
sentire un eventuale fischio, o un rumore di passi.
La moneta di luce  sull'ultima asse prima della zampa di
leone. Lascia andare la catena, per quel giorno, si inginocchia
rivolta verso est e controlla l'occhiello con i polpastrelli
delicati.  caldo. Si bagna la punta di un dito e raccoglie
particelle minuscole come sale. Si preme il dito sulle labbra
e lo lecca, sente l'aroma caratteristico della ruggine che ha
imparato ad apprezzare, cos simile al sapore del sangue.
Ottimo lavoro. E fuori, nel bosco, sente fischiare e si alza e
si spolvera le ginocchia. Brava. Il fischio si avvicina e lei va
alla branda e si sdraia e prende la rivista e la apre e guarda
la foto di una mummia egizia. La rivista trema, le dita tremano
per la fatica, il tornire e il vibrare della catena ancora
vivo fra le mani come un battito di cuore impazzito. Ottimo
lavoro. Brava.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
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...
Reed Lester giocherellava con il bicchiere ruotandolo e facendo
girare i cubetti di ghiaccio. Aveva un rossore nuovo
sulla faccia, come tutti quelli seduti vicino alle vetrine attraverso
cui lampeggiavano le insegne rosse della birra. La
cameriera gli port un altro drink e chiese anche al ragazzo
se voleva qualcosa. Un bicchiere d'acqua, rispose, e la cameriera
and dal gruppo di giovani in fondo che avevano
cominciato a ordinare liquori: li tracannavano in una specie
di gioco, battendo forte i bicchierini sul tavolo fra applausi e
acclamazioni. Quelli dei tavoli vicini avevano pagato il conto
e se n'erano andati. Uno dei ragazzi con la maglia da football
abbracciava una delle ragazze. Un altro si chin a dire
qualcosa all'orecchio della sua amica, che lo spinse via esclamando:
Smettila di alitarmi addosso. Ges, che schifo!
Fuori, il nevischio si stava trasformando in neve.
Sai cosa penso, capo?
No.
Che dovresti venire con me da mio zio Mickey. Ci dar
da lavorare subito, a tutti e due. Cos. Schiocc le dita
senza produrre alcun suono. Si appoggi allo schienale e
guard il ragazzo con occhi da whisky. Le palpebre gli si
abbassarono e ci misero un sacco di tempo a riaprirsi, e soltanto
per reazione al trambusto scoppiato al tavolo dei giovani.
Una sedia stridette sul pavimento e un mazzo di chiavi
cadde e fu raccolto. Dai, siediti, Courtney esclam uno
dei ragazzi. Su, dai.
Abby, non sto scherzando dichiar la ragazza che si
era alzata in piedi. Abby replic qualcosa e la ragazza in
piedi ripet: Dico sul serio. Prendo la macchina. Rimarrai
bloccata qui.
Reed Lester le guardava impassibile.
Non rimarr bloccata intervenne uno dei ragazzi.
Abby insistette la ragazza. Abby.
Courtney si avvi da sola, fiera e barcollante sui tacchi,
apr la porta e usc. Per un attimo si videro un paio di fari,
che infittirono la nevicata e poi cambiarono direzione e furono
sostituiti dagli occhi rossi delle luci posteriori che si
allontanarono sobbalzando nel parcheggio pieno di buche,
descrissero un arco sulla strada di accesso e sparirono.
Stupida disse Lester. Stupida, stupida.
Secondo me  meglio rimettersi in viaggio disse il ragazzo
e Lester fece un gesto esagerato con la mano. Andiamo.
Dammi un minuto, per. Mi gira la testa. Devo bere
un po' d'acqua. Un bicchiere d'acqua e mi sentir di nuovo
in forma. La testa si riappoggi all'indietro e gli occhi si
richiusero. Il ragazzo cerc la cameriera: era dietro il banco
e guardava lo schermo di un computer. Rest seduto a
osservare Lester per un po', poi si alz e and in fondo al
corridoio nel bagno degli uomini.
Lascialo qui, Dudley disse al muro screpolato sopra
l'orinatoio. Al grande fallo ricurvo che qualcuno vi aveva
disegnato con cura. Dagli il suo stramaledetto zaino e vattene.
Fuori, nel corridoio, stava passando un gruppo. Una
persona di considerevole stazza urt la porta del bagno. Un
uomo lanci un urlo e la porta sul retro del ristorante si apr
con un gemito e quando il gruppo fu uscito si richiuse con
un altro gemito e il ragazzo sent ridere nel parcheggio. Il
rombo di un motore, portiere che sbattevano e poi il motore
acceso che si allontanava.
Si lav le mani e appallottol l'asciugamano di carta e
torn nel corridoio e and alla porta di metallo e usc di
nuovo fuori e cerc l'uomo che prima gli aveva dato da accendere,
ma non c'era pi, non c'era nessuno. Accese la sigaretta
e si appoggi al muro. Nevicava forte e c'era uno strato
bianco spesso due dita per terra, sullo Chevy, sul Ford nero
con il cassone chiuso, su tutto tranne i rettangoli di ghiaia
coperti fino a poco prima da auto e camion, e anche questi
si stavano riempiendo rapidamente. L'occhio gli cadde sul
rettangolo pi fresco e vi si sofferm. Guard l'angolo che
aveva svoltato anche lui per entrare nel parcheggio. Guard
di nuovo il rettangolo. I segni degli pneumatici non andavano
in quella direzione, ma curvavano dalla parte opposta
e sparivano nello stacco tra il Paradise Lounge e la costruzione
adiacente, di blocchetti di cemento. Si appoggi al
muro di mattoni e continu a fumare e a guardare. Dopo
un momento all'angolo dietro cui sparivano i segni degli
pneumatici apparve una nuvoletta bianca di fiato. Una sola.
Il ragazzo guard lo Chevy blu sotto il suo manto innevato
e pens allo zaino nella cabina e pens al martello
dentro lo zaino e ne ricord il peso, e il rumore che faceva
quando arrivava a destinazione, e aspir una lunga boccata.
Guard di nuovo l'angolo, poi spense la sigaretta sotto il
piede e torn nel locale.
And verso la sala ristorante, ma dopo pochi passi fece
dietrofront e torn nel bagno degli uomini ed entr dentro
il gabinetto. L, nell'angolo maleodorante, c'era uno sturalavandini
da pochi soldi: gomma nera incrostata e un manico
di legno sporco.
Il valore di un bastone, pens.
Tenendo ferma la ventosa con un piede svit il manico
di legno e lo sollev per guardarlo alla luce. Oltre il bastone,
nello specchio sopra il lavabo, vide ancora il bastone e
se stesso che lo impugnava, la faccia tirata nell'ombra della
lampada sul soffitto, due pozze buie sotto le sopracciglia.
Che cosa combini, Dudley?
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Conosce il mondo del sacco a pelo. L'interno satinato che
da freddo diventa caldo, il buco per la testa stretto con il
cordino fino alle dimensioni del pugno di un bimbo, polmone
umido del suo stesso respiro. Piaceri di un lontano
passato.
Dormi, stupidina? chiama la voce di lui, dal buco. Poi
di nuovo: Ehi, stupidina! E lei si muove in modo che lui
non metta la mano sul sacco a pelo, non le tocchi la spalla,
il fianco. Dita, braccia, testa escono abbagliate nella mattina
fredda e lei le segue. Bacon che sfrigola in una padella.
L'aria pungente, piena di fumo. Lui le d la schiena.  rientrato
tardi e si  infilato dritto in branda, cercando di non
svegliarla.
Abbassa la cerniera del sacco a pelo fino all'apertura pi
piccola, vicino ai piedi, dove passa la catena, mette le gambe
oltre il bordo della branda e ficca i piedi nudi nelle pantofole.
Ha un pigiama di flanella, ma al mattino, appena
alzata, una ragazza non vuole sguardi indiscreti addosso e
lui, quando si inginocchia per aprirle l'anello alla caviglia,
tiene gli occhi bassi.
Sai che giorno  oggi? Le mette un piatto di plastica in una
mano, un succo di frutta da bambini nell'altra. Ha smesso
di offrirle il caff, sa che non le piace. Lei si siede sulla branda,
lui prende la sedia da campeggio. Vicino alla stufa una
piramide ordinata di legna appena tagliata. L'ascia e la sega
sono fuori, da qualche parte. La pistola  alla sua cintola.
Lei prende la forchetta di plastica e guarda l'ammasso
giallo di uova. Mangia, Courtland. Ne prende una forchettata
e risponde: Luned.
No.
Gioved. Domenica.
No, non il giorno della settimana, stupidina. In assoluto.
Una data importante.
Lei mastica le uova e con le dita prende un pezzetto di
bacon e se lo mette in bocca e mastica anche quello e alza
le spalle.
Qual  il giorno pi importante dell'anno? domanda
lui. Quello che tutti aspettano?
Lei lo guarda. Poi si volta e osserva il piccolo abete
ai piedi della branda di lui. Le collane di bacche rosse e
popcorn che ha infilato l seduta mentre dal piccolo altoparlante
cantava la voce di Johnny Mathis. Pungendosi le
dita con l'ago per costringere la mente a rimanere l con
lei, in questo posto, anzich tornare a ricordi di casa e di
profumo di candele.
Ai piedi dell'albero c' uno scatolone fasciato di rosso.
Oh, esclama.
 Natale, dice lui.
Finito di mangiare rimette il disco di Johnny Mathis e
se ne sta seduto con il caff in mano a guardare la neve che
scende nel piccolo riquadro della finestra. Le dice che gli
piace cos, la mattina di Natale: semplice, silenziosa. Da
piccolo non riusciva a far alzare dal letto suo padre prima
di mezzogiorno, ancora ubriaco dalla sera prima. Guarda i
regali, per la miseria, gli diceva. Cristo Santo Natale. Perch
nessuno mi ha detto che eravamo ricchi?
Gira la sedia e apre la grata di ferro e con il bastone
smuove la legna che brucia. La stufa  una cosa seria.
Serissima. Se non sta attenta quando lui non c', se si
distrae... Riesce a pensare a una fine pi terribile che morire
bruciata?
Ehm... morire bruciata e legata alla catena come un
cane?
Lo Scimmione aggiunge un pezzo di legna e lo manovra
con il bastone. Un Natale, le racconta, volevo tanto un
coltellino svizzero. Il pi grosso, quello con cento accessori
diversi. Da sopravvivenza. Non avevo chiesto altro. Pap
lavorava per la forestale e non era quasi mai a casa, ma
quando c'era faceva il possibile perch i suoi figli non diventassero
due checche. Se quando ci frustava piangevamo,
continuava finch non la smettevamo. Volevo quel coltello
perch pensavo che fosse l'ultima cosa che poteva desiderare
una checca.
Guarda il fuoco, assorto. Il nuovo pezzo di legna che
sfrigola e sibila.
E l'hai avuto?
Lui alza la testa. Che cosa?
Il coltellino svizzero.
No. Mi disse: So che volevi un coltellino svizzero, ma
che padre sarei se regalassi un coltello a un bambino che
se la fa ancora addosso di notte, che messaggio gli darei?
Mi aveva confuso con Bobby, mio fratello piccolo, ma non
potevo dirglielo. N potevo fargli notare che era lui, non
Bobby, quello che si addormentava sul divano e se la faceva
addosso.
La mano va al fianco, dove tiene appeso il grosso coltello
da caccia, ma non trova nulla e torna dov'era. Richiude la
stufa e si gira di nuovo verso di lei. Ha riposto il coltello
dentro il fodero, nel baule chiuso a chiave vicino alla sua
branda. O sotto il cuscino.
Beve un sorso di caff. Lei guarda la catena stesa per terra.
In quel momento  libera, eppure vorrebbe averla fra le
mani.
Due anni dopo, riprende a raccontare, pochi mesi dopo
che Bobby si era impiccato con un filo elettrico, suo padre
era nell'Oregon e un carico di tronchi  caduto da un autotreno
e lo ha stritolato. Solleva la tazza di caff, ma non beve.
Una squadra di trenta uomini che andavano e venivano tutto
il giorno e quello che passa quando quei tronchi decidono
di cadere  proprio mio padre. C' chi direbbe che  stata la
mano di Dio.
Lei aspetta. Poi chiede: Tu?
Io? Ride. Quando vedi tuo fratello minore appeso a un
tubo arrugginito in cantina, sai praticamente tutto quel che
c' da sapere su Dio.
Una lacrima le corre lungo una guancia, sorprendendola.
 la giornata particolare. La sua famiglia. La sua voce.
Johnny Mathis che canta fra queste pareti, queste brande,
che rivelano a colpo d'occhio tutte le cose oscene e inconcepibili
di cui sono state testimoni.
Si asciuga la lacrima e lui dice: Oh, scusa. Come ho fatto
a non pensarci? Chi ha voglia di sentire queste stronzate? 
Natale! La tazza di caff viene sollevata e la testa si rovescia
all'indietro per bere anche l'ultima goccia - un'ultima spasmodica
convulsione del pomo d'Adamo sotto la pelle - e
quando la guarda di nuovo nei suoi occhi brilla il rammarico.
So io .come consolarti.
Va a prendere il pacco fasciato di rosso e glielo posa sulle
ginocchia, grosso ma sorprendentemente leggero, e lei ha
un tuffo al cuore al pensiero del vestito che ci sar dentro,
ma subito dopo le viene in mente che lo Scimmione non
farebbe mai una cosa simile,  troppo cauto.
Io non ti ho comprato niente, gli dice.
Lui minimizza con un gesto della mano.
Non sono potuta uscire, aggiunge.
Le fa cenno, spazientito, di aprire il regalo.
Lei solleva le due ali di carta e vede la scatola. Per un
attimo sente allargarsi qualcosa nel petto, un senso di eccitazione,
di felicit. Poi ne capisce la crudelt.
Solleva il coperchio e scosta la carta velina e il cuore
prende a batterle forte.
 uno scherzo?
Uno scherzo costoso, replica lui, prendendo dal pacco
una ciaspola. Ho pensato che ti facesse piacere uscire un
po'. Le hai mai usate?
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Il ragazzo usc di nuovo dalla porta di metallo, fuori al freddo
sotto la neve, e cammin senza fretta lungo il muro,
verso l'angolo dove aveva visto la nuvoletta bianca di fiato
e dove adesso ne apparve un'altra. Si mise a borbottare e
appesant il passo e armeggi con la cerniera avvicinandosi e
quando vide spuntare una maglia bianca nell'ombra indietreggi
goffamente di un passo e disse: Oh, scusi.
Togliti dai coglioni, stronzo disse il ragazzo con la maglia
bianca.
Scusa, capo disse il ragazzo. Volevo solo fare un po'
d'acqua.
Valla a fare da qualche altra parte. Per me, puoi pure
fartela addosso, stronzo. Basta che ti levi dai piedi. Era il
pi grosso, Valentine. La maglia di un bianco abbagliante
nel vicolo buio. Il numero 10 rosso in campo bianco.
Il ragazzo guard dentro il vicolo e Valentine si fece
avanti per bloccargli la visuale.
Ti ho detto di levarti dai piedi, capito? L'alito aspro,
alcolico. Il ragazzo indietreggi, si ferm e lo guard in faccia.
Valentine fece un passo avanti e il ragazzo indietreggi
di nuovo. In questo modo girarono l'angolo tutti e due
e, quando Valentine fu fuori dal vicolo, il ragazzo smise
di indietreggiare. Lasci scendere dalla manica della giacca
il manico dello sturalavandini, afferrandolo per la parte
filettata, che si impugnava meglio. Nella luce nevosa vide
macchioline nere negli occhi azzurri e vitrei di Valentine
e sollev in alto il bastone, che descrisse un arco sibilante
e gli fin sull'orecchio. Valentine se lo tocc e cadde sulle
ginocchia e poi in avanti sulla mano libera, la faccia distorta
da un silenzioso grido di dolore.
Il ragazzo gli gir intorno e and nel vicolo, diretto verso
l'altra maglia visibile nel buio pi fitto, bianca come un segnale,
come una bandiera. Sulla maglia era scritto un nome,
Whitford, e questo Whitford era dietro il pick-up in una
posa ben salda, i jeans e le mutande tesi da un ginocchio
all'altro e le chiappe bianche contratte, che si muovevano
avanti e indietro. Gli altri due ragazzi che bevevano allo
stesso tavolo si affacciavano dalle sponde con le mani nel
cassone, come mandriani impegnati in qualche operazione
zootecnica. Quando alzarono la testa, il ragazzo lesse loro
negli occhi che non era pi lui, non era pi il ragazzo che
sapeva di essere, bens una silhouette scura di uomo su uno
sfondo di luce e di neve, senza et e senza identit, che avanzava
deciso verso di loro.
Uno dei ragazzi disse Merda, e Whitford che stantuffava
alz la testa, la volt e, senza smettere, disse Chi cazzo
? Non vide arrivare il bastone dal buio, ne sent soltanto
il sibilo e l'impatto subito sotto la maglia, di traverso sulle
natiche, come per dividerle con un nuovo solco intergluteo,
ma questa volta orizzontale. Lanci un urlo e si volt per
sfuggire al colpo successivo, che lo raggiunse in piena faccia.
Alz le mani e barcoll finch i jeans, come ceppi alle
caviglie, lo fecero inciampare e lo mandarono mani avanti
nella neve. Bastardo disse strisciando via. Bastardo figlio
di puttana.
Il ragazzo sollev di nuovo il bastone e i due affacciati
con le mani nel cassone mollarono la presa e scapparono
nel vicolo e la ragazza prona cominci a scivolare gi dal
pianale e il ragazzo le mise una mano sulla schiena per fermarla.
Aveva i capelli sulla faccia come una ragnatela scura e
puzzava di vomito. Il ragazzo lo vide: una pozza sul pianale
che aveva sciolto la neve.
Moll il bastone e prese la ragazza sotto le ascelle e, mentre
rifletteva su come meglio procedere, sent i passi pesanti
e si prepar al colpo, che arriv con tanta violenza da mandarlo
a sbattere addosso alla ragazza. Un braccio lo afferr
per il collo e lo sollev e lui moll la ragazza per cercare di
liberarsi e la ragazza ricominci a scivolare gi dal pianale,
passiva e pesante. Batt il mento contro lo spigolo e la testa
le si rovesci all'indietro. Cadde inerte come una bambola,
e la testa tocc terra per ultima, rimbalzando appena sulla
neve con un tonfo sordo.
Il ragazzo si sent sollevare di peso e sent la guancia di
Valentine contro la propria, la mandibola che si muoveva e
la voce che diceva: Ti ho beccato, stronzo, ti ho beccato.
Il ragazzo cerc di divincolarsi scalciando e sferrando colpi
alla cieca verso la testa di Valentine, che gli strinse il braccio
contro la gola, togliendogli il respiro, e gli disse all'orecchio:
Smettila, non ti conviene.
Giralo da questa parte, Clayton.
Il ragazzo venne voltato e si trov davanti Whitford, a
testa bassa, intento a richiudersi pazientemente patta e cintura.
Quando ebbe finito si rimise il berretto con la visiera
all'indietro e squadr il ragazzo. Si tast delicatamente lo
zigomo con la punta delle dita e poi se le esamin. Guard
la ragazza per terra e poi di nuovo il ragazzo.
Non respira, Clayton. Sta per svenire. E meglio di no.
Whitford si avvicin alla ragazza e cominci a cercare
qualcosa per terra. Diede un calcio al groviglio nero degli
slip e disse: Non  questo. Ah, eccoti qua. Si chin e da
sotto una gamba della ragazza prese il bastone. Lo studi
come se fosse un oggetto raro, un'arma sconosciuta.
 quello che penso? Merda. Avvicin il bastone all'anca
della ragazza e le sollev la gonna. Poi guard di nuovo il
ragazzo che pendeva come una pelle di animale dalle braccia
di Valentine.
Potevi fartela anche tu, quando finivamo. Non era il caso
di prenderci a bastonate. Sistemalo sul cassone, Clayton.
Il ragazzo oppose resistenza, ma Valentine era troppo
grosso e troppo forte e lo immobilizz contro il pianale. A
quel punto Whitford gli cerc la fibbia e cominci a slacciargli
la cintura. Il ragazzo lo afferr per i polsi e Whitford
gli diede una bastonata sulle dita. Valentine strinse ancora,
finch il ragazzo alz di nuovo le mani e si aggrapp al grosso
cappio che aveva intorno al collo.
Non ci provare nemmeno disse Whitford. E non
avere paura. Non mi piacciono i maschi: uso solo questo e
stop. Hai capito? Ce la fai a respirare? Bene. Adesso ti inculo con il tuo bell'attrezzo e te lo ficco fin dove arriva, okay?
Cosa ne dici, amico?
Il ragazzo cerc di scrollarselo di dosso, ma Valentine lo
spinse in avanti e lo costrinse a piegarsi sul pianale con la
faccia quasi nel vomito della ragazza. Si contorse, mentre
gli abbassavano i jeans a met coscia e l'aria era fredda e i
fiocchi di neve parevano insetti che gli si posavano freddi
sulla pelle. Ci fu un lungo momento di angoscia in cui non
successe nulla prima che il bastone sibilasse e lo colpisse
forte. Trasal, ma non emise suono.
Ecco disse Whitford. Adesso sappiamo che fa male a
tutti e due. Il resto, be', me lo saprai dire. Tienilo fermo,
Clayton.
Il ragazzo contrasse tutti i muscoli come se con un puro
sforzo di volont potesse chiudere e far sparire quella parte
del corpo. Si sent toccare sull'anca e trasal. Erano le dita
dell'altro. Rilassati, ora. Dita che si posizionarono delicatamente
una alla volta, il pollice per ultimo, cercando il
punto d'appoggio giusto. Dal parcheggio arriv il rumore
di un motore che partiva, l per l con fatica, a freddo, poi
con un rombo forte, esuberante, sostenuto e incoraggiato
da una serie di accelerate, e le dita sulla pelle del ragazzo si
fermarono e le braccia che lo trattenevano divennero immobili
come quelle di una statua. Le accelerate gli fecero
venire in mente il Ford nero e il suo proprietario, smith &
wesson. Non andartele a cercare. Nel vicolo arriv un
fascio di luce gialla che esplor il muro di blocchetti di cemento
e subito dopo fu eclissato dallo spigolo dell'edificio
quando il guidatore sterz. Poi guidatore e veicolo e fari e
rumore svanirono nella notte.
Le dita si riposizionarono sull'anca del ragazzo e Whitford
disse a bassa voce che avrebbe fatto prestissimo e, nel lungo
assurdo momento che segu, ci fu un altro rumore, inaspettato,
un suono che paralizz tutto quanto nel vicolo, ogni
movimento, ogni respiro, persino il battito dei cuori. Solo
la neve continu a cadere muta come prima. Era il rumore
secco, metallico, di una cartuccia che veniva camerata in
una pistola, e tutti lo riconobbero.
Molla il bastone, numero dodici disse l'uomo con la
pistola.
Il bastone cadde a terra con un acciottolio sommesso.
Fatti pi in l. E tu, numero dieci, grande e grosso
come sei, lascialo andare e vai a metterti vicino al tuo amico
finocchio.
Appena Valentine lo lasci andare, il ragazzo bevve l'aria
fredda, riempiendosene la gola straziata, e si rialz dal
pianale.
Si tir su i jeans e se li abbotton e riallacci la cintura
e si volt.
Te l'avevo detto, capo. Pela-pannocchie di merda.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
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...
Le ha procurato l'attrezzatura necessaria, scarponi e giacca
a vento e guanti e occhiali da sole, che escono uno dopo
l'altro dal baule, di un genere che piacerebbe a un ragazzino
timido. Che piacerebbe a suo fratello. Eppure le  chiaro,
mentre si infila la giacca, gli scarponi, che non sono mai
stati portati da un ragazzino, bens da una ragazza molto
simile a lei, che l'ha preceduta lasciando tracce e odori invisibili,
impercettibili, ma che permangono come un'ombra
del passato. L'ombra dentro quei vestiti, dentro gli scarponi
e la giacca e il berretto e i guanti  profonda, e confortante,
e terrificante.
Quando lo Scimmione apre la porta e si fa da parte per
lasciarla passare,  pronta ma non  preparata. Il mondo intero
bianchissimo la assale, il suo splendore freddo e incredibile
la abbaglia. Si mette gli occhiali e vede quel mondo
nello stesso modo in cui l'ha visto l'altra ragazza prima di
lei: i pini che si ergono in tutta la loro altezza verso il cielo
bianco, i rami appesantiti dalla neve. L'aria sa di resina ed
 cos intensamente bianca e pulita e fredda che le sembra
di non aver mai respirato, di non aver mai sentito odori. 
talmente abbacinata che quasi non si volta indietro, ma poi
lo fa e vede che non  una baita ma una baracca. Minuscola.
Una costruzione di legno, bassa e semisepolta nella neve.
Fumo come uccelli bianchi in fuga dal comignolo. Le salta
all'occhio una striscia rossa e le occorre un momento per
capire che cos': il pattino colorato di una slitta. Una slitta
da bambini, lunga, di legno, ferma vicino alla baracca. Ecco
come fa a trasportare la legna dal bosco, le provviste dalla
sua jeep. E non solo.
Nella neve alta ti far un effetto strano, le dice, chino
come uno Scimmione per sistemarle le ciaspole ai piedi.
Devi imparare di nuovo a camminare, le spiega. L'unica
 provare. Devi solo ricordarti di tenere le gambe larghe
e di non trascinare la coda perch rischi di impigliarti in
qualcosa sotto la...
Lei parte senza aspettarlo per attraversare la piccola radura,
in discesa, e quando cade il braccio che mette avanti
per fermarsi affonda e affonda, come nella nebbia. Si ritrova
dentro la sua stessa impronta, la testa voltata da una parte
per non finire a faccia in gi nella neve. Fa mezzo giro su se
stessa e cerca di rialzarsi puntellandosi con l'altro braccio e
di nuovo lo sente sprofondare nel nulla. Capisce che deve
riuscire a mettere le ciaspole sotto di s prima di provare
a rialzarsi, ma le evoluzioni necessarie - rotazioni, gemiti,
impudichi sforzi sulla schiena - sono uno spettacolo che lui
non vedr, non l all'aperto.
La raggiunge e la aiuta a rialzarsi. Hai incrociato le ciaspole.
Gambe larghe, te l'avevo detto!
Lei si ripulisce dalla neve le gambe, i fianchi, e riparte, e
arriva fino agli alberi.
Meglio, dice lui, meglio. Per andiamo da questa
parte. E si volta, spalle alla discesa, guidandola nella direzione
opposta. Verso la cima, in un bosco di abeti e assoluto
silenzio. Le viene il fiatone e ha i quadricipiti doloranti e lui
si ferma a vedere come sta, ma lei prosegue a grandi passi.
Non esagerare, le consiglia. Si rischia di sentirsi male
a questa altezza, e lei ribatte: Sto bene, e prosegue.
Salgono lentamente arrancando contro la pendenza
e contro la gravit del corpo che vorrebbe solo scendere.
Cerca con gli occhi una differenza negli alberi, un cambiamento
che suggerisca la presenza sotto la neve di un ordine
imposto dal corso di un torrente, o da una strada. Guarda
continuamente in alto in cerca di cavi, tende le orecchie
nella speranza di sentire qualcosa, un rumore qualsiasi: traffico,
motosega, elicottero. Ricorda da quel giorno di luglio
i paletti segnaletici azzurri lungo la strada e guarda in basso
aspettandosi di vederli spuntare come minuscole teste che
cercano di tenersi a galla nella neve.
Come va? le chiede, da dietro, e lei sussulta nel sentire
la sua voce. Fa altri due passi e cade.
Sei stanca, le dice comparendo pi in alto di lei.
Ostruendole la vista della neve che cade, degli alberi.
Quando ci si stanca, si diventa pigri, e con le ciaspole non
 ammessa pigrizia.
Dove siamo? gli chiede.
In che senso?
"Nel senso di: dove siamo? Siamo lontano da dove mi
hai... da dove eravamo mio fratello e io? Non ha pi nominato
il fratello, dopo i primi tempi, dopo i primi giorni.
La guarda dall'alto in basso. Occhi completamente vuoti
dietro le lenti gialle.
Perch?
Perch cosa?
Perch me lo chiedi.
Perch lo voglio sapere.
Perch?
Perch s. Tu non vorresti sapere dove sei?
No. Cosa cambia?
Forse ti sentiresti meno sperso.
Forse invece di pi. Sei dove sei, non dove non sei.
Lo fissa. Ma io non so dove sono.
S che lo sai. Sei con me, qui.
La guarda, poi distoglie gli occhi. Vuoi tornare indietro?
 questo che vuoi? Vuoi passare il giorno di Natale al
chiuso? Non ci stiamo divertendo qui fuori? Non  bellissimo?
La pendenza aumenta ancora e il bosco si infittisce, costringendoli
a zigzagare fra gli alberi e a fare una serie di
curve che rendono la salita meno ardua, ma pi lunga. E
dove il pendio  meno ripido ci sono meno alberi a ostacolare
la loro avanzata, quasi fosse quella l'intenzione, e alla
fine arrivano in un grande pianoro innevato dove crescono
alberi radi non pi alti di lei. A meno che non stiano attraversando
un profondo lago di neve e che quella sia solo la
punta di alberi sommersi.
Pi avanti non ci sono pi alberi, e neanche montagna:
spariscono all'improvviso, completamente, come se fossero
sul ciglio del mondo. Nulla al di l, a parte il cielo grigio e
la neve che ne esce a sciami, quasi quello fosse il luogo da
cui ha origine, il posto in cui viene prodotta. Lei si incammina,
ma lui le grida: Fermati, e lei si ferma e si volta.
Si  piazzato tra due piccoli abeti che lo fanno sembrare
altissimo. Non conviene andare oltre, dice.
Perch no?
Adesso ti faccio vedere. Torna qui.
Lei torna, e lo Scimmione si toglie un guanto con i denti
e infila la mano sotto la giacca e si sente un rumore metallico
e ha la pistola in pugno.
 il centro nero, duro, di quel mondo tutto bianco. L'unica
cosa da guardare, di cui preoccuparsi. In preda alle
vertigini la ragazza vede il proprio corpo l, abbandonato in
quel lago di neve a congelare e scongelare con le stagioni. O
forse non si scongeler mai, rimarr per secoli nella stessa
posizione di quando  caduto preservando con le sue spoglie
anche la storia della sua morte. Lo pregher di non toglierle
quello che ha addosso, ti prego, ti prego, almeno gli scarponi
e la giacca e i guanti, ti prego, fai almeno questo.
Lui solleva la pistola e spara un colpo nel vuoto grigiore.
La detonazione  inaspettatamente sommessa, come un
petardo, eppure riecheggia molto, molto lontano, rimbalza
e ritorna fino a loro da distanze invisibili. Nell'istante successivo,
la ragazza pensa che lui abbia visto qualcosa che i
suoi occhi non vedono e scruta dolorosamente alla ricerca
dell'uomo, alpinista o tutore dell'ordine, che fra poco
spunter dalla nebbia tenendosi le budella con le mani, una
smorfia di dolore e stupore sulla faccia.
Invece si sente una seconda detonazione, pi forte, come
lo sparo di poco prima amplificato, e nella neve appare in
primo piano una linea azzurra e irregolare, come una vena in
cui sia stato iniettato un colorante. La vena si allarga, assume
un intenso blu glaciale e poi si riempie di bianco quando un
pezzo del costone viene scosso da un tremito e scivola via
nel grigio, trascinando con s gli occhi della ragazza, il suo
cuore e la bocca del suo stomaco, che precipitano anch'essi
nell'abisso, gi nel cielo grigio. Il costone si stacca e frana e
urta contro il versante della montagna. Precipita a lungo, ma
il suono che produce continua a sembrare alla stessa distanza
di quando  cominciato. Poi si zittisce, sembra zittirsi, e non
si ode altro che l'eco lontana del tuono nelle gole occulte e
remote.
Restano fermi nel silenzio. Lo Scimmione espelle il bossolo,
che cade con un sibilo nella neve. Prende un'altra cartuccia
e carica la pistola e la ripone nella fondina sotto la
giacca. Si sente lo scatto dell'automatico che viene richiuso.
Si rimette il guanto.
Una cartuccia alla volta. Lei non si intende di armi, ma
capisce subito: se mai riuscir a impadronirsi della pistola,
potr sparargli un colpo solo, e lui conta sulle probabilit
che quel colpo vada a vuoto o lo ferisca in maniera non letale.
Adesso non c' pericolo, dichiara, e avanzano insieme,
allungando la distanza tra loro a mano a mano che si avvicinano
all'orlo dell'abisso, come se fossero d'accordo. La
ragazza guarda la neve che vortica e sente l'attrazione del
baratro, l'altezza inconoscibile, la sottile distanza tra il fare e
il non fare, tra un passo compiuto con la mente e un passo
compiuto con il corpo, l'attimo irreale da cui non si torna
indietro, irrimediabile, quando resta solo il cuore che batte
e il fragore del mondo che turbina sfuocato tutto intorno.
Attenta, le dice, e allunga la mano per fermarla, e lei
indietreggia, allarmata. Il vento ti porta via come una foglia.
Restano fermi a guardare nella voragine.
Nelle giornate limpide vedi come vede un falco, le dice.
Vedi come vede Dio.
La osserva. Per vedere l'effetto di quelle parole.
Lei si asciuga il naso.
Pronto? gli dice. Lui fa un passo verso di lei, che indietreggia,
allontanandosi dal precipizio.
Che cosa fai? le chiede.
Niente. Soffro di vertigini.
Non aver paura, le dice. Come quel giorno, tanto tempo
fa.
Lei fa un passo e si ferma e lui la raggiunge, allineando
con cura le ciaspole alle sue. Le posa le mani sulle braccia:
Non voglio che tu abbia paura, Caitlin.
Non ho paura. Non pi.
Bene.
Resta fermo a guardarla e scuote la testa.
Cosa c', dice lei.
Niente. La stringe pi forte. Sei bellissima, qui fuori
alla luce. Nel mondo. Lo sapevi?
Gli afferra i polsi e sorride e lui si avvicina, contraendo e
allentando le dita. Contrae e rilassa. Si avvicina ancora un po', ma non tanto.
Allora lei, guardando nelle lenti gialle, colma la distanza che la separa dalle sue labbra.
...
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...
CAPITOLO 33.
...
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...
Liberato dall'abbraccio di Valentine, il ragazzo si port una
mano alla gola e guard la pistola che sembrava il prolungamento
del braccio teso di Reed Lester. L'esile scanalatura di
luce lungo la canna cromata.
Non pensavo di farlo davvero disse quello che si chiamava
Whitford.
Sta' zitto disse Lester.
Volevo solo farglielo credere.
Provati a dire ancora qualcosa, pela-pannocchie di merda.
Se hai il coraggio. Si volt a guardare il ragazzo. Cosa
cazzo fai?
Il ragazzo, chino con un ginocchio per terra, stava infilando
le braccia sotto le spalle e le gambe della ragazza. La
sollev e quando si alz in piedi la gamba gli trem per lo
sforzo, ma resse. La testa della ragazza ciondolava all'indietro
e dal mento cominci a uscirle del sangue. Il ragazzo la
spost in modo che la faccia gli si appoggiasse sul petto. 
ferita disse con voce roca.
Penso che la cosa pi furba da fare, capo,  andarcene.
E in fretta.
Lei viene con noi.
Lester apr la bocca per ribattere ma quel che si sent, detto
da una voce che non corrispondeva, fu Oh mio Dio.
Sia lui sia i due che teneva sotto tiro si voltarono e videro
quel che il ragazzo aveva gi visto, ovvero la cameriera con i
capelli rossi in piedi controluce all'imboccatura del vicolo.
Che cosa le stai facendo?
La porto all'ospedale disse il ragazzo.
Che cosa le hai fatto? chiese la cameriera.
Lui niente disse Lester. Tornatene dentro. Il ragazzo
si fece avanti zoppicando con la ragazza in braccio. Arriv
dalla cameriera e ripet: La porto all'ospedale.
La cameriera apr la bocca e scosse la testa.
Dove cazzo  l'ospedale?
La cameriera si volt, si pass una mano fra i capelli e si
orient. Indic il sud con la sigaretta. Gi per quella strada,
saranno sei chilometri. Passi sotto l'autostrada e vedi le
indicazioni: Sisters of Mercy Hospital. Ma fammi chiamare
un'ambulanza, okay? Portala dentro.
Il ragazzo si allontan zoppicando nel parcheggio e dopo
un attimo la cameriera si volt e corse verso la porta.
Quando Reed Lester arriv allo Chevy il suo zaino era per
terra nella neve e il ragazzo stava piegando le gambe alla
ragazza per sistemarla sul sedile. Lester raccolse lo zaino e
lo lanci nel cassone insieme ai bagagli del ragazzo, poi sal
dal lato guida e lo aiut a sistemarla in mezzo. Guido io,
capo.
Il ragazzo appoggi la testa della ragazza allo schienale e
le sistem la gonna corta sulle gambe. Chiuse la portiera e
fece il giro del pick-up e guard Lester negli occhi.
Okay, guida tu disse Lester e si affrett a tornare
dall'altra parte. Si sedette accanto alla ragazza e chiuse la
portiera, facendola sbattere. Il ragazzo mise in moto e azion
i tergicristalli, che cigolarono ma non si mossero.
Hai un raschietto, capo?
Il ragazzo si tocc il collo. Sotto il tuo sedile.
Lester prese il raschietto e scese lasciando la portiera
aperta e si mise a pulire il parabrezza. La porta rossa del Paradise
Lounge si apr e la cameriera e il barista alto e biondo
si affacciarono a guardarli. Il barista si incammin verso di
loro e Lester lo guard e disse: E tutto a posto, capo. Il
barista si ferm di botto come un cane che arriva in fondo
alla catena.
Sta arrivando la polizia disse. Secondo me conviene
che la lasciate qui.
Anche secondo me disse Lester. Ma non sono io che
decido. Mise la mano nella tasca della giacca e il barista
indietreggi. Lester lanci un mazzo di chiavi e il cameriere
le prese al volo e le guard.
Che cosa sono?
Chiavi.
Ma no!
Quelle del pick-up nel vicolo.
Risal sullo Chevy e il ragazzo innest la marcia e usc
dal parcheggio. Svolt nella strada di accesso e acceler sulla
neve.
Reed Lester guard prima il ragazzo e poi la ragazza. Il
taglio sul mento e il nastro scuro e bagnato che le scendeva
sul collo scoperto, il laghetto di sangue nell'incavo della
gola e il nastro nero che proseguiva il suo corso sullo sterno,
sparendo sotto il maglione. Quando l'abitacolo cominci a
scaldarsi si sparse odore di profumo, di alcol e di vomito.
Non dir niente a nessuno dichiar.
Di cosa? replic il ragazzo.
Di quello che  successo stasera.
Il ragazzo tenne gli occhi sulla strada. Fece per prendere
le sigarette, ma il fuoco che sentiva in gola gli fece cambiare
idea.
Dov' la pistola? domand.
L'ho messa via. Perch?
Si volt a guardarlo e Lester alz gli occhi da quel che
stava fissando, ovvero le cosce nude della ragazza, l'orlo della
gonna che le era risalita sulle gambe. Si guardarono negli
occhi. I tergicristalli facevano il loro solito rumore. Il ragazzo
riport l'attenzione sulla strada.
 carica? chiese.
Cosa?
La pistola.
Se non  carica serve a poco, capo.
Avevi addosso una pistola carica.
Per strada non sai mai cosa incontri.
Cani moribondi, per esempio.
Come, scusa?
Il ragazzo guardava dritto davanti a s. Sei stato l a
guardare, quando ho preso il martello.
Lester osserv a lungo il suo profilo.
Cosa avresti pensato, se mi fossi avvicinato con una pistola?
Il ragazzo continu a guardare davanti a s i fiocchi che
si tuffavano dall'alto.
Cazzo disse Lester. Dovresti essere contento che l'ho
tirata fuori.
L'urlo delle sirene arrivava da una direzione imprecisata.
Lester guard da tutti i finestrini finch l'ululato non cominci
ad allontanarsi. Poi abbass di nuovo gli occhi sulle
cosce della ragazza. Pelle chiara che fremeva leggermente
con le vibrazioni del mezzo. L'orlo della minigonna nera.
Cosa fai? chiese il ragazzo.
Niente.
Non pensarci nemmeno.
Io non pensavo un cazzo. Cristo. Ti sembra che farei
una cosa cos?
Il ragazzo si mise una sigaretta fra le labbra e la accese e
trattenne il fumo in bocca, vincendo l'istinto di mandarlo
gi.
D'altra parte... continu Lester. Uno potrebbe anche
chiedersi che cosa ci facevi, l dietro. Com' che sei finito
in quel casino?
Prima che il ragazzo rispondesse, ci fu un'improvvisa
eruzione di rosso e blu e si sent di nuovo l'ululato delle
sirene e intorno a loro le auto della polizia si moltiplicarono.
Il ragazzo accost prudentemente sotto il cavalcavia
dell'autostrada.
Il pick-up venne inondato dalla luce bianca dei riflettori
della polizia e, in quel bagliore accecante, la luce di cortesia
dello Chevy, quando si accese, non si not e il ragazzo non
si accorse che la portiera si era aperta finch non si volt
per dire a Reed Lester di non dire e non fare assolutamente
niente e vide che non c'era pi. La portiera che dondolava
ancora e, fuori, uomini che gridavano. Rumore di motori e
sgommate, luci colorate che si allontanavano intermittenti
lungo la strada.
Gli agenti, accovacciati al riparo delle portiere con le armi
spianate, gridavano. Il ragazzo guard di nuovo la portiera
del passeggero aperta e vide il raschietto abbandonato sul
fondo del camion e, accanto, qualcos'altro, seminascosto
sotto il sedile e illuminato a intermittenza dalle luci rosse e
blu delle auto della polizia. Lo osserv a lungo. Poi guard
dritto davanti a s e alz le mani, con le dita allargate, come
a indicare il numero dieci. Pi avanti, al di l delle auto
della polizia e delle loro luci, a meno di cento metri da lui,
c'era un'insegna blu sotto la neve con la scritta sisters of
mercy hospital in grigio argento.
...
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...
CAPITOLO 34.
...
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...
Fermati, le dice, e lei si ferma e lo aspetta, nessun rumore al
mondo a parte il fruscio delle ciaspole.
Lui si toglie lo zaino dalle spalle e tira fuori due bottigliette
d'acqua. Le stappano e bevono, l'acqua che gorgoglia
per farsi strada fra i ghiaccioli nella strozzatura del collo. La
ragazza richiude la sua bottiglia, abbassa la cerniera e se la
mette nella tasca interna della giacca, vicino al petto. Tira
su la cerniera.
Lui la guarda. E continua a guardarla anche quando si 
richiusa la giacca.
 troppo fredda, spiega lei.
Lui beve ancora un po' e poi ripone la bottiglia nello
zaino, e lei chiede: Che cos'altro hai portato?
Barrette di cereali. Qualche Snickers. Hai fame?
Dammi uno Snickers, va'. E poi?
Nient'altro. Da mangiare nient'altro.
Carta?
Cosa?
Hai portato la carta?
Fazzoletti di carta, intendi?
Qualsiasi tipo di carta. Lo guarda, fissandolo nelle lenti
gialle, finch lui non capisce.
Ho un pacchetto di Kleenex e basta.
Me li presti?
Certo. Fruga- in una tasca della giacca e poi nell'altra finch
non trova il pacchetto.
Lei se lo mette in tasca insieme con lo Snickers, poi si
volta e comincia a camminare nella direzione da cui sono
venuti, ripercorrendo i propri passi, in discesa.
Dove vai? chiede lui dopo un attimo.
Lei non si volta indietro. Gli indica un abete solitario,
tozzo, largo e folto e carico di neve, come se la neve fosse la
sua fioritura, la sua unica ragione di esistere. Mette un piede
in fallo, barcolla sulle ciaspole, si raddrizza.
Attenta, le raccomanda, e la ragazza gli mostra un pollice
in su sopra una spalla.
Arrivata dietro l'abete, guarda fra i rami coperti di neve
e un brivido freddo le si insinua nel cuore vedendolo fermo,
scuro in mezzo alla neve, ancora l dove lo ha lasciato,
molto pi vicino di quanto le fosse sembrato. Come se la
distanza che ha percorso per arrivare all'abete fosse una distanza
immaginaria. O come se lui si fosse mosso con lei,
ma senza rumore, senza tracce n sforzo.
Esita e poi trova la voce. Ti vedo. Mi stai guardando.
Non vedo niente, le risponde, e lei sa che  vero.
Si china per stringere gli attacchi. Lo vedo che mi guardi,
insiste. Lo Scimmione non si muove. Resta l impalato.
Non ci riesco, se mi guardi, dice, e finalmente lui, con un'aria
da genitore esasperato, le volta le spalle.
Lei fa un passo di lato nella neve, in discesa. Le sembra di
non aver fatto rumore, ma non  sicura perch ha il sangue
che le rimbomba nelle orecchie. Resta un attimo nel tempo
fermo, respiro fermo, cuore fermo dei blocchi di partenza.
Respira, Courtland - e poi fa un altro passo, e un altro, continuando
a tenere l'albero tra s e lo Scimmione, e quando
 a venti passi dall'abete si volta e comincia a scendere dalla
montagna con grandi falcate silenziose e leggerissime.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Quel che segu in quella lunga notte e la mattina dopo fu un
perverso sogno a occhi aperti che non finiva mai ma lo stuzzicava
offrendogli il sapore della fine, brandelli di quasi sonno
strappati all'ultimo momento, sostituiti da ulteriori rumori,
ulteriori passi e un'altra stanza spoglia, oppure la stessa stanza
spoglia con lo stesso uomo, o forse pi d'uno, dall'altra parte
di un tavolo d'acciaio, oppure con uomini diversi ma sempre
le stesse domande e la stessa luce spietata. L'unica tregua in
tutto questo, l'unica breve evasione, fu un sogno vero che si
manifest durante un'interruzione nella procedura, un passaggio
sbagliato fra guardie che lo lasci solo quanto bastava
per assopirsi, e nel sonno percorse un sentiero in salita nel
bosco, al buio, sulle tracce di un animale, un cane o un lupo
di un biancore che faceva luce, fra alberi e massi. Poi nel bosco
riecheggiava un tuono. Si svegli di soprassalto davanti
a sbarre di ferro e cemento e un uomo controluce gli stava
dicendo di alzarsi, e venne condotto ancora una volta in manette
nella stanza spoglia in fondo al corridoio.
L'uomo seduto al tavolo non alz gli occhi dalla pratica
che aveva davanti mentre quello che aveva accompagnato il
ragazzo gli toglieva le manette e se ne andava senza dire una
parola, chiudendosi alle spalle la porta di acciaio.
L'uomo seduto al tavolo non aveva la giacca, ma solo una
camicia bianca con le maniche lunghe e i polsini e il colletto
abbottonati, la cravatta annodata con cura impeccabile. Le
cinghie di cuoio della fondina evidenziavano il taglio della
camicia, lasciando indovinare la buona salute e la tonicit
dei muscoli del torace. Aveva una gran testa di capelli neri,
corti, con una scriminatura sottile come una lama da una
parte, e la mandibola era azzurrata dalla barba corta e ispida.
Portava una fede d'oro al dito.
Alla fine guard il ragazzo. Lo guard negli occhi come
se fosse in grado di leggervi quel che gli altri prima di lui
non avevano neppure provato a cercare. Qualsiasi cosa vi
avesse visto, abbass lo sguardo sul giubbotto di jeans, abbottonato
quasi fino al collo. La T-shirt bianca, con il suo
campionario di macchie di sangue, era stata sequestrata.
Lo guard di nuovo negli occhi e disse: Sean, io sono
l'ispettore Luske, della sezione reati sessuali del dipartimento
di polizia di Omaha. Vuoi un po' d'acqua?
Okay.
L'ispettore riemp un bicchiere di plastica al distributore
nell'angolo e glielo pos davanti e torn a sedersi.
Sean, come sai, dal momento che dici di aver assistito
allo svolgimento dei fatti, la ragazza che era con te sul pick-
up ieri sera  stata violentata. Da almeno un uomo. Forse
da tre. Ora, era in stato di ebbrezza e per gran parte del
tempo addirittura priva di conoscenza, ma le ho parlato e
ritiene di poter identificare i ragazzi seduti al tavolo con lei
al Paradise Lounge, anche se non necessariamente quelli
che l'hanno violentata. Capisci?
S.
Sicuro?
S.
Quello che vorrei fare adesso, Sean,  chiamare un funzionario
di polizia per prelevarti un campione. Sei d'accordo?
Che tipo di campione?
Di DNA. Dalla bocca. Dall'interno della guancia. Questione
di un attimo. Sei d'accordo a lasciarmi prelevare il
tuo DNA?
Non glielo impedir.
Non basta. A meno di avere un mandato, non posso
prendere il tuo DNA senza il tuo consenso esplicito. Ma
sarebbe un elemento a tuo favore, se me lo dessi spontaneamente.
A voce?
S.
Okay. Le do il mio consenso.
Luske si appoggi allo schienale e la porta si apr ed entr
una donna alta e magra, con un camice bianco e guanti
di lattice bianco. Appeso al collo con un cordoncino aveva
un badge argentato. Chiese al ragazzo di aprire la bocca e
gli raschi l'interno della guancia con un'astina di plastica
e l'odore dei guanti di lattice gli fece tornare in mente il
medico dell'ospedale e il cinese che gli puntava negli occhi
un ago di luce. La donna introdusse con cura l'astina in una
provetta di plastica, la richiuse e se ne and.
Quanto ci vorr? chiese il ragazzo.
Quanto ci vorr per cosa?
Il test.
Il test non ha a che fare con le indagini, Sean. Servir
per il processo, nel caso ci si dovesse arrivare.
Il ragazzo rimase seduto con le mani sul tavolo.
L'ispettore prese la matita e cominci a tamburellare con
il gommino sul tavolo.
Il ragazzo lo guardava.
Non posso fumare, immagino disse e Luske scosse
la testa e replic:  vietato in tutto il palazzo. Mise una
mano nella tasca della giacca appesa allo schienale e prese il
pacchetto e l'accendino del ragazzo. Gli porse il pacchetto
e il ragazzo tir fuori una sigaretta e l'ispettore gliela accese.
Lo guard fare un tiro e soffiare il fumo verso il soffitto.
Sean disse. Spiegami perch sei andato in quel vicolo.
Ho sentito un impulso rispose il ragazzo, di nuovo.
Un impulso sessuale?
No, un'intuizione. Mentre ero nel bagno ho sentito
gente che se ne andava, ma quando sono uscito a fumare ho
visto dai segni delle gomme nella neve che si erano imboscati
l. Ho pensato che c'era sotto qualcosa ed ero convinto
di sapere anche che cosa.
Perch non sei tornato dentro a chiamare la polizia? O
avvertire qualcuno?
Era solo un'intuizione. Non ero sicuro, finch non sono
andato a vedere.
Okay. Cos sei tornato dentro il Paradise Lounge e hai
preso questo... cos'era? Il manico di uno sturalavandini?
Non il martello che avevi in macchina?
No. Mi avrebbe visto.
Chi?
Quello che stava di guardia sull'angolo. Quello grosso,
con Valentine scritto sulla maglia.
Okay. Cos sei andato l e tu e questo ragazzo avete
discusso e poi tu lo hai colpito con il manico dello
sturalavandini.
Dopo che ho visto che cosa stavano facendo nel vicolo,
s. Raccont di nuovo che aveva picchiato anche l'altro
ragazzo e che aveva cercato di fermare la ragazza che stava
scivolando gi dal cassone e che il primo lo aveva preso per
il collo e il secondo gli aveva dato una bastonata.
Dove?
Nel vicolo.
Dove nel senso di in quale parte del corpo.
La stessa in cui l'avevo colpito io. Sul sedere. Di traverso.
Sulle natiche nude.
S.
E come mai avevi le natiche scoperte?
Il ragazzo contempl la cenere sulla punta della sigaretta.
Stava per farsela cadere nel palmo della mano, ma l'ispettore
gli disse di buttarla pure per terra e lui lo fece.
Perch avevi le natiche all'aria, Sean?
Perch mi aveva tirato gi i jeans. Lo smilzo. Quello
grosso intanto mi teneva.
E dopo che ti ha dato la bastonata cos' successo?
Niente.  arrivato Reed Lester.
Non ti  successo altro, dal punto di vista sessuale?
No.
Okay. L'ispettore si gratt il naso. Come mai Reed
Lester  entrato nel vicolo?
Non lo so. Dovrebbe chiederlo a lui.
Ma secondo te?
Forse pensava che fossi partito senza di lui.
Senza restituirgli lo zaino?
Il ragazzo alz le spalle.
Dove l'hai conosciuto, Reed Lester?
Per strada. Era a piedi e mi ha aiutato a cambiare una
gomma, cos gli ho dato un passaggio.
Non l'avevi mai visto prima?
No.
Non eri con lui a Lincoln?
No.
Non sapevi che era ricercato per violenza sessuale a
Lincoln?
Come facevo a saperlo?
Poteva avertelo detto. Chiacchierando, al bar, davanti a
un bicchiere, fra uomini...
Il ragazzo scosse la testa. Mi ha raccontato di una rissa in
un locale con uno scrittore per via di una ragazza cubana.
Una rissa in un locale con uno scrittore per via di
una ragazza cubana? L'ispettore sgran gli occhi. Ha
aggredito una quarantacinquenne in un parcheggio. Una sua
professoressa. Altro che ragazza cubana.
Il ragazzo fece un tiro e soffi fuori il fumo e aspett.
Non sapevi nemmeno che aveva una pistola, immagino
disse Luske.
No, finch non l'ha tirata fuori nel vicolo.
Quindi non vi eravate messi d'accordo prima, nel bar?
Non avevate deciso di andare nel vicolo insieme, con la
pistola e con il bastone, e magari finire quel che quegli altri
ragazzi avevano cominciato?
No.  andata come le ho raccontato.
L'ispettore lo osserv, poi lesse il foglio che aveva davanti
e sottoline qualcosa con la matita.
Okay. E cos ti sei ritrovato con quei due sotto tiro e
la ragazza svenuta. Perch non hai chiamato la polizia a
questo punto?
Non lo so. Pensavo che ci avrebbero messo troppo
tempo. La ragazza perdeva sangue, volevo portarla all'ospedale.
Reed Lester e la pistola non hanno influito sulla tua
decisione?
No. Non mi importava n di lui n della pistola.
Come mai la pistola  rimasta a te, sul tuo pick-up, e
non a lui?
Ce l'ha lasciata quando  scappato.
Bell'amico.
Non era un amico. L'avevo conosciuto quel giorno l.
Parlami del martello.
 un Estwing da mezzo chilo. E di mio padre.
Come mai  sporco di sangue?
Ho dovuto uccidere un cane per strada.
Hai dovuto uccidere un cane per strada.
S.
Perch?
Perch soffriva e non c'era pi niente da fare. Era stato
investito.
Cos tu l'hai finito con il martello.
S.
E Reed Lester era presente?
S.
Perch non ha usato la pistola? O non l'ha lasciata usare
a te?
 quello che gli ho chiesto anch'io, dopo.
E che cosa ti ha risposto?
Che non voleva farmi paura.
L'ispettore si alz, and a riempire di nuovo il bicchiere
del ragazzo e ne vers uno anche per s.
Sean, come mai gli slip della ragazza erano nella tasca
della tua giacca?
Credo di averceli messi io.
Perch?
Non lo so. Non mi ricordo di averli presi. Devo averli
visti nella neve e aver pensato che erano suoi e che probabilmente
li rivoleva. Non so.
Sono dieci anni che faccio questo mestiere, Sean, e tu
non sai quante volte ho trovato le mutande della vittima
nelle tasche del colpevole, o in casa sua. Come se non riuscissero
a farne a meno, se dovessero per forza tenersi quel
trofeo, quel souvenir.
Il ragazzo fece un tiro, espir e attese.
L'ispettore lo osservava.
Cos hai bucato una gomma. Hai dato un passaggio a
un ricercato. Hai dovuto uccidere un cane a martellate. E
sei stato fermato con una ragazza violentata e una pistola
su un pick-up che non  intestato a te. Altro che giornata
storta, Sean.
Il ragazzo annu. Ne ho viste di peggio.
Lo so. So di tua sorella. So perch sei rimasto zoppo.
Sa di mia sorella?
So che cosa vi  successo su in montagna, s.
Allora ne sa pi di me. Pi di tutto lo Stato del Colorado
e dell'FBI.
Si guardarono. L'ispettore batt il gommino della matita
sul foglio che aveva davanti e quel rumore parve ricordargli
dove si trovava. Abbass gli occhi e volt pagina, poi rimise
il foglio come prima. Alla fine disse: Ora ti dico quello
che so, Sean, okay? Ti dico quello che  emerso dalle nostre
indagini come fatto incontrovertibile. Che la notte dell'aggressione
sei stato fermato alla guida di un pick-up che non
era intestato a te. Che un testimone oculare ti ha visto sul
luogo dell'aggressione. Che sei stato fermato con la vittima
a bordo del tuo pick-up, cosa che potrebbe configurare
il reato di sequestro di persona. Che nel tuo pick-up c'era
anche una pistola, cosa che potrebbe configurare il reato di
sequestro di persona sotto minaccia di arma da fuoco. Che
nel cassone del tuo pick-up c'erano uno zaino appartenente
a un individuo ricercato per violenza sessuale in un'altra
contea e un martello con tracce di sangue in una valigetta
portautensili. La vittima perdeva sangue e tu avevi macchie
di sangue fresco sulla T-shirt. La ragazza era senza mutande
e nella tasca della tua giacca c'erano un paio di slip da donna.
Infine, nessuno, nemmeno la ragazza in questione, conferma
la tua dichiarazione, ovvero che non l'hai violentata,
bens hai cercato di aiutarla.
Luske pos le mani una sull'altra sopra il dossier. I loro
sguardi si incontrarono. Il ragazzo non abbass gli occhi.
Sean.
S.
Hai diciotto anni, giusto?
S.
Sai quali sono i tuoi diritti?
Credo di s.
Sai che, se lo richiedi, puoi avere un avvocato d'ufficio
che ti difenda.
S.
Perch non lo richiedi?
Perch non ho fatto niente.
L'ispettore si rabbui. Questo lo deve decidere il giudice,
non tu. Di te non frega un cazzo a nessuno: se decidono
di processarti, puoi essere innocente quanto ti pare, ma non
baster. A quel punto diventerai un pezzo di carne nell'ingranaggio
del sistema giuridico; e il sistema giuridico, Sean,
ti stritoler.
Il ragazzo fumava e l'ispettore lo guardava.
E i tuoi?
I miei cosa?
Non vuoi parlare con i tuoi?
No.
Perch no?
 importante?
Non per me disse l'ispettore.
Lo riportarono in cella e si sedette sul letto con lo sguardo
perso nel vuoto mentre nella cella adiacente un uomo
che prima non c'era russava e borbottava nel sonno. Si stese
sul materasso sottile a guardare il soffitto di cemento grigio
butterato e, mentre guardava, ai margini del campo visivo
vide altri uomini che si muovevano irrequieti nella cella. Ne
sentiva l'odore e la voce, eppure quando si volt non vide
altro che il cemento e le sbarre e la luce gialla ronzante che
proiettava altre sbarre sul pavimento.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
La neve le brulica intorno fitta e bianca, come in una boccia
trasparente, una polvere bianca abbagliante che promette
una caduta indolore; ma per lei, che tenta di mantenersi in
equilibrio, rappresenta il terrore della caduta e della lotta
soffocante per tirarsene fuori e rimettersi in piedi mentre lo
Scimmione si avvicina passo dopo passo, saldo sulle gambe.
Giorni d'infanzia a disegnare angeli nella neve e costruire
pupazzi, sprecati. Giornate sul lago con Dudley, opportunit
mancate. I due fratelli sul lago ghiacciato con vecchie
racchette di legno ai piedi, fondo in vimini e stanche cinghie di pelle.
Ma queste? Queste sono come scarpette chiodate da corsa
che si muovono con lei, le code che producono un rumore
secco contro i talloni. Non traballano, non vanno per
conto loro e sono della larghezza giusta, non la costringono
a tenere le gambe scomodamente divaricate ma al contempo
galleggiano bene sulla neve, proprio come anticipava lo Scimmione.
Lo ha osservato, ha sentito come respirava, e sa che con
un buon vantaggio pu seminarlo.  pi veloce di lui. Ha
pi resistenza. Correre non pu, veramente, ma se cammina
di buon passo, con attenzione, pu mantenere il vantaggio
o addirittura aumentarlo. Questa neve  neve anche
per lui e star attento quanto lei a non commettere errori,
a non rischiare una caduta costosa in termini di tempo e di
energia. Conter sul panico di lei, sulla sua inesperienza e
mancanza di allenamento, sempre ferma a non far niente
dentro la baracca. Ci contava quando ha deciso di comprarle
le ciaspole e portarla fuori. Quando le ha dato il permesso
di andare dietro l'abete senza di lui.
Adesso scoprir se ha fatto bene oppure no.
Ogni respiro le si imbianca davanti alla bocca e quando
lei ci passa in mezzo sente una voce che dice Non cadere,
non cadere e loda ogni passo eseguito correttamente, si
congratula, e la gamba avanti sfida quella dietro a fare ancora
meglio, pi pulito e pi preciso. Non si guarda indietro
ma tende le orecchie come durante le gare e per un lungo
periodo di tempo non c' che il non cadere non cadere
del suo respiro e il ritmo ancora pi fievole delle ciaspole
che incontrano la neve. Sa che anche se lui la vede davanti
a s, se riconosce la sua sagoma sfuggente nella boccia piena
di neve,  troppo distante e ci sono troppi alberi fra loro.
Troppi per cosa?
Per la pistola.
Ha il petto e la schiena sudati, la camicia umida sotto
la giacca. Quando la temperatura scender e lei si fermer
a riposare com' consapevole di dover fare, le verr freddo.
Ha dei fiammiferi nella tasca, e la torcia. Ma no, meglio
l'oscurit, e la distanza, e una bella resistenza, e non cadere
non cadere non cadere.
Tenta di abbassare la cerniera della giacca, di afferrare la
levetta di metallo fra le dita ingoffate dai guanti, abbassando
rapidamente lo sguardo per localizzarle, e in quell'attimo
di distrazione le ciaspole urtano l'una contro l'altra con
uno schiocco e il piede destro non avanza e lei si inclina
rischiando il tuffo di testa. Ha gi le mani avanti, ma le
gambe reagiscono e spingono sui ramponi in punta, cos
che sollevandosi in aria porta avanti le ciaspole come saltando
la cavallina e le separa appena in tempo, atterrando sulla
neve con un tonfo. Ma, atterrando, perde l'equilibrio e si
inclina all'indietro, tutto il peso sulla coda delle ciaspole, e
rotea furiosamente le braccia. Per un attimo scivola lungo
il pendio come sugli sci, poi le code affondano nella neve e
rallenta. Riporta il peso in avanti e muove un passo incerto,
con i muscoli delle cosce che ululano, e ritrova la stabilit.
Non sei caduta, non sei caduta.
In piedi sulla neve inspira aria fredda, con il cuore che
batte all'impazzata. Istintivamente alza il polso ma l'orologio
da corsa non c'. E in fondo a qualche dirupo insieme con il suo cellulare.
Si abbassa la cerniera della giacca e si toglie il berretto.
Dietro di lei, in alto, non ci sono che alberi, fiocchi che cadono,
le sue impronte. Una scia di impronte chiare e nette,
enormi, visibilissime. Le volpi e forse anche altre creature
sanno tornare sulle proprie tracce.
Ma lei non capisce come possa l'istinto di tornare indietro
prevalere sull'istinto di andare avanti, sempre avanti,
e frapporre quanta pi distanza possibile fra se stessi e il predatore.
Acqua. Devi bere, Courtland. Un sorso veloce, poi ripone
la bottiglietta. Lancia un'altra occhiata verso la cima e
solleva la ciaspola sinistra opponendosi alla torpida riluttanza
dei suoi muscoli, a una gravit punitiva, e poi la destra, e riprende a muoversi, riprende a scendere.
...
.
...
FINE Parte 1.